La cultura è terra di missione

novembre 1987 :: Popoli e missione, di Italo Alighiero Chiusano

Chiunque prenda sul serio il mandato finale di Cristo (Mt28,19; Mc 16,15-16), di evangelizzare e battezzare tutti i popoli, dovrebbe leggere con estrema attenzione l’ultimo libro di Vittorio Messori. È da oltre un decennio (1976, Ipotesi su Gesù) che Messori ottiene ai suoi libri di problematica religiosa la diffusione e il successo che sembravano riservati a pochi romanzi di fortunatissimo impianto. La plebiscitaria accoglienza del primo libro fu bissata nel 1982 da Scommessa sulla morte e nel 1985 da Rapporto sulla fede, il lungo, esauriente colloquio col cardinale Ratzinger. Ora è la volta di Inchiesta sul cristianesimo.

Dicevamo di chi dà il giusto rilievo al tema apostolico, missionario, che è un tema centrale della fede cristiana e cattolica. Comunque lo si voglia affrontare dottrinalmente e realizzare sul piano pratico, è un problema che implica una precisa conoscenza di ciò che gli uomini si aspettano dalla religione, dei motivi di un loro eventuale rifiuto, dei pregiudizi e delle difficoltà che ne falsano la corretta accettazione, dei precedenti storici sociali psicologici che condizionano tale concetto in questa o in quella parte della terra, delle esperienze fatte in passato da precedenti generazioni di apostoli e di missionari. Ebbene, il libro di Messori, su tutto ciò, fornisce spunti e informazioni, assaggi e approfondimenti molto preziosi.

Intanto, quella quarantina di personaggi che Messori intervista (sacerdoti e giornalisti, artisti e scrittori, scienziati e politici, operatori di carità e studiosi) sono tutti, nessuno escluso, un “materiale” di studio ricchissimo per chiunque voglia “convertire” i suoi fratelli. E’ utile ascoltare l’anima del credente o del già convertito, perché ci informa su che cos’è concretamente una fede vissuta; o in qual modo, lasciando l’antica incredulità, qualcuno sia approdato alla religiosità che prima detestava o ignorava. Ma non meno istruttivo è ascoltare colui che alla fede si nega o che non riesce ad accettarla in pieno, perché la rivelazione dei suoi meccanismi e argomenti di rifiuto – oltre a suggerirci dei doverosi mea culpa per il modo non convincente con cui la fede è stata vissuta da tanti di noi – può farci capire dov’è che la sete di Dio si nasconde e si mimetizza, e quali sbarramenti, creduti insormontabili, scoprono invece debolezze e falle da cui può passare, domani, la verità.

Detto e ribadito che chiunque “si confessi” a Messori in questo libro è un piccolo laboratorio di scoperte e di esperienze per chi voglia evangelizzare il mondo, è chiaro che in alcuni casi la tematica missionaria in senso stretto balza agli occhi in maniera ancora più spiccata. Ad esempio, consiglierei di prendere per base l’intervista a mons. Piero Rossano, che di quella tematica è quasi stato lo “specialista” dirigendo il Segretariato vaticano per i non-cristiani. Rossano traccia un sintetico, lucido quadro del mondo intero, da questo punto di vista, mettendo a fuoco vari tipi di resistenze e di difficoltà, di illusioni e allarmanti sorprese, ma più ancora di promesse e di speranze, di aperture e di gioiosi fatti nuovi. Culminante, in fondo al suo ampio discorso, la definizione di che cosa significhi essere missionario. «Vuol dire annunciare che tutta la pace cui aspira il buddista, tutta la sottomissione amata dal musulmano, tutta l’armonia di cui è assetato lo shintoista, tutta la liberazione cui il giainismo tende, tutto il mistero di cui il taoismo è in cerca; ebbene, tutto questo in Cristo è venuto, c’è già, è offerto a ogni uomo. In questo senso Gesù e il suo vangelo appaiono non come “la religione dell’Occidente”, ma come il compimento e il vertice della tensione religiosa dell’umanità intera».

Tutta intrisa di esperienza missionaria in terre lontane, di cui con coraggio ha saputo rivelare verità molto scomode per un’Europa che amava immaginare ogni civiltà secondo i propri pruriti ideologici del momento, è la vita di padre Piero Gheddo, che converrà ascoltare con attenzione non preconcetta per evitare altri pericolosi fraintendimenti di una realtà spirituale e politica che ha ben poco a che vedere coi nostri prefabbricati clichés. Un altro stratega, se così si può dire, della grande e amorosa battaglia missionaria, è padre Egidio Viganò, nella sua veste di rettor maggiore di quei Salesiani che, proiettati sui vari continenti fin dai tempi del loro fondatore, Don Bosco, continuano a mettere radici ancor oggi in ogni terra, nel segno della carità e dell’educazione giovanile: una famiglia religiosa che, quanto a numero di membri, è preceduta solo dai molto più antichi Gesuiti e Francescani. Sarà utile studiare, nell’ottica di un uomo a confronto quotidiano con tanti conflitti e quesiti, quali soluzioni si siano rivelate le più efficaci, quali “allenamenti” siano consigliati a chi debba sostenere le stesse “gare”.

Colpisce anche molto, ascoltando un grande archeologo del paleocristianesimo palestinese come padre Bellarmino Bagatti, captare vividi flash sulla vita di Ebrei e Musulmani in Israele, la loro convivenza, il loro rapporto coi cristiani di ogni confessione e in particolare coi cattolici. Così com’è sconvolgente leggere il racconto di un ebreo (ma di famiglia ben poco ortodossa) che non solo a un certo momento si fa battezzare e diventa cattolico, ma prende poi gli ordini sacri e, di scalino in scalino, ascende sino al grado di arcivescovo di Parigi: il cardinale Jean-Maria Lustiger. Altri invece restano tenacemente legati alla fede mosaica dei loro Padri. Ma che insegnamento e che tema di meditazione anche missionaria quando, anziché esorcizzarlo come in passato, studiano con amore e ammirazione commoventi Gesù di Nazareth, com’è il caso dello studioso David Flusser. E quanti lumi ci vengono dall’ascolto di due protestanti (uno più ecumenicamente aperto, l’altro più impegnato a segnare la propria diversità rispetto ai cattolici) come i pastori Max Thurian e Vittorio Subilia.

Quanto a quella «terra di missione. che è l’intellettuale europeo medio, in bilico tra ateismo e agnosticismo, ce n’è un ricco assortimento. Non è forse più il centro dell’universo, come lo è stato (o si è creduto tale) per secoli: ma ancor oggi fa molto opinione, viene letto e ascoltato; e spesso se lo merita. Ma è sempre più evidente che anche lui, questo estroso o cogitabondo intellettuale, ha bisogno del Vangelo più che del pane. Se ne assaggiasse anche solo un boccone, quanti problemi sarebbero risolti: per lui stesso e per il mondo. Questo libro, più o meno esplicitamente, ce lo fa intravedere.

© Popoli e missione

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