Un miracolo e una gamba

febbraio 1999 :: Studi Cattolici, di Paolo Pugni

Due sono le ragioni per cui apprezzo particolarmente i libri di Vittorio Messori: la precisione analitica del cronista e la visione sintetica dello storico. Messori sa al contempo scendere fino al più piccolo dettaglio della vicenda che vuole raccontare, investigando come cronista del mistero, e ampliare lo sguardo sul contesto storico, filosofico, umano dell’epoca nella quale la vicenda ha luogo. Nel suo nuovo saggio (ll miracolo, Rizzoli, pp. 254, L. 28.000), come un regista che sa indugiare sul primo piano per poi zoomare all’improvviso sullo scenario globale in una rapida carrellata all’indietro che regala altezza e profondità al particolare. Se a queste due penetranti capacità aggiungete l’abilità nel risalire verso il cielo trasformando il mistero in uno sguardo limpido al senso della realtà, si ottiene una magia che solo i testi del maggior saggista cattolico italiano riescono a diffondere.

Messori rivolge questa volta la sua attenzione al miracolo dei miracoli, avvenuto tra le dieci e le undici di sera del 29 marzo 1640 a Calanda, villaggio di Aragona: la gamba destra, amputata più di due anni prima e sepolta nel cimitero dell’ospedale di Saragozza, per intercessione della Vergine del Pilar fu restituita di colpo a un giovane contadino spagnolo, tale Miguel Juan Pellicer. Due sono le particolarità di questo miracolo avvenuto oltre cinquecento anni fa: da un lato l’eccezionalità dell’intervento divino che, contrariamente al solito, non solo sospende le leggi di natura, ma addirittura le sorpassa facendo ricrescere un arto, anzi reimpiantando il medesimo mozzicone di gamba amputato tempo prima; dall’altro l’eccezionalità delle conferme del prodigio. Questo è forse l’unico caso al mondo di miracolo per il quale si disponga di una accurata e insospettabile documentazione che certifica, senza tema di smentita, l’avvenuto prodigio: condizione quest’ultima capace di superare anche il più ostinato scetticismo irridente, quello per esempio di atei doc quali Renan, Zolà, Donini. Costoro infatti, per negare i miracoli, affermarono sia che «consultato il catalogo di guarigioni cosiddette miracolose non si è mai costatato che la fede abbia fatto rispuntare un arto amputato», sia che «non si è mai prodotto un miracolo che potesse essere osservato da testimoni degni di fede e costatato con certezza».

Espertissima narrazione

Entrambe queste condizioni sono invece soddisfatte dal miracolo di Calanda. Tuttavia non è di questo episodio che voglio parlare né della precisa indagine svolta da Messori per ritrovare e presentare accuratamente ai lettori tutti i documenti ufficiali, da due atti notarili a quelli del processo che seguì immediatamente il prodigio. Non voglio sottrarre ai lettori il gusto per la scoperta della ricerca storica svolta dall’autore. Preferisco soffermarmi sui contorni del portento e della narrazione che Messori fa. Di nuovo la metafora cinematografica può rendere bene l’idea di come il saggista abbia saputo mescolare passato remoto, passato prossimo, presente e futuro svariando con carrellate. zoomate e primi piani nelle pieghe della vicenda di Miguel Juan Pellicer per condurre il lettore al piano soprannaturale, al misterioso disegno di Dio nel quale tutto davvero concorre al bene. Messori prende per mano la storia, risalendo fino al primo evento miracoloso dal quale la vicenda di Calanda trae origine, vale a dire la venuta in carne mortale della Vergine Maria in Spagna, a Saragozza, per consolare l’apostolo Giacomo, fratello di san Giovanni Evangelista, il quale, sconfortato dagli esigui risultati della sua predicazione in terra di Spagna, meditava di rientrare sconfitto a Gerusalemme. L’autore di questo delizioso saggio è capace di ricollegare questo fatto non solo al milagro, ma anche alle sanguinose vicende della guerra civile spagnola, nella quale tu sparso in abbondanza il sangue dei martiri per la fede trucidati dalle bande comuniste. Nel farlo riesce a disegnare un ipotetico, ma verosimile cammino di Dio per aiutare l’uomo di oggi a trovare nelle tenebre del dubbio la luce della fede.

Messori delinea con maestria la delicatezza di un Dio che sa socchiudere, per un attimo, la porta che dà sulla verità per permettere ai suoi figli di gettare un veloce sguardo oltre la soglia e decidere se fidarsi di loro Padre. Tutto ruota intorno a questo lampo di luce, sprigionatosi per l’intercessione della Vergine Maria, la cui traccia permane anche dopo l’evento in sé stesso. I1 saggista fa significativamente notare come il tratto decisivo di questo, come di tutti gli altri miracoli, sia la scomparsa rapida e indolore del miracolato dietro le quinte della vicenda. Del giovane Pellicer, dopo averlo visto comparire dinanzi al re di Spagna che si china a baciare la cicatrice rimasta a testimoniare la «ricucitura» dell’arto, si perdono presto le tracce e persino si dubita della sua fine in miseria e forse in disgrazia. Questa scomparsa del comprimario serve a innalzare subito la sguardo al cielo verso il protagonista del miracolo piuttosto che continuare a tenerlo fisso sul beneficio del risanato, come se quest’ultimo fosse stato prescelto non tanto per ottenere uno speciale favore divino, ma per costituire l’involontario e irrilevante specchio della gloria di Dio sparsa a piene mani per il bene di tutti. Come una lettera, la cui busta viene gettata r conservare il messaggio, così Miguel Juan Pellicer e i moti altri miracolati della storia scompaiono presto dallo scenario dell’evento prodigioso, usufruendo magari male o per breve tempo del favore gratuitamente ricevuto: è quest’ultimo il caso, ricordato da Messori, di Evasio Ganora, contadino di Casale Monferrato, il cui nome compare al cinquantunesimo posto nell’elenco dei miracolati di Lourdes, guarito da un male incurabile il primo giugno del 1950 e morto per un incidente di lavoro: caduto dal trattore viene schiacciato dalle sue grosse ruote, appena sette anni dopo la prodigiosa guarigione.

Insomma uno sguardo assai più profondo di quello di un semplice cronista, pur se rigoroso e onesto, quello che Messori getta e ci aiuta a gettare sulla vicenda di Calanda, che se si sforza (ti mostrare la luce divina nascosta nelle pieghe dei fatti, non dimentica di svelare i rozzi tentativi ili chi si è invano affaticato per soffocare gli echi di un prodigio unico nel tempo. Nell’ultima parte del saggio, un paio di capitoli sono dedicati ai grossolani tentativi di demitizzazione dell’evento che basano la loro forza sulla credulità dei destinatari, paradossalmente proprio coloro che gli autori di questi falsi vorrebbero liberare dalla credulità nella fede cattolica. I racconti di Hume e compagni si basano infatti su pregiudizi e disinformazioni incapaci però di nascondere fino ai giorni nostri la verità dei fatti riguardanti Pellicer e la sua gamba riattaccata.

In conclusione, questo di Messori è un nuovo benemerito saggio capace di spalancare i cuori per comprendere sempre meglio, partendo dai piccoli e grandi fatti quotidiani, la dolcezza dell’assidua e paterna presenza di Dio nella vita di ogni uomo.

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