Ipotesi sulla Resurrezione di Gesù, il fatto più inatteso della Storia

6 gennaio 2001 :: La Stampa, di Marco Tosatti

Tre è il numero perfetto, e Vittorio Messori completa la sua trilogia sul Cristo, iniziata con il fortunatissimo Ipotesi su Gesu, proseguita con Pati sotto Ponzio Pilato.

Esce adesso Dicono che e risorto, Un’indagine sul Sepolcro vuoto, in cui quello che è forse il più brillante apologeta dei nostri tempi cerca di dare ragione di uno dei più grandi misteri degli ultimi due millenni di storia dell’Occidente.

La parte più interessante del libro, al di là dello stile sempre caustico, specialmente quando e non sono poche le occasioni Messori regola qualche conto con studiosi, esegeti e teologi cristiani di convinzioni diverse dalle sue, ci è parsa quella in cui si mettono in evidenza le «novità» storiche dell’evento Resurrezione, e soprattutto del modo in cui è stato presentato. Non è il solo studioso (ci viene in mente E.P. Sanders, fra altri) che offre scorci nuovi su un tema che ha riempito le biblioteche, ecclesiastiche non, ma ci sono accentuazioni che catturano la fantasia.

In particolare: la «novità» di un evento di Resurrezione prima di Gesù Cristo; quel genere di soluzione al «plot» della vicenda umana del Cristo era inatteso. «L’ultima cosa che un ebreo si attendeva dal Messia era che dovesse patire, morire e poi risuscitare – cita Messori -. L’ultima cosa che ci si aspettava per i tempi messianici erano una croce e un sepolcro vuoto in mezzo alla storia».

Così come è interessante la sottolineatura delle testimonianze: che sembrano fatte apposta per non essere credute. Le prime a incontrare il Risorto sono delle donne; e le donne nella società ebraica del tempo non potevano portare testimonianza in tribunale, figuriamoci su un evento così straordinario. Poi la concordia discors di tutti coloro che hanno incontrato, secondo i Vangeli, gli Atti degli Apostoli e San Paolo, il Cristo dopo la Pasqua. Ogni giornalista sa per esperienza quanto sia difficile ottenere testimonianze concordi su un fatto da persone che vi hanno assistito.

Messori ospita – ed è forse questo il punto più discutibile- l’opinione e la ricerca di don Antonio Persili, parroco a Tivoli e studioso di greco. In base a una interpretazione di uno dei verbi usati da Giovanni relativo al lino che avvolgeva il corpo di Gesù, don Persili giunge a concludere che il sudario che avvolgeva il capo restò come «inamidato» per effetto della Resurrezione, e di conseguenza questo vide Giovanni, «e credette».

Incroceranno le lame gli specialisti di Sindone, su questa ipotesi coraggiosa, e a cui si possono avanzare molte obiezioni; fra l’altro perché un fatto così straordinario sia citato da un solo evangelista, che non vi si sofferma neanche. Avremmo però desiderato trovare attenzione e ricerca verso due ulteriori «misteri» legati a quel momento. E cioè perché il Risorto non venne riconosciuto né da Maria di Magdala, né dai due discepoli sulla strada di Emmaus; e soprattutto sulla profezia dell’imminente arrivo del Regno, rimasta evidentemente delusa.

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