Messori indaga sulla Resurrezione

11 ottobre 2000 :: Il Giornale, di Rino Cammilleri

Una cosa è sicura: se quell’uomo è davvero risorto, allora tutto cambia. Si, perché quella di Gesù Cristo è l’unica esperienza, nell’intera storia umana, di ritorno dalla morte. Si dirà che le mitologie di tutte le religioni sono piene di morti che tornano, e lo stesso Vangelo ci narra di Lazzaro o del figlio della vedova di Nain, richiamati dalla tomba dallo stesso Cristo. Ma, per quanto ci riguarda la resurrezione che ci interessa ci sono delle differenze che rendono la resurrezione di Cristo un unicum inaudito e irripetibile. Innanzitutto, diversamente da qualunque mito, questa resurrezione ha tutti i connotati del fatto storico, e quindi può essere indagata con i classici strumenti dello storiografo. Secondo: non si tratta di un momentaneo ritorno dall’oltretomba per poi rientrarvi. Cristo è risorto quella lontana domenica gerosolimitana, e non è più morto. È entrato nell’eternità, in quella “Vita eterna” tante volte promessa nei Vangeli; e ci è entrato con una serie di connotati al contempo umani e superumani. Egli si mostra, dopo la morte, ai discepoli col suo corpo piagato che lo accompagnò nei sepolcro: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho» (Lc 24, 39). Per dissipare gli ultimi dubbi (fondati, fondatissimi: quei discepoli l’avevano visto con i loro occhi morire in croce. e il suo cadavere finire sigillato in una tomba) si mette a mangiare davanti a loro. I fantasmi non mangiano. Vittorio Messori indaga, entra nel mistero e ci dimostra, nel suo ultimo libro, dedicato a indagare la Resurrezione (Dicono che è risorto, Sei, pagg. 295, lire 30.000), che è tutto vero. Il sottotitolo recita, appunto, Un’indagine su! Sepolcro vuoto. Messori è un indagatore della speranza, del mistero. E lo è dal 1976. In quell’anno, uscì Ipotesi su Gesù, best e long-seller tradotto in più di cinquanta lingue. L’indagine sulla fondatezza della speranza cristiana, condotta da Messori, è proseguita con molti altri libri, ma quest’ultima fatica sulla Resurrezione sembra concludere un’ideale trilogia cominciata appunto con Ipotesi su Gesù e proseguita con Patì sotto Ponzio Pilato? nel 1992. Che il personaggio storico di Gesù sia veramente esistito e che sia morto giustiziato in Gerusalemme verso l’anno 33 della nostra era è un fatto storico che, ormai, solo pochi fissati, del tutto emarginati dalla comunità scientifica, possono continuare a negare. Stai i do ai fatti, abbiamo una comunità di seguaci che, di fronte allo scacco finale del loro Maestro, si disperdono e si tappano in casa, delusi e spaventati. Nel giro di poche ore, tuttavia, questi quattro gatti disperati e annichiliti si trasformano in leoni, escono allo scoperto, affrontano impavidi la morte, si moltiplicano a vista d’occhio e riempiono il mondo. Lo storico non si può non stupire di fronte questi fatti (ripetiamo: fatti). Che cosa è successo in quelle poche ore che vanno dal tramonto del sabato all’alba del primo giorno della settimana ebraica? I seguaci del rabbi giustiziato asseriscono di averlo visto e toccato. Inventano? Ma quale pazzo accamperebbe tutta una serie di testimonianze femminili (le pie donne, la Maddalena) che nessun ebreo e nessun romano avrebbero preso per valide? Eppure, per dirla con Pascal, si deve prestar fede a testimoni che sono pronti a farsi uccidere. Oltretutto, quell’ucciso non lasciava dietro di sé né scritti né gruppi organizzati; nemmeno un messaggio credibile, vista l’irreparabile sconfitta subita dal suo stesso annunciatore. Pietro e Giovanni, corsi al sepolcro in seguito alle insistenze della Maddalena, videro qualcosa di straordinario: il sudario, le bende che lo avvolgevano, la mentoniera, tutto era come prima. Ma afflosciato, come se il cadavere che ci stava dentro si fosse dissolto. Prendete una bottiglia, infilatela in una federa di cuscino, legate strettamente il tutto con una lunghissima filza di bende. Poi provate a sfilare la bottiglia senza disfare il complicato involucro. Impossibile. Appunto. Messori non tralascia nulla nella sua indagine. Nemmeno le stravaganti teorie suda «tomba del Cristo» nel Kashmir, teorie che, a intervalli, vengono riprese a tutta pagina dai media L’«indagatore della speranza» si piega ad analizzare in dettaglio anche quest’ipotesi. Dimostrandone, dati alla mano, povertà ed inconsistenza. Comunque, il vero mistero resta un altro, ed è il mistero dell’indifferenza. I nostri contemporanei, purtroppo, mostrano di non essere più capaci di stupore. Cristo è risorto davvero? La reazione rischia di essere questa: sì, sì, è tutto molto interessante; adesso scusate ma ho altro da fare.

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