Preambolo a “Credere per Vivere”

di Vittorio Messori

Non è un caso di omonimia. Il “Messori“ che, in copertina, segue il “Brichetti“ non è fortuito, è proprio il mio stesso cognome. Si dà il caso, infatti, che la Rosanna che qui è in questione sia mia moglie.

Il lettore ne sia dunque subito avvertito: pochi scritti sono per me ardui come quello che mi accingo a comporre. Come sfuggire, infatti, alla “legittima suspicione“ –come direbbe un giurista– su parole che qui dedico a quanto uscito dalla tastiera di colei che condivide ogni giorno la mia vita?

Nel mio caso, poi, c’è qui una sorta di ironia della sorte, visto che da sempre sono allergico a ogni “familismo“, a ogni “cordata“ professionale basata sui rapporti di parentela. Per stare al mio mondo, quello della carta stampata, conosco bene quanto avviene nel giornalismo, retto troppo spesso da una sorta di diritto tribale. Càpita, così, che buona parte dei rari posti disponibili nei media siano prontamente coperti da figli, nipoti, magari amanti dei signori giornalisti già incistati nel sistema. Del resto, succede altrettanto nelle altre professioni e nelle aziende . Fenomeno fastidioso; anzi, quasi un nuovo feudalesimo, che sbarra il passo a persone tanto talentuose quanto “figlie di nessuno“.

Ma allora, può accettare di scrivere presentazioni a un libro della moglie proprio un insofferente come me di simili intrecci parentali?

 

Naturalmente, ho delle risposte. Vediamo.

Innanzitutto, ogni libro non è che una proposta, una “offerta“ che deve trovare una “domanda“ : il giudizio, dunque, è affidato tutto ai lettori e non c’è spinta più o meno autorevole che possa smuoverli ad acquistare e, addirittura, a leggere ciò che non incontra il loro gusto o interesse. Rosanna, poi, non è una novizia per quanto attiene a libri ed articoli e non deve certo a raccomandazioni l’aver saputo scrivere e l’ aver saputo trovare un editore per molte sue cose precedenti. Il marito che qui si firma non ha avuto alcun ruolo nelle prove che “la sua Signora“ (come dicevano i commendatori milanesi) ha fornito in anni di attività per giornali, per libri, per editing, né è intervenuto nella composizione dei materiali che compongono questo volume. A lungo, la fragilità della salute le ha impedito di fare tutto quanto avrebbe desiderato. Ma l’esperienza della sofferenza, unita alla meditazione, alla lettura, alla preghiera, mi sembra ne abbia affinato le doti di scrittura e abbia aggiunto spessore ai contenuti.

Ma, (per continuare nelle spiegazioni) per dirla chiara, e vera: per cercare di attirare l’attenzione dei lettori su queste pagine, mi sarei dato da fare anche se fossero state scritte da persona a me estranea. Estranei non mi sono per niente, in effetti, le intenzioni, lo stile, i destinatari potenziali di ciò che qui è contenuto. Qui, dove trovo sintonia e complementarietà con ciò che in ormai tanti libri ho cercato di trasmettere. E non si tratta di plagio di cui sarei colpevole: chi conosce Rosanna, ne conosce anche lo spirito libero, indipendente, in qualche modo “indomabile“, pur in una dolcezza tutta femminile.

Il fatto è che entrambi condividiamo la stessa passione: quella di convincere della verità del Vangelo, quella di cercare di praticare l’apostolato, questa parola che certi “cristiani adulti“ evitano ormai di pronunciare, squalificandola anzi come proselitismo, rigorosamente da bandire. E’ una passione che ci accomuna sin da prima che i nostri destini si incrociassero, a metà dei lontani anni Sessanta.

Quando la conobbi – alta, bionda, sorridente: innamorarmene non fu certo difficile…- proveniva dalla facoltà di giurisprudenza dell’università statale di Milano. Ma, dalle elementari alla maturità, i suoi anni scolastici erano passati in istituti tenuti da religiose. Ha conservato affetto e anche stima per la dedizione delle “sue“ suore, ha voluto loro bene, è convinta che le abbiano dato tutto quel che sapevano e potevano. Eppure, come mi ha confidato molte volte, non ricorda che in quelle aule qualcuno le abbia mai parlato di Gesù Cristo come l’incontro gioioso di noi vivi con il Vivo per eccellenza. Morale , spesso confinante col moralismo, buone maniere, educazione al sacrificio, esortazioni alla prudenza verso il mondo “cattivo“: questo il messaggio, ma come sganciato da ciò che più importa, da ciò che lo giustifica, da quella Persona che è, Ella stessa, la fede e senza la quale nessuna etica è fondabile .

Al tempo del nostro incontro, Rosanna si considerava , ed era realmente, una “convertita“, nel senso che –al termine degli studi universitari– un privilegio di Grazia le aveva concesso il “dono dello stupore“, la gioia di uscire dal cristianesimo sociologico, abitudinario, senza domande sui fondamenti, che aveva contrassegnato il suo ambiente familiare e scolastico. Le era stato dato di capire, con la forza di un’esperienza in fondo mistica, che il cristianesimo è Cristo, che in Lui c’è <<la via, la verità, la vita>>, che il suo vangelo non è un manuale da moralista benpensante, ma è la Buona Novella di una vita nuova. Qui, e nell’eternità cui siamo chiamati e che ci attende. Aveva compreso –con evidenza inattesa, con una chiarezza sino ad allora mai sperimentata- che non c’è opera “ sociale “ più preziosa e urgente che comunicare la Speranza ai fratelli in umanità.
Sono le stesse convinzioni che hanno guidato, e guidano, il mio lavoro di ogni giorno. Lavoro che molto deve (l’interessata mi permetta di testimoniarlo!) allo scambio intellettuale che è continuo tra noi, alle sue intuizioni, ai suoi suggerimenti di letture -oltre che di vita- alle sue osservazioni, alla conoscenza in anteprima di quanto scrivo. Dopo il mio primo libro, Ipotesi su Gesù (della cui stesura non fu testimone e accompagnatrice per questioni di lontananza, pur se fisica e non affettiva) non c’è cosa da me pubblicata che non abbia avuto Rosanna come prima lettrice, prodiga di indicazioni che ho spesso seguito perchè convinto della loro validità o che, almeno, ho valutato con l’attenzione che meritano. Sempre, comunque, traendone frutto. Il primo è, probabilmente, la messa in guardia dalla tipica tentazione maschile a trasformare in ideologia quel Vangelo che è invece vita concreta, come ben comprendono le donne, chiamate a darla, la vita, con il loro corpo stesso. Altro frutto: il freno a una certa forza polemica, a favore di una pacatezza che si rivela poi la strategia più adeguata per l’annuncio di Colui che è <<mite e umile di cuore>> e <<non è venuto a distruggere ma a completare>>.

Da parte sua, Rosanna mi ripeteva anche di recente che dalla consuetudine con il mio lavoro avrebbe ricavato tre frutti soprattutto: l’importanza della ricerca sul Gesù della storia come base imprescindibile per l’adorazione del Cristo della fede; la necessità di far chiarezza sulla vicenda della Chiesa nei secoli, liberandosi dai sensi di inferiorità o di colpa derivati dalla accettazione acritica delle “leggende nere“ forgiate dalla polemica anticlericale; infine, il posto da dare a Maria, intesa come garanzia e difesa del Figlio e non come optional, come accessorio sentimentale per credenti sottosviluppati.

Questi aspetti della mia ricerca, mi assicura, sono stati importanti per lei, ma me ne ha lasciato volentieri l’approfondimento e lo sviluppo . Dandoli per acquisiti, si è dedicata a una opera autonoma e al contempo di accompagnamento, opera di cui testimoniano i molti capitoli di questo libro. C’è, nelle pagine che seguono la mia stessa intenzione di “fare catechismo“, che è ciò di cui c’è bisogno più di ogni altra cosa, in un cristianesimo che sembra avere perso consapevolezza persino delle sue coordinate portanti. Ma c’è anche una sorta di integrazione: Rosanna rivela qui la sua attenzione soprattutto per i temi della spiritualità, della riflessione sulla Scrittura e sui Maestri di ascesi e mistica, della interiorità.

Attenta all’attualità -è stata anche giornalista, del resto molto del materiale viene dalla rubrica che tiene sul mensile il Timone- ne sa individuare con acribia le linee di tendenza, approvando quanto vi è di positivo e mettendo in guardia dal negativo. Ma è pronta ad inserire nel quadro dell’oggi la spiritualità di sempre, ammiratrice rispettosa della Tradizione e mai tentata dal tradizionalismo. C’è poi, in lei, un’attenzione cordiale per altri messaggi religios , per prospettive diverse da quella cristiana: ma è un’attenzione che, se la porta a cercare di integrare –nella logica dell’et-et – quanto sembra degno di essere salvato, non la conduce mai a un sospetto di sincretismo. Il Credo della Chiesa può essere, forse, meglio compreso se comparato ad altre fedi ma resta il punto di arrivo insuperabile della prospettiva religiosa.

Mi rendo conto di stare rischiando. In effetti, sono stato severamente ammonito dall’interessata: niente apologia, alla larga dai complimenti! Ma il mio problema è che ciò che qui scrivo corrisponde davvero a ciò che penso; che penso oggettivamente e non –così mi pare, almeno– per questioni di pietas familiare. Avevo letto molte di queste pagine man mano che venivano pubblicate sui giornali e le avevo apprezzate, alla pari di molti lettori che hanno voluto testimoniarlo all’autrice. Ma confesso che, vedendole tutte insieme, sono rimasto sorpreso dalla ricchezza dei temi, dalla competenza, dal realismo lontano da ogni angelismo, dalla mancanza di quella retorica che minaccia spesso il discorso “spirituale“. Molto, poi, ho apprezzato la riproposta –coraggiosa e anticonformista, va pur detto, nella Chiesa d’oggi– delle cosiddette “devozioni” della religiosità popolare: giaculatorie, benedizioni, via crucis, reliquie e così via. La riproposta, cioè, di ciò che rende la fede concreta, se necessario sanamente “materiale“, lontana dalle astrazioni di un intellettualismo che consideriamo entrambi tra i pericoli peggiori corsi oggi dal cristianesimo.

Mi sono, poi, sentito particolarmente solidale nell’attenzione di tante delle pagine che seguono per miracoli ed apparizioni. Le nostre vacanze sono rare e brevi, visto che ci troviamo bene nella nostra piccola casa sul lago e diffidiamo del nomadismo attuale, apprezzando invece quella stabilitas che fu il rimedio proposto da San Benedetto per ricreare un mondo nuovo sulle rovine di quello antico. Ebbene, quei pochi giorni annuali di lontananza li dedichiamo appena possibile a “sopralluoghi“ in santuari e posti di apparizione in Europa. Vi andiamo come pellegrini, ma anche come testimoni, desiderosi di vedere come e dove siano quei luoghi scelti dal Cielo per privilegiarli, rendendoli “sacri“. Sono luoghi dove, di solito, è Maria ad essere stata protagonista. Quella Maria alla quale Rosanna ha voluto dedicare l’ultima sezione di questo libro. Anche in questo ho sentito le sue pagine vicine e complementari alle mie: c’è una Vergine, qui, della quale non si dimentica la storia, di cui si descrivono i dogmi, ma della quale si cerca di penetrare almeno qualcosa dell’enigma spirituale che rappresenta.

Insomma, lo dicevo all’inizio e qui posso riconfermarlo: quale che ne fosse l’autore, Credere per vivere avrebbe suscitato in me il desiderio di favorirne conoscenza e circolazione. E perchè non avrei dovuto, trovando qui una efficace riproposta del kérygma? Riproposta che costituisce la passione di una vita di “convertito“, tante volte –e tanto gravemente– infedele all’ideale, ma costretto a confessare, anche dal fondo della sua colpa, che in Uno soltanto risuonano <<parole di vita eterna>>.

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