Inchiesta sul cristianesimo

2 marzo 1987 :: Tuttoscuola, Intervista a Vittorio Messori

È il titolo di quest’ennesima ricerca sulla fede del noto scrittore, autore del famoso Ipotesi su Gesù. Una serie di interviste, svolte con piglio giornalistico e un profondo coinvolgimento personale, ai nomi più “grossi” della nostra contemporaneità, in ambito politico, scientifico, culturale, religioso.

Perché un altro libro? Non certo per esigenze editoriali o per confermare una presenza che si rivela da sola nella cultura italiana.

Uno dei pochi meriti che mi riconosco è l’aver sempre scritto poco, mai su commissione e non certo per inseguire il gusto del pubblico: non avrei pubblicato opere come Scommessa sulla morte, di argomento così poco “appetitoso”, o l’intervista al card. Ratzinger, un personaggio sicuramente discusso e non gradito a molti. I miei libri nascono invece da un bisogno interiore, dalle domande radicali: la possibilità stessa di credere, l’esistenza di Dio, il rapporto tra Vangeli e storia, tra fede e ragione. Credere, per me almeno, significa scegliere ogni mattina, non adagiarsi mai su dati acquisiti; è una scommessa quotidiana, un riproporsi quelle domande che mi si affollarono subito attorno quando, avevo quasi 24 anni, lessi per la prima volta i vangeli e intuii che lì c’era quella verità che cercavo. Sono passati molti anni da allora e se il cuore, come direbbe Pascal, ha creduto da subito, la ragione non ha cessato di interrogare me stesso e gli altri. I miei pochi libri sono le tappe, sempre provvisorie, di questa ricerca, che non è professionale, ma esistenziale.

Com’è nato allora “Inchiesta sul cristianesimo”?

I libri precedenti, a cominciare da “Ipotesi su Gesù”, erano un confronto con le biblioteche, con i documenti, magari con l’archeologia. Ora ho sentito il bisogno di tentare un bilancio degli incontri con le persone vive che in questi più che vent’anni ho avvicinato e snidato: da un ex cattolico come Umberto Eco all’enfant terribile della teologia cattolica, Hans Kung, da un agnostico radicale come Leonardo Sciascia a un filosofo cristiano come Jean Guitton. Decine di voci che ho stimolato a parlare su quei temi ultimi che dicevo. Ne è uscito un dossier, un magazzino di volti. Particolarmente adeguato, mi sembra, alla dialettica propria del cristianesimo, che non è un’ideologia, ma è l’incontro con una persona viva e concreta.

Quale, tra i tanti, l’incontro che più l’ha colpita, provocata, affascinata?

Ogni persona è un mistero, un enigma: ogni incontro è dunque un mondo a sé. Ho dovuto inserire nel libro soprattutto voci di intellettuali, di studiosi; eppure, la verità del cristianesimo non la dobbiamo cercare tra i celebri nomi dell’intelligencija, ma negli incontri con uomini che per il “mondo” non hanno fama né resa giornalistica. Dimentichiamo troppo spesso il grido di Gesù nel Vangelo di Luca: «Ti ringrazio, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli». La Madonna, quando appare, si svela alle pastorelle, non ai professori universitari e neppure ai giornalisti professionisti. Così le persone che più mi hanno colpito nel profondo non sono presenti in queste pagine. A loro vorrei dedicare un altro libro.

È possibile pensare ad un impiego scolastico di questa sua opera?

Premetto che non sono mai stato affetto, nemmeno nel ’68 e dintorni, da quel giovanilismo un po’ razzista, praticato da adulti che, strizzando l’occhio ai giovani, tentavano di esorcizzare la paura della vecchiaia o di essere ormai fuori moda. Quando scrivo penso sì al lettore, ma come una persona umana, rifiutando di privilegiare un’età sull’altra. Anche perché le domande che mi interessano non sono né da giovani né da vecchi, né da uomini né da donne: sono, spero,domande che ogni uomo (in senso filosofico) si fa e non può non farsi. Credo, tra l’altro, che l’evitare il giovanilismo sia in realtà un modo migliore per essere seguiti e accolti dai giovani; il successo delle mie opere è dovuto in gran parte a loro e da loro mi giungono migliaia di lettere. Premesso questo, penso comunque che Inchiesta sul Cristianesimo possa rivolgersi ai giovani in modo malgrado tutto privilegiato, e forse essere adottato nelle scuole, come è già avvenuto per Ipotesi su Gesù e Scommessa sulla morte. L’insegnante, e non solo quello di religione, si trova in mano un magazzino di provocazioni, un filo nel labirinto, nel mistero della fede. È un deposito di spunti, di sollecitazioni, un libro in progress, lo definirebbero gli americani. In fondo ho cercato di scrivere anche questa volta le pagine che avrei voluto leggere da giovane: da laici. quando, al liceo, contestavo in classe il mio insegnante di religione, sfogliando Inchiesta sul Cristianesimo avrei forse riflettuto di più, avrei capito prima.

Ancora una domanda: di chi si sente figlio nel cattolicesimo di oggi?

Arrivato abbastanza tardi alla fede e provenendo da una cultura anticlericale e laicista ho. sempre vissuto una sorta di spaesamento: troppo laico per certi cattolici, troppo cattolico per certi laici… Mi riconosco comunque in quel filone di cristianesimo “tragico” che inizia con Sant’Agostino e prosegue con Lutero, Pascal, Kirkegaard, Dostoevskij, Mauriac. In fondo un cristianesimo radicale, ma tutto incarnato

Si potrebbe definirla “un apologeta”? Vorrebbe esserlo?

Perché no? Amo le provocazioni e mi va benissimo questo termine, che per alcuni oggi è una specie di insulto. L’apologetica risponde ad un bisogno ineliminabile della fede, già presente nel Nuovo Testamento: Gesù stesso la pratica con i suoi discepoli, sulla strada per Emmaus: le lettere di San Paolo sono tutte un’apologia, come le opere dei grandi Padri della Chiesa. Forse il boom inspiegabile dell’Ipotesi su Gesù è dipeso proprio dallo stupire, dallo spiazzare i lettori con questo tentativo, questo gusto di ritrovare una via apologetica.

© Tuttoscuola

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