Messori, indagine su quel sepolcro

14 ottobre 2000 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

Da ieri è in libreria il nuovo saggio di Vittorio Messori. Il titolo è Dicono che è risorto, e difficilmente se ne sarebbe potuto trovare uno più efficace. In quelle quattro semplici parole c’è, infatti, l’essenza del cristianesimo. Una religione nata non da un insegnamento morale, non da una sapiente dottrina, ma dall’annuncio di un fatto inaudito e straordinario, senza eguali nella storia. L’annuncio, cioè, che un certo Gesù di Nazareth uscì vivo -per non morire mai più!- da quel sepolcro in cui era stato deposto senza vita. Se, per venti secoli, intere generazioni si sono dette cristiane, è perché hanno creduto a quella notizia diffusa da Pietro e da Giovanni, da Maria di Magdala e dalle altre donne: «E’ risorto». Una notizia che appare incredibile all’ uomo di oggi, certo non agevolato da molta predicazione ecclesiale, assai più preoccupata di parlare di morale, di etica e magari di politica che non delle ragioni della fede. Proprio perché consapevole di queste difficoltà, Messori cerca proprio di di mostrare, invece, che scommettere sulla verità dei racconti evangelici è tutt’ altro che irragionevole; che, se è vero che la scelta ultima spetta al cuore, è anche vero che pure la ragione è coinvolta nella fede. In breve: Messori, pascalianamente convinto che «l’ultimo passo della ragione è riconoscere che vi è un’ infinità di cose che la superano», vuol dirci che la fede nella resurrezione di Gesù poggia su «indizi» ben più solidi di quanto si pensi. Messori esamina i racconti finali dei Va geli alla luce della storia, dei testi antichi, dell’ archeologia, accumulando tracce e indizi che permettano di rispondere alla domanda fondamentale: «Che cos’ è davvero successo, a Gerusalemme, in quei giorni? Ci fu davvero un sepolcro ritrovato vuoto? E che fine ha fatto colui che l’occupava?». In questa indagine, Messori non si limita a inanellare elementi di prova «favorevoli», ma si impegna anche a smontare le tesi di coloro che via via, nel corso dei secoli, hanno cercato di confutare la resurrezione relegandola tra le favole. Una di queste tesi merita di essere qui citata perché, per quanto fantasiosa, da alcuni anni gode, come si suol dire, di buona stampa. Dunque: sono in molti a sostenere che Gesù fu sì crocifisso, ma non morì. Deposto ancor vivo dalla croce, sarebbe guarito attraverso l’applicazione di un unguento prodigioso, marhan-i-Isa, la cui formula era stata misteriosamente rivelata ai discepoli. Una volta rimessosi in sesto, il Nazareno sarebbe andato a predicare alle tribù perdute di Israele in Afghanistan e nel Kashmir. Proprio qui, in Kashmir, e precisamente a Srinagar, sarebbe morto all’ età di 120 anni. A diffondere questa tesi in Occidente -e con successo, tanto che sono migliaia, ogni anno, coloro che vanno in pellegrinaggio a Srinagar- è stato un giornalista tedesco di nascita ma spagnolo d’ adozione, Andreas Faber-Kaiser, che nel 1976 pubblicò a Barcellona il libro Gesù visse e morì in Kashmir, tradotto anche in Italia qualche anno fa. Ora, questa versione dei fatti viene rilanciata spesso da molti grandi giornali, anche autorevoli: senza mai sottolineare, però, che Faber-Kaiser è un dichiarato ufologo ed esoterista, che ha tra l’altro firmato un saggio in cui la Bibbia viene «letta» in chiave extra-terrestre, con Ezechiele che ha quattro incontri con navi spaziali… Soprattutto senza sottolineare, come invece fa Messori, che dietro questa diceria su Gesù morto in Kashmir c’ è la massiccia propaganda del movimento degli Ahmadis, una setta musulmana non riconosciuta dall’ Islam ufficiale ma forte di quattro milioni e mezzo di fedeli e di una continua espansione non solo in Asia e in Africa ma anche negli Stati Uniti e in Europa. Ma forse la fatica principale di Messori, più che la confutazione delle tesi degli Ahmadis, è stata quella di lavorare con ben pochi compagni di viaggio. Dicevamo prima che è raro sentire parlare oggi, dai pulpiti, della ragionevolezza della fede. Non è raro, viceversa, sentire dichiarazioni irragionevoli, come quelle -riportate nel libro- di certi autorevoli teologi cristiani che, intervistati da Le Monde, alla domanda «Che ne sarebbe della vostra fede se venissero ritrovate le ossa di Gesù?», hanno risposto che per loro non cambierebbe nulla. Come se per i cristiani la Resurrezione di Gesù, del corpo di Gesù, fosse un optional.

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