La grande sfida del cristianesimo

17 maggio 1987 :: Il Giorno, di Giorgio Acquaviva

Stavo leggendo l’ultimo libro di Vittorio Messori, Inchiesta sul cristianesimo, quando, durante il recente Colloquio internazionale su Sant’Agastino a Milano, nel 1600° anniversario della conversione e battesimo per mano del vescovo Ambrogio, il cardinale Carlo Maria Martini ricordò l’atteggiamento iniziale del retore africano di fronte alla Parola di Dio, alla Rivelazione: «Mi avvicinai non con la pietà di chi cerca umilmente, ma con la presunzione di chi vuol discutere..

Ecco, mi sono detto, anche stavolta Messori (già noto per quell’Ipotesi su Gesù stampato in un milione di copie e 15 traduzioni, poi per Scommessa sulla morte e l’intervista al cardinale Ratzinger Rapporto sulla fede) si è messo sulla strada giusta: si è posto di fronte al mistero. con l’umiltà del ricercatore e ha evitato la tentazione della predica. Questo mi ha messo di buonumore e la lettura del volume è diventata una bella avventura, che non si può fare a meno di augurare ai lettori che avranno voglia di seguire questo “slalom” tra fede e ragione, mistica e scienze umane, ebrei e cristiani.

Non c’è che da scegliere, anche perchè ogni capitolo può essere letto come un piccolo saggio-intervista a sè stante. E proprio a cominciare da quelle “istruzioni per l’uso” che Messori ha posto all’inizio, raccontando come nel suo cammino di ricerca “più che il palazzo cristiano – con i suoi abitanti mai ridotti di numero, ma più che mai rissosi tra loro in nome di una fede che sembrano considerare come una cosa scontata- sempre mi interessò ispezionare le cantina su cui tutto poggia”.

Ne è venuto fuori un collage di testimonianze, interviste, pacate discussioni.
Si parte con quattro no (Sciascia, Firpo, Eco e Galante Garrone) e quattro si (Jemolo, Kung, Barbiellini Amidei e Guitton) «in nome della ragione.. Seguono tre no al sospetto (Pampaloni, Magris e Arpino) e due alla religione (Citati e Zolla). Su Gesù parlano un ebreo (Flusser) e un’antropologa (Ida Magli); seguono due biblisti (Latourelle e Carmignac) e un archeologo (Bagatti).

Tre convertiti (Frossard, Pawels e il cardinale Lustiger) intervengono da Parigi, mentre il confronto con l’immensamente grande avviene attraverso un gesuita (Coyne) e un’atea (Margherita Hack) che scrutano il cielo .

Il teologo Karl Rahner ha l’onore di un capitolo a sè stante, che precede il confronto fra Giussani e Monticone che ripropongono due modi per vivere la fede.. Il politico che va a palazzo viene raccontato da Andreotti e Scalfaro, ed Egidio Viganò, rettore generale dei salesiani, descrive la vita e la fede di una grande famiglia religiosa. Altre testimonianze vengono da una suora eremita e dal prete dei drogati don Ciotti, da Cardini (storico), Chiusano (scrittore) e Barsotti (mistico).

La chiusa del libro è da capogiro, con quattro incursioni nel Mistero (Sindone, San Gennaro, le apparizioni di Maria e alle frontiere dell’ignoto sono, in effetti, un invito a continuare la ricerca attorno al quesito iniziale: “Gesù di Nazareth, sei tu Messia che deve venire, o dobbiamo aspettarne un altro?”

© Il Giorno

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