Se Gesù non è risorto non può essere il Salvatore

11 febbraio 2001 :: Il Nostro Tempo, di Salvatore Couchoud

Il figlio di Dio è morto: ciò é credibile, perchè assurdo. Sepolto, è risuscitato: ciò è certo. Perché impossibile. Con questo linguaggio estremistico, paradossale e provocatorio, l’apologeta latino Tertulliano prospettava ai nemici della fede del tempo l’indiscutibile realtà della Resurrezione di Cristo, che già Paolo aveva dovuto classificare “scandalo. per i giudei, follia per i pagani. Quello che è certo è che, tra tutti i dogmi della religione cattolica e tra tutti gli articoli di fede espressi dal Credo, la Resurrezione è il dato di fatto fondamentale, la struttura portante sulla quale si è formata la Chiesa, come ben sapevano e pubblicamente riconoscevano i primi cristiani di Gerusalemme.

Eppure, per quanto verosimile possa sembrare, da qualche tempo, da quando cioè i modelli deI razionalismo critico hanno contaminato larghi settori del pensiero teologico, sia cattolico che protestante, il cardine insostituibile della fede ha dovuto soffrire violente aggressioni e frettolose relativizzazioni da parte di sacerdoti ed esegeti di professione, che narcotizzati dallo scientismo e dalle ideologie à la page dello scorso secolo hanno ritenuto che l’idea stessa resurrezione sia anacronistica e incompatibile con il disincanto smaliziato e vagamente sarcastico dell’uomo contemporaneo, post-moderno, post-nietzscheano, post-esistenzialista e via discorrendo.

Contro questa posizione, che è soltanto un modo per spargere agnosticismo e incredulità a piene mani soprattutto dei credenti che hanno scarsa familiarità con le Scritture, legittimamente insorge Vittorio Messori, che nel suo recente “Dicono che è risorto” (Sei. 30 mila lire) offre una nuova dimostrazione del suo ben note talento di detective della storia protocristiana e della sua capacità di mettere al giusto posto, un pezzo dopo l’altro, tutti i tasselli che compongono grande puzzle delle narrazioni evangeliche relative alla Passione, Morte e Resurrezione di Gesù. Nulla di sorprendente, tutto sommato poiché chi conosce l’autore e magari ne ha frequentato le precedenti ricerche, dal ventennale best seller “Ipotesi su Gesù” al non meno brillante “Patì sotto Ponzio Pilato?”, sa perfettamente che sua firma apposta in cima alla copertina è un marchio di qualità. Quello che invece suscita imbarazzo e perplessità è che Messori sia obbligato, una volta di più, a impugnare la penna per polemizzare con gli esponenti, talvolta autorevoli, del mondo cattolico ed ecclesiastico che rinnegano i resoconti evangelici per proporre interpretazioni più o meno “modernistiche” e personalistiche del fenomeno delle origini cristiane.

Punto di partenza e insieme di arrivo di Messori, straordinario nella sua disarmante semplicità, il seguente: «Se Gesù non è risorto, non si può credere in lui come Salvatore: si può solo, al più, venerarlo come maestro. Si può rievocarlo, ma non invocarlo. Si può parlare di lui, ma non parlare a lui». Più elementare di così… Ma il vero problema che si era già presentato in tutta la sua evidenza ai primissimi testimoni della fede, a cominciare da Paolo, è che il cristianesimo l’unica religione che sin dagli albori non si connette a strepiti di fanfare sfarzose coreografie, ma si fonda esclusivamente una croce e un sepolcro vuoto situati in mezzo alla storia.

È indubbiamente un paradosso, il più grande paradosso, essendo la Resurrezione il fatto più insolito, e nello stesso tempo decisivo, con cui l’uomo è chiamato a confrontarsi. Piaccia o non piaccia, le cose stanno così, esattamente nei termini della celebre “scommessa” pascaliana, per la quale ognuno è costretto a scegliere tra due alternative: credere o non credere alla Resurrezione. Tertium non datur. E Messori, che confuta con logica stringente tutte le obiezioni prodotte da sedicenti maitre a penser della cristianità e da accademici consapevoli che un libro contro la divinità del Cristo promette alte tirature e pubblicità a buon mercato, dimostra che tra tutta le ipotesi possibili sull’enigma della tomba vuota, la più accettabile sul piano razionale è proprio quella suggerita alai Vangeli

Sarebbe inspiegabilmente in caso contrario, che un manipolo di ebrei zelanti abbia potuto procedere alla divinizzazione di un comune mortale (massima abominazione per gli israeliti). e per di più -maledetto- perché “appeso al legno”. Così come sarebbe assurdo. se avessero ragione i mitologi. che i primi cristiani avessero “inventato” la Resurrezione a fini propagandistici. entrando in aspra collisione con ebrei e pagani. piuttosto che inscenare qualche evento più “solare” e meno traumatico. più facile da recepire e digerire in un mondo dove si era disposti a credere qualsiasi cosa, tranne che un Uomo potesse risorgere dai morti. Ed è vero che questo è un dato costante nella storia, da duemila anni a questa parte, da quando “le donne” si imbatterono nel sepolcro disabitato: anche oggi chiunque è pronto a credere quello che vuole, alla vita che si sarebbe creata da sola e ai folletti. ai fantasmi e tarocchi, agli Ufo e alla metempsicosi, all’oroscopo e a Cappuccetto Rosso, ma non alla Resurrezione di Gesù. Che sia proprio questo il segno radicale e tangibile della serietà e dell’importanza del problema?

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