Messori e i nemici del cattolicesimo

16 dicembre 2006 :: Il Nostro Tempo, di Beppe Del Colle

Per due o tre giorni i quotidiani parlano del celibato dei preti in Vaticano se ne discute, forse ci sarà un'”apertura”, poi forse no. Anzi, decisamente no. E perché? Perché lo spiega in anticipo Vittorio Messoci nel suo ultimo libro: «Emporio cattolico» (Sugarco Editori, 478 pagine, 18 curo): perché, a dispetto di quanti continuano a dire che solo nel IV secolo la Chiesa, in un concilio locale in Spagna, si pronunciò a favore del celibato, in quella occasione non si fece che ribadire «una Tradizione indiscussa, che (venne) semplicemente confermata e che si faceva risalire addirittura all’epoca degli apostoli e a una prassi ininterrotta.

Ancora una volta, dunque, Messori è quello che è sempre stato, dal lontano 1976, quando pubblicò il suo primo “best (e long) seller”, «Ipotesi su Gesù»: uno al quale difficilmente sfugge l’ennesima fantasia sulla storia del Cristianesirno. li nostro accostamento iniziale è naturalmente del tutto casuale, ma si inquadra perfettamente nello spirito di comunicazione di Messori, che del resto lo indica con molta precisione nelle “Istruzioni per l’uso”, di quest’ultimo libro: egli intende sempre “partire dall’attualità, ma per tentare indagini storiche e riflessioni che (aiutino) a ritrovare mia prospettiva cristiana, cattolica, sugli eventi”.

“Emporio cattolico” è la quarta raccolta di suoi articoli apparsi prima su “Avvenire” e “Jesus”, poi su altri quotidiani o periodici, adesso il “Corriere della Sera”, riuniti in volumi dal 1992 a oggi. Questa volta gli scritti sono 137, divisi in quattro parti (Cose e parole, Un sillabario minimo, qualche libro “mio’, Incontri con testimoni).
E’ la prima parte, che occupa più di metà del volume, quella che con più stringente efficacia polemica (Messori direbbe più giustamente “apologetica”) demolisce molti dei più diffusi luoghi comuni sulla Chiesa e sul Cristianesimo in generale.

Non c’è nessuna difficoltà nella scelta: le presunte “colpe’ di Pio XII nei confronti dell’Olocausto degli Ebrei, le “trame dei gesuiti” frutto di un apocrifo pubblicato per la prima volta a Cracovia nel 1614 (con la firma di un prete polacco che aveva invano tentato di entrare nell’Ordine) sotto il titolo Monitor privata Societatis Jesus, di cui appena due anni dopo si scopri che era un falso. E cosi via, saltando fra i secoli, fino all’attuale (presunta) reeonquista dell’Europa da parte dei musulmani.

Idem dicasi infatti di altri episodi, sempre raccontati in versioni anticattolica come la strage degli Ugonotti nella notte di San Bartolomeo (fra il 23 e il 24 agosto 1572) o quella degli albigesi (o catari) di 350 anni prima. A proposito di quest’ultima è rimasta celebre una frase attribuita all”abate di Citeaux, interrogato su che cosa i crociati dovessero fate agli abitanti della città di Béziers, sospettata di eresia: “Tuez les tour, Dieu reconnaitra les sìens” “Uccideteli tutti. Dio conoscerà i suoi”, frase inventata sessant’anni dopo da un fantasioso cronista postumo.

Poi c’è il caso di monsignor Jozef Tiso: un prete “prestato alla politica” che fu segretario del Partito popolare slovacco sull’esempio di don Sturzo, e fu per sei anni Presidente della Repubblica autonoma di Slovacchia dopo un compromesso con Hitler; e fu impiccato dal governo comunista il 18 aprile del 1947 con l’accusa di aver fondato un “regime sanguinario”. Non solo non aveva ucciso nessuno, ma aveva addirittura aiutato gli ebrei del suo Paese a sfuggire alla persecuzione nazista.

Naturalmente fra una storia e l’altra (senza distinzioni: ce n’è per tutti, democratici e reazionari, comunisti russi e capitalisti americani: memorabile la descrizione del crudele, inutile bombardamento aereo di Dresda il 13 febbraio 1945…) Messori intercala i suoi antichi “distinguo” apologetici anche dal linguaggio “clericalese” e dalle idee dei cattolici “adulti” e/o “sessantottini”. Il che aggiunge appeal a un libro che non deluderà nessuno dei suoi moltissimi lettori, e magari ne conquisterà altri.

© Il Nostro Tempo