“Solo la pastasciutta non fa una nazione”

10 ottobre 1993 :: Corriere della Sera, di Paolo Coltro

Il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, tifa Inter. Chissà quanto gli costa vestire di rosso e nero. E proprio con un paragone calcistico sua eminenza si conquista la fideistica simpatia di una platea di duemila persone, a Bassano. “Che dialogo ci può essere se parlo con un tifoso della mia squadra? Ci si confronta con chi non la pensa come noi”. Una salva di applausi si leva dai duemila, in gran parte ciellini, venuti per consegnargli la medaglia d’oro “al merito della cultura cattolica”. La assegna una giuria di intransigenti: l’anno scorso a Ratzinger, quest’anno a Biffi. La cultura cattolica ha due freschi caposaldi, il nuovo catechismo e l’enciclica Veritatis splendor, ma Biffi preferisce citare l’arcivescovo milanese dei suoi tempi, Giovanni Colombo. “Non sai cos’è la cultura? Non preoccuparti, non lo sanno neanche gli altri”. Ma esiste ancora una cultura cattolica e in che cosa consiste? Lo chiede Vittorio Messori, chiamato a far da contraltare. Biffi è totalizzante: la cultura cattolica è la coltivazione dell’uomo, come diceva Cicerone. E il patrimonio di ogni aggregazione umana, come spiegano gli antropologi. E una scala di valori, come predicava Marx. Anzi, oggi è l’unica a proporre una scala di valori. Biffi è ferreo: “Fuori di questa scala di valori c’è il niente”. Ma eminenza, gli altri non pensano? “I profilattici nelle scuole, sarebbe questa la cultura laica?”. Guai a dargli dell’intellettuale. Messori si becca un “intellettuale sarà lei” che non è proprio una battuta. La cultura cattolica non è roba da intellettuali, ha a che fare con il patrimonio del Cristianesimo, che non è secondo a nessuno. “La traballante Italia uscita dal Risorgimento -dice Biffi- era accomunata anche dalla pastasciutta, ma questo non bastava a fare una nazione”. Ed ecco i cattolici che puntellano il Regno, combattendo tuttavia contro i liberali al governo. Messori insinua: “Non è stato un errore aiutare i nemici della Chiesa?”. Ma Biffi è naturalmente antiabortista: “Lo Stato era nato male, ma era nato. Solo i cattolici potevano tenerlo unito”. Hanno dovuto farlo anche per alcune disavventure: “Cavour è morto troppo presto. Garibaldi è morto troppo tardi”. Dal Risorgimento a oggi: non è che l’impegno politico dei cattolici stia registrando un fallimento? Per Biffi sono note dolenti, ma rivendica che gli ultimi 40 anni sono stati di pace per gli italiani. Se qualcosa si è rotto, la colpa è della Dc, “perché mediava anche nell’elaborazione dei progetti”. Ma questi 40 anni non sono stati un fallimento. Niente masochismo, ma un implicito nuovo interventismo: per esempio RaiUno, accusata da Messori di tradimento. Con il sorriso sulle labbra, Biffi suona i tamburi della riscossa. La platea batte le mani. Qui l’integralismo è moneta corrente, l’ultima enciclica luccica come una nuova spada per la guerra santa.

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