Il Mistero di Torino

ottobre 2004 :: Jesus

Un libro di quasi 500 pagine, di cui 340 scritte da lui. Le altre, da Aldo Cazzullo, inviato del “ Corriere della Sera “, più giovane di lui ma doppiamente collega : innanzitutto perchè anche Cazzullo ha cominciato a “ La Stampa “ e, poi, perchè ora scrivono entrambi sul quotidiano milanese . L’ultimo libro di Vittorio Messori sembra anomalo rispetto ai 17 che l’hanno preceduto e forse, vedendolo in vetrina, susciterà qualche sorpresa nei suoi molti lettori abituali. Il saggio appena uscito da Mondadori si intitola, infatti, Il mistero di Torino, con per sottotitolo, Due ipotesi su una Capitale incompresa.

Perchè l’autore di Ipotesi su Gesù, dei colloqui con Giovanni Paolo II e Ratzinger, di tanti altri best seller religiosi (oltre che collaboratore di “Jesus” sin dal primo numero) ha deciso di concentrare la sua attenzione su una città ? “Era per me un bisogno” risponde Messori <<Nato in Emilia, i miei genitori mi hanno portato a Torino quando avevo 5 anni e vi sono restato per più di trenta. Il periodo fondamentale della mia vita, durante il quale sono stato “torinesizzato“ in un modo singolare: tutte le scuole di maggior tradizione della città, poi il lavoro in aziende molto piemontesi, come l’Olivetti, la Sei, La Stampa. Ne ho ricavato non solo gratitudine, ma anche un interesse crescente per l’enigma rappresentato da quella strana metropoli. In effetti, Torino è, in molti modi, davvero misteriosa: la città del Cristo (la Sindone) e dell’Anticristo (Nietzsche), di Cavour e di don Bosco, dei satanisti e dei grandi santi. Seguendo soprattutto un percorso autobiografico, intrecciato a letture e riflessioni di decenni, ho cercato di penetrare quel “mistero“. Naturalmente, nella mia prospettiva di credente. Da qui la riscoperta della dimensione religiosa, importantissima per una città che non è soltanto quella di Gramsci, di Gobetti, dell‘editore Einaudi, degli Agnelli e che è stata esaminata tropo spesso solo in chiave sociologica e politica”.
Un libro per i torinesi? “Niente affatto. Sono sicuro che il risultato della mia fatica (che è stata davvero lunga) non sia affatto tale da interessare solo i torinesi, ma tutti i miei abituali lettori. Un po’ perchè questi, da molti anni, mi chiedevano di conoscere qualcosa di me, della mia formazione, della mia vita; ma anche perchè in queste pagine Torino è pretesto per una lettura cristiana della storia, per la riscoperta di quella prospettiva cattolica sulle persone e sul mondo che oggi sembra mancare a molti, nella Chiesa”.

Ci sono due nomi, in copertina. Un libro intervista? “No, quello con Aldo Cazzullo è un dialogo, ma a distanza. Ciascuno ha scritto il suo libro, pur rivolgendosi all’altro. Cazzullo si è già segnalato non solo come eccellente inviato ma anche con libri che avevano proprio Torino e la sua storia come oggetto. Sulla città lui fa la sua ipotesi, io la mia: spesso convergiamo, altre volte siamo in contrasto. Credo che questa sintonia e insieme difformità arricchiscano il libro”.

Avete trovato soluzione ai “mistero” di cui parla il titolo? “Naturalmente no, l’enigma resta. Ma abbiamo cercato di identificarne i contorni. Per quanto mi riguarda, ho cercato di ricordare ai lettori figure di credenti straordinarie e dimenticate come don Giacomo Margotti, il sacerdote che con il suo quotidiano L’Armonia si oppose a un Risorgimento ostile alla Chiesa; o come il venerabile Pio Bruno Lanteri, forse la radice nascosta dell’esplosione ottocentesca di santità. Ci sono anche puntate polemiche che stanno già facendo discutere. Ciò che cerco di dare ai lettori è la consapevolezza che, dietro al “mistero“ di Torino c’è quello di una Provvidenza che, seppure in modo spesso occulto, guida il destino di ogni città e di coloro che in esse agiscono”.

© Jesus

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.