Emporio cattolico

12 gennaio 2007 :: Ragion politica, di Vincenzo Merlo

Una boccata d’aria fresca in questi nostri, asmatici tempi.

E’ uscito in libreria l’ultimo lavoro di Vittorio Messori, “Emporio cattolico. Uno sguardo diverso su storia ed attualità” (Sugarco Edizioni, pagg. 477, Euro 18).

Si tratta di un vero e proprio “magazzino” di idee, analisi, ricerche, contraddistinte anche queste (come nei precedenti “Pensare la storia” – vedi Ragionpolitica del … agosto -, “La sfida della fede” e “Le cose della vita”), dal rigore storico, dalla tensione alla verità e dalla chiarezza espositiva che da sempre caratterizzano uno degli scrittori più cari ai cattolici.

Anche in questo “Emporio”, infatti, il giornalista-scrittore Messori compie una serie di incursioni attraverso la storia, le ideologie, la cronaca, i personaggi, partendo innanzitutto da dati e notizie vagliati con puntualità ed esattezza, e declinati in una prospettiva cristiana, e quindi cattolica, che non si piega mai alle convenienze del “politicamente corretto”, ribaltando anzi conformismi, luoghi comuni e “vulgate” menzognere, ancorché alla moda.

Il volume è il quarto della collana “Vivaio” (dal nome di una rubrica apparsa per anni su “Avvenire”), e si prefigge di far riflettere, ancora una volta, sulla storia e sull’attualità per ritrovare un pensiero “cattolico”. “Ciò che manca a molti credenti, oggi – spiega Messori – è soprattutto una prospettiva che nasca dalla fede. Con tutti i libri precedenti ho cercato di reinventare una “apologetica” per il nostro tempo, tenendo sempre presente che la verità, e quella sola, deve presiedere al lavoro del credente. Così, anche in questo libro – come nei tre già ricordati – esamino le accuse portate alla storia della Chiesa, non risparmiando la fatica per stabilire cosa è davvero successo. Scoprendo così, spesso, che di tante accuse che vengono loro rivolte, i cattolici non sono colpevoli”.

Con il suo stile inconfondibile, lo scrittore di origini modenesi ci accompagna nella storia offrendoci spesso nuove chiavi di lettura. Si può davvero cambiare prospettiva sul mondo, scoprire pensieri inimmaginabili e sorprendenti, leggendo i libri di Messori. Tutti, naturalmente, “politicamente scorrettissimi”.

Un esempio ce lo offrono queste pagine di “Emporio cattolico” relative ad uno degli ultimi miti di certa “intellighenzia” sinistrorsa: Trotzkij.

“Il crollo disonorevole dei regimi sedicenti socialisti – scrive Messori – ha indotto molti che confidavano in essi a dire che tutto ciò è finito così malamente non perché quei regimi seguissero un’utopia disumana, ma perché il comunismo non è stato realizzato come si sarebbe dovuto. La colpa, dunque, non fu di Marx e neppure di Lenin, ma di Stalin, che prevalse su Trotzkij e finì per farlo assassinare, in Messico, con il metodo gentile di un colpo di piccone nel cervello. Sembra incredibile, eppure non solo, sparsi per il mondo, vi sono ancora gruppi di trotzkisti, ma anche presso molti intellettuali apparentemente “normali” cresce la fama se non la nostalgia di questo Lev Davidovic Trotzkij, di questo ebreo russo che sarebbe stato portatore di una visione del marxismo “umana”, in fondo “democratica”. “In realtà – continua Messori – in Trotzkij la capacità di odio e la crudeltà, sembrarono superare talvolta quelle stesse del pur luciferino Lenin, uno dei grandi enigmi del Male nella storia. Si parla, anche se meno di quanto si dovrebbe, della carestia organizzata da Stalin tra il 1929 e il 1930 per sterminare i kulaki, cioè i contadini colpevoli di avere qualche proprietà. Per la prima volta la carestia non era subita dall’uomo ma provocata intenzionalmente: sei milioni di morti per fame. Ma quasi mai si dice che almeno altri tre milioni di contadini erano stati uccisi già nel 1922, perché “controrivoluzionari”: di questo immane massacro l’organizzatore fu proprio Trotzkij. In quello stesso anno aveva fatto fucilare 2691 sacerdoti, 1962 monaci, 3477 religiose. Su sua iniziativa si procedette al saccheggio radicale di tutte le chiese”.

“Già prima, questo fanatico aveva agito nella terribile strage di Kronstadt. Proprio i marinai di quella grande base navale erano stati tra i più attivi nella rivoluzione. Quattro anni dopo la presa del potere, nel 1921, quei marinai dissero a Lenin tutta la loro delusione per la fame che infieriva nell’Unione, per la libertà di parola soppressa, per l’incarcerazione di migliaia di persone”. “Ebbene – conclude Messori – fu proprio Trotzkij (l’umanista, quello che avrebbe ingentilito il marxismo, se avesse prevalso) a passare all’azione contro questi “riformisti”, accusati di tradimento. La base navale fu presa d’assalto dalla Armata rossa che egli stesso aveva creato: i marinai che non furono uccisi nei combattimenti furono fucilati subito dopo. Un totale di 14.000 morti. Non bastò, perché si passò ad eliminare anche le loro famiglie, “per estirpare il male alla radice”.

Tanti enigmi del Male vengono scandagliati nei libri di Messori, ma non senza la consapevolezza che l’avventura umana ha un senso profondo, perché sorretta dall’azione di salvezza del Padre.

Per dirla ancora con Messori, “la storia intera è, misteriosamente, a servizio di quella Chiesa che altro non è che il Cristo che vive nel tempo, in attesa che questo sia completato”. “Chi conosce i venti secoli che ci stanno alle spalle e su di essi rifletta, coglie con evidenza che lo scorrere del tempo e il succedersi delle vicende umane travagliano la Chiesa, spingendola non certo a cambiare il Vangelo, ma ad approfondirlo, a scoprirne via via esigenze e ricchezze. E’ la pressione esterna, spesso malevola e violenta, la levatrice che aiuta la Chiesa a far diventare esplicito ciò che è implicito nel depositum fidei che le è stato affidato. Occorre opporsi al “mondo”, ma sempre nella consapevolezza che esso – anche se neppure lo sospetta né, tanto meno, lo desidera – è a servizio della Chiesa e che finirà col giovare, prima o poi, alla sua comprensione della Buona Notizia. In questa prospettiva tutto è davvero Grazia, anche se il costo è spesso doloroso: la tormenta della Riforma, del marxismo, delle eresie, degli scismi, della persecuzioni. Ma quanto più l’incessante agitarsi del mondo si è rivolto contro la Chiesa tanto più ha finito per favorire ciò che conta: la comprensione piena del Vangelo. L’omnia cooperantur in bonum è, nella storia, una realtà”.

Già. E leggendo queste frasi ci torna alla mente una frase che il cardinale Giacomo Biffi volle inserire nella prefazione di “Pensare la storia”, quindici anni or sono: “Il volume di Messori è appunto uno di questi provvidenziali rimedi ai nostri mali: la sua comparsa è un segno che Dio non ha abbandonato il suo popolo”.

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