E la Madonna “volse gli occhi” verso l’invasore Napoleone

26 novembre 2001 :: Corriere della Sera, di Cesare Medail

“Volgi gli occhi tuoi misericordiosi”, recita la preghiera del Salve Regina; e la Madonna volse gli occhi verso il popolo dello Stato pontificio invaso nel 1796 dalle armate napoleoniche figlie di una rivoluzione che aveva sostituito a Maria il culto della Dea ragione. Mentre i francesi requisivano i beni ecclesiastici e spogliavano le chiese, centinaia di immagini mariane (statue o dipinti) cominciarono a “volgere gli occhi”: roteavano, si alzavano ed abbassavano, mutavano colore ed espressione. “Mai nella storia della Chiesa era avvenuto qualcosa di simile”, scrive Rino Cammilleri che, insieme con Vittorio Messori, ha ricostruito e interpretato una pagina di storia quasi rimossa dalla stessa cultura cattolica pur essendo celebrata il 9 luglio, come festa dei «prodigi della Beata Vergine Maria»; una vicenda che, miracolistica a parte, illumina da una prospettiva inedita un passaggio chiave della storia moderna, l’alba della modernità e l’inizio della fine della Chiesa temporale.

La ricostruzione dei fenomeni -a partire dal primo moto degli occhi (25 giugno 1796) di una madonna raffigurata in un dipinto del Duomo di Ancona che imbarazzò lo stesso Bonaparte dopo una verifica personale- è basata sulle carte del processo promosso da Pio VI su «prodigi» che stupirono migliaia di persone di ogni ceto e cultura, essendo per lo più legati a immagini di strada, modeste e decentrate rispetto ai maggiori templi romani. Così, con tutta la prudenza dei tribunali ecclesiastici, furono riconosciuti come soprannaturali 26 casi su 122. L’ipotesi della psicosi di massa è contraddetta dalle numerose testimonianze di scettici e agnostici: in quanto alla truffa, uno storico laico come Renzo De Felice, pur ritenendo che «buona parte dei miracoli fosse opera di imbroglioni», ammette che «il fenomeno ebbe una tale vastità da non permettere di credere a una montatura ad arte così perfetta da non lasciare traccia».

Nell’ottica cattolica degli autori, tuttavia, la questione è un’altra: quale senso dare a quei «miracoli», premesso che nessun cristiano è tenuto a credervi (alla fede ne basta uno, la Resurrezione)? Una conversazione fra Cammilleri e Messori sviscera l’argomento, sviluppando un’analisi suggestiva anche per un lettore laico.

Messori interpreta l’intervento mariano “come una sorta di affanno materno”: «proprio mentre aveva inizio la serie di catastrofi che avrebbero contrassegnato la modernità» si apriva un’era in cui «i cristiani sarebbero stati perseguitati e la Chiesa. avrebbe avuto bisogno di maggiore assistenza per reggere alle tempeste scatenate dalle ideologie che, a partire dal ‘700, hanno sostituito la fede».

Messori, però, dà una lettura provvidenziale della Storia. Se letta con gli occhi della fede, essa lascia intravedere una regìa divina, in cui anche la Rivoluzione e Napoleone appaiono necessari (come lo furono la «Riforma protestante e tutte le altre crisi, pur dolorose, in cui incappò la Chiesa»). Se dunque la Madonna -nell’ottica di un credente- ha voluto con quei miracoli assistere la Chiesa nel trapasso alla modernità propiziato dalle baionette napoleoniche, significa che esso fu voluto dal Regista: fu quindi provvidenziale. Verso quale direzione, viene da aggiungere? Il processo iniziato nel 1796 si concluse, passando per Porta Pia, con il crollo dello stato papalino e del potere temporale; e alla fine, la Chiesa di Roma si sarebbe trovata libera dalla zavorra profana di un potere c e ne pregiudicò lungo i secoli lo slaccio spirituale ed ecumenico in funzione di interessi politico-mondani. Se due secoli dopo il pontificato di Wojtyla ha la dimensione profetica da tutti riconosciuta, le ragioni sono forse da cercare in quel trapasso, tragico ma necessario, iniziato allora sotto gli occhi di Maria. Almeno per chi crede nella Provvidenza.

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