Poeti… santi e navigatori…

1997 :: Avvenire, di Umberto Folena

E se domani i negozi di computer, nelle offerte «tutto compreso», piazzassero anche l’immagine di san Paolo? L’adesivo? La statuina? Niente di strano. Per i credenti – in Italia va a messa regolarmente ogni domenica il 32 per cento della popolazione – il santo patrono è una cosa seria. Pare sia una cosa seria anche per molti credenti tiepidi o miscredenti del tipo «non si può mai sapere». Il fatto è che la Rete un santo patrono non ce l’ha. Internet è ancora orfana. Forse perché è cresciuta troppo in fretta, e la Chiesa in fretta non va mai… e non sembra neppure avere tutti i torti, visto che «va» da duemila anni. Però i tempi potrebbero essere maturi. E allora chi candidare a protettore della Rete, a santo patrono che accompagni passo passo i naviganti evitando loro brutti incontri o magari, più semplicemente, troppo tempo perso?

Per i lettori del quotidiano Avvenire, interpellati con un questionario apposito, il nome ideale sarebbe san Paolo. È o non è il santo navigatore, scrittore e oratore? Nel sondaggio batte altri nomi illustri di santi comunicatori, come san Francesco di Sales (patrono dei giornalisti) e san Massimiliano Kolbe, martire ad Auschwitz, dove accanto a ebrei e zingari furono ammazzati parecchi preti cattolici. Già, ma san Paolo è vissuto nel primo secolo, che c’entra lui con la modernità? C’entra, c’entra. Ne è convinto anche monsignor Gianfranco Ravasi, il più noto biblista italiano, poliglotta, autore di libri e di trasmissioni televisive. «San Paolo patrono di Internet? Nessuna sorpresa. Già san Giovanni Crisostomo lo raffigurava come un navigatore instancabile che “balza in ogni luogo senza interruzione, più veloce del vento”. Paolo è stato colui che per primo ha intuito la necessità di “riconvertire” in modo sistematico il messaggio cristiano in un nuovo linguaggio e secondo nuove categorie, schiodandolo dalla matrice semitica e avviandolo materialmente sulle strade consolari romane e idealmente sui percorsi della cultura greco-romana».

Detto in parole povere, san Paolo contribuì a chiudere un’era e ad aprirne un’altra. C’è di che rendere soddisfatti tutti i moderni cow-boy, per dirla con William Gibson (che peraltro nei suoi romanzi non prevede alcun patrono, chissà perché). Ma c’è dell’altro. Non vi convince il parere d’un uomo della gerarchia, sia pure accreditato in campo laico? Vi andrà bene Pier Paolo Pasolini. Ce lo ricorda Ravasi: «Quando nel 1968 elaborava un abbozzo di sceneggiatura per un film su san Paolo, immaginava di trasporre la vicenda dell’Apostolo ai nostri giorni, all’interno delle nuove capitali della cultura e della politica, New York, Londra, Parigi, Roma e la Germania, perché Paolo -diceva Pasolini- è qui, oggi, tra noi; egli demolisce rivoluzionarmente, con a semplice forza del suo messaggio religioso, un tipo di società per ricrearne uno nuovo e inedito».

Convinti? Magari vi convincerà il cardinale Ersilio Tonini, conferenziere, giornalista e saggista, dopo essere stato parroco, confessore e vescovo (a Ravenna): «San Paolo? Oggi sicuramente farebbe di mestiere il giornalista – dice sicuro – Però attenzione, a lui la confusione e l’approssimazione non piacevano affatto. Dubito che Internet, così com’è, lo lascerebbe indifferente. Oggi pare che tutte le opinioni abbiano lo stesso valore… Per lui no, ci sarebbero opinioni vere e altre false. E a tutti ricorderebbe chi sta sopra, Dio, a chi sta sotto, l’uomo. Certo, se fosse santo Pascal…». Perché? «Pascal aveva un sogno: che un giorno un uomo, incontrando un altro uomo, non dicesse ecco un bianco, un giallo, un nero, un ricco, un povero… ma semplicemente: ecco un uomo. A Pascal Internet piacerebbe».

San Paolo primissimo, dunque. Lo dice a modo suo, ossia con schiettezza, anche don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, divenuto personaggio televisivo a 60 anni suonati. «San Paolo? Sì, un ottimo patrono. Scriveva lettere, girava il mondo, parlava nelle arene… Certo, oggi farebbe il diavolo a quattro. Io vedrei bene anche madre Cabrini, donna stupenda». Già, perché no? In fondo la Rete non è femmina?

Conferme, conferme. Ma anche alternative. Padre Carlo Cremona, collaboratore di Avvenire e vaticanista del Gr, è forse il massimo esperto italiano di santi. «Paolo? Buona scelta. Conoscenza bene la Scrittura e la realtà umana. Ottimo sarebbe sant’Agostino. Nel libro XI delle Confessioni parla della memoria. Dice che va aiutata. Va salvata. Agostino starebbe tutto il giorno davanti al computer. Ma anche san Tommaso e sant’Alberto Magno, tutti cervelloni».

Conferme. E qualche obiezione. Padre Nazareno Taddei, gesuita, grande studioso di cinema e tra i primissimi ad affacciarsi su Internet, dove tiene delle omelie gettonatissime, non sembra entusiasta. «San Paolo? Uhm, ha navigato, è anche naufragato. Ma lo vede lo sbaglio?». Quale? «Prima che ai santi patroni, dovremmo pensare a come essere presenti in Internet. Noi cattolici, voglio dire. Guai a demonizzare. Ma anche a ignorare gli aspetti insidiosi o addirittura pericolosi. Tutti possono dire di tutto senza alcun controllo. Tutto ma proprio tutto, anche le più colossali immoralità». Padre Taddei, insomma, teme che fatto il patrono si demandi a lui il compito di capire e sorvegliare il fenomeno. E a lui il «patrono delegato» sa tanto di deresponsabilizzazione. Beh, non ha tutti i torti.

E se invece avessero torto tutti? Se Paolo non fosse affatto il santo giusto? Se la sua candidatura fosse figlia della pigrizia? A rimescolare le carte non può essere che Vittorio Messori, giornalista e scrittore (dall’esordio di Ipotesi su Gesù al libro-intervista al Papa, Varcare la soglia della speranza), autore italiano tradotto all’estero più della Tamaro. «San Paolo? Troppo serioso, perché scomodarlo? Piuttosto a me viene in mente una filastrocca di mia nonna». La nonna? «Sì, mia nonna. Quando perdeva qualcosa, cantilenava: “Sant’Antonio della barba bianca, fammi ritrovare quello che mi manca”». E con Internet che cosa c’entra? «C’entra, c’entra. Io non ce l’ho. Non ho nemmeno il computer. Scrivo i miei libri con una robusta Mont-Blanc. So di potermelo permettere, i miei editori li accetterebbero anche scritti a matita. Tempo fa qualcuno mi disse che in Internet c’era pure il mio nome. Incuriosito, chiesi a un amico di verificare. Lui mi chiamò dicendomi che Messori Vittorio era ripetuto quattromila volte. Se capita a me, che cosa succederà a tanti altri? Ma che razza di casino c’è lì dentro? Come trovare quello che ci serve? Il pio navigatore avrà innanzitutto bisogno in un santo patrono che lo aiuti a non perdersi nel mare dell’irrilevanza. Toccasse a me, un santo al mio fianco mi sarebbe assolutamente indispensabile. Un protettore tosto. Sì, come quel sant’Antonio barbuto».

Vale la pena andare fino in fondo. «Barba bianca? Allora è sant’Antonio abate – snocciola sicuro padre Cremona – ma attenzione, non era solo un eremita. Scriveva all’imperatore, sapeva di spiritualità ma anche di politica. Era un dotto. Ma se vogliamo un santo specializzato in ricerche e ritrovamenti, sant’Antonio da Padova va ancora meglio». Come dire, in mancanza di un patrono ufficiale potere accomodarvi. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

© Avvenire

4 commenti
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