“Voltaire il vero antisemita”

28 gennaio 1995 :: Corriere della Sera, di Barbara Stefanelli

Simon Wiesenthal, sopravvissuto ai campi di sterminio e divenuto il cacciatore di nazisti per eccellenza, attende ancora dal Papa dei cattolici il gesto definitivo: quello che porterà alla riconciliazione con il popolo ebreo. “Quando Giovanni Paolo II venne eletto Pontefice – ha dichiarato in un’intervista al quotidiano viennese Der Standard – fu un giorno molto importante per me… Ma poi mi è spiaciuto che sia rimasto in silenzio” quando – per esempio – scoppiò la polemica sul convento delle Carmelitane ad Auschwitz. Wiesenthal, 86 anni e 89 familiari sterminati nei campi, sembra rimpiangere Giovanni XXIII: “Se non fosse morto prematuramente – dice – sarebbe stata possibile una certa riconciliazione”. Ma Vittorio Messori, lo scrittore cattolico più letto al mondo e il più famoso intervistatore di Papa Wojtyla, respinge dubbi e perplessità. “Credo sia indiscutibile la commossa simpatia che Giovanni Paolo II nutre verso l’ebraismo. È stato il primo Papa nella storia a recarsi a pregare nella Sinagoga di Roma accanto agli ebrei, un gesto che molti non approvarono affatto”. Il Papa polacco ha quindi fatto quanto poteva? “Le pagine più belle del libro di Giovanni Paolo II sono forse quelle che raccontano della giovinezza in Polonia. Molti dei suoi compagni di scuola erano ebrei e con uno in particolare l’amicizia è ancora viva. Ed è il Papa stesso a spiegare che una fitta gli strinse il cuore quando vide le sinagoghe distrutte nella sua cittadina natale, nel suo stesso quartiere. Il suo atteggiamento simpatetico ha quindi radici nella storia personale. E vi racconto un aneddoto. Quando lesse il manoscritto di Varcare la soglia delle speranza, l’editor per la saggistica di Mondadori, Marco Vigevani -che è un ebreo-, mi rivelò di esserne “assolutamente entusiasta” “. Ma nel mondo cattolico esiste ancora il pregiudizio verso gli ebrei? “Chiariamo subito che l’antisemitismo biologico e razziale non ha nulla a che fare con la tradizione cristiana. Ci sono state dispute teologiche e religiose attorno alla figura dell’ebreo Gesù, sul suo essere o no il Messia, da cui è nato l’antigiudaismo. Ma le origini dell’antisemitismo violento, sfociato nelle persecuzioni di Hitler, vanno ricercate nel pensiero illuminista e darwiniano. Consideriamo la virulenza antiebraica di Voltaire: non è un caso se nella Francia di Vichy nelle scuole veniva imposta la lettura di un libretto in cui erano state raccolte tutte le citazioni antisemite del filosofo dei lumi”. E il darwinismo? “Fu Darwin a parlare della legge del più forte, di una razza che si impone a un’altra. Nella tradizione cristiana abbiamo un Dio che si sbizzarrisce nel creare uomini e donne diversi: ma tutti sono poi uguali ai suoi occhi, non esiste il concetto della razza e non esiste il pregiudizio dell’inferiorità”. Ricordando l’Olocausto, i cattolici vanno “assolti”? “Leggo e rileggo spesso Civiltà cattolica, rivista pubblicata dal 1850 ininterrottamente: è vero, ci sono passaggi che fanno rizzare i capelli ma tutto ciò si accompagna a una polemica durissima e continua contro il razzismo. Hitler non aveva certo una formazione cristiana: uscì da ambienti esoterici e positivisti”.

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