Breviario del nostro tempo per coloro che non disperano

15 settembre 1992 :: Il Secolo d’Italia, di Francesco Mannoni

Penso a Vittorio Messori come ad un «Apostolo del Duemila». La sua religiosità palpabile, la sua capacità illustrativa, il suo esporre, spiegare e confermare la parola di Dio e il carattere della fede, ne fanno un divulgatore di grande efficacia. Non credo che quando scrive si prefigga o proponga determinati traguardi. Egli scrive per annunciare, manifestare, indicare. Nessuno, penso, può sconfessarmi se dico che il giornalista e scrittore Messori possiede un’affascinante carica di suggestione nel suo modo d’esporre. Quando scrive di Dio, si trasforma. Le sue parole non sono concezioni semplici, ragioni contestuali nel confronto dialettico: sono l’essenza d’una naturalità religiosa espressa nel modo più alto e al tempo stesso più immediato. Un ulteriore segno della sua versatilità ci è offerto da «Pensare la storia Una lettura cattolica dell’avventura umana» nel quale sono raccolti larga parte dei succinti e chiarissimi interventi scritti da Messori sulla rubrica del quotidiano cattolico nazionale; un officiare le vicende quotidiane, lieti o tristi, con un linguaggio che lo qualifica, come rileva il Cardinali Biffi nella prefazione, quale provvidenziale rimedio ai nostri mali: « La sua comparsa è un segno che Dio non ha abbandonato il suo popolo». La dimensione laica non frena il quo slancio religioso teso a sbrogliare “il cumulo di giudizi arbitrari, di sostanziali deformazioni, di vere e proprie bugie, che incombe su tutto ciò che e storicamente attinente alla Chiesa», né condiziona la sua voce levata contro i «travisamenti e le menzogne». I cattolici non si accorgono in parte di queste manovre subdole che tentano di inquinare la cristianità, ma è necessario vigilare sempre attentamente per sventare colpi di mano. Il ruolo della Chiesa universale non può né deve essere confuso. Giustamente, sottolinea il cardinale Biffi, anche «quando si parla delle colpe storiche della Chiesa, non bisogna sottovalutare il fatto che essa è la sola a restare identica a sé nel trascorrere dei secoli, sicché finisce con l’essere la sola chiamata a rispondere degli errori di tutti». Vittorio Messori si muove con circospezione ma con voce squillante sulla scia di queste «malformazioni» sin da quando, circostanze impreviste, lo spinsero alla scoperta dell’«Atlantide cristiana». Universo fino ad allora quasi sconosciuto alle sue notevoli possibilità, per cui Messori non lasciò passare giorno senza «riflettere sulla fede, sulla sua credibilità, sulla sua possibilità stessa». Una riflessione che, in tanti anni, ha ingrassato il mio archivio di una massa di note, appunti, abbozzi che sarebbero diventati l’inesauribile materiale di «Vivaio», la seguita rubrica giornalistica. «Pensare la storia» o ripensarla alla sua maniera, in una prospettiva cattolica, e nella consapevolezza della fede di «un enigmatico piano, di una provvidenza che tanto nascostamente quanto fermamente guida l’avventura di ogni singolo uomo e dell’intera umanità», divenne il suo compito principale, e quindi un impegno fisso per raccontare la verità in termini reali, senza le alchimie della faziosità o dell’interesse partitico, politico, o di qualunque altra natura. Un tentativo, faticoso quanto efficace (e quindi pienamente riuscito) di «praticare la carità della verità che oggi sembra negletta, poco visitata anche da uomini di Chiesa, ma che una dialettica cristiana dovrebbe accompagnare (anzi, precedere) ogni altra carità». Nascono, così, le centinaia di articoli e di pagine di questo libro che Messori definisce «magazzino, emporio», in cui ha liberamente discusso «pur nell’unitarietà del metodo», affidando i suoi pensieri ad un taglio cattolico di lettura che pratica da sempre. Abbiamo in lui il cronista inverso. Colui che nel fatto cerca principii e morale. Raccontare, attraverso l’avvenimento, i risvolti positivi o negativi per un cristiano, alla luce d’una ragione sensibilizzata verso quel tipo di esistenza senza costrizioni pubbliche o private, nutrita unicamente dalla consapevolezza intima che beatifica chi sa riconoscere la presenza di Dio in ogni situazione. Attingendo all’attualità fornita con abbondanza dalla «pirotecnica fine degli anni Ottanta e dall’inizio dei Novanta», Messori, con la stessa semplicità compositiva di «Ipotesi su Gesù», «Scommessa sulla morte» e «Rapporto sulla fede», (per citare solo alcuni dei suoi libri più famosi) ha riletto le ragioni del nostro tempo con insolita capacità riflessiva. Protagonista di ogni vicenda è «il Cristo che continua la sua vita nella Storia con quel corpo vivo (così il cattolico crede) che è la Chiesa. Ho, dunque, escluso l’indagine del Gesù testimonia io dai Vangeli: a quest’ultima ricerca non ho soltanto dedicato certe ipotesi che danno titolo al mio primo libro, ma continuo a riservare riflessione e fatica». E anche se tutte le idee e tutte le azioni non sono, secondo Messori, rispettabili, da rispettare sono sempre, e ad ogni costo, gli uomini. Il credente affida al giudizio di Dio, e di lui soltanto, anche coloro che quelle idee e azioni inaccettabili, quando non esecrabili, incarnano e compiono. Messori è autore originale e personalissimo, e non c’è obbligo, precisa il Cardinale Biffi, di condividere tutte e sempre le sue geniali opinioni. Ma non bisogna sottovalutare né non condividere il «suo coraggioso servizio alla verità e il suo amore per la Chiesa». Una Chiesa che ha continue lotte e conflitti, che deve ancora fronteggiare minacce su minacce, e il discredito di chi s’indigna «e si scandalizza perché ci sono dei Vescovi che secondo lui sono asini, quanto colui che si entusiasma e si commuove perché – passi l’irriverenza – ci sono degli asini che sono Vescovi». Le osservazioni e i commenti di Vittorio Messori, il suo prontuario lucido e diligente, il suo breviario dei giorni lieti e delle problematiche globali, il suo «Vivaio» ove attecchiscono tutti i semi della felicità e della discordia, della disapprovazione, del coraggio civile e del sentimento religioso che ha qualcosa d’epico nella dolcezza insinuante dei suoi ragionamenti, fiorisce per il diletto di coloro che amano la verità e la cercano con tenacia; per coloro che hanno perduto la speranza e vogliono ritrovarla; per chi vaga senza una mèta e ha bisogno di un asilo tiepido e silenzioso. A loro e ad altri milioni di dubbiosi indecisi, scettici o disperati, Vittorio Messori indirizza le sue pagine e la sua verità, in contrapposizione alla moderna e «irrealistica tendenza sociologica che anche molti studiosi credenti pretendono ora di presentarci le origini del cristianesimo puntando l’attenzione non sull’uomo che ne è alla base, ma sulla comunità, sugli uomini che in Lui si sono riconosciuti: non su Gesù stesso, ma sul movimento di Gesù». Uri cristianesimo che Messori spiega con vocazione «missionaria» e vive come uomo e come peccatore per conquistare a sé e agli altri la via della concordia celeste.

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