Noi cattolici italiani, una tradizione senza egemonia

10 ottobre 1992 :: Corriere della Sera, di Antonio Troiano

L’11 ottobre di trent’anni fa, papa Giovanni XXIII realizzava un sogno inseguito per lungo tempo, con entusiasmo: la convocazione del Concilio ecumenico. Mentre il mondo cattolico celebra l’avvenimento, da Parigi giunge il preoccupato messaggio del cardinale Paul Poupard, che in una intervista su Le Figaro, lapidariamente dice: “La cultura cattolica in Francia non esiste più”. Paul Poupard -collaboratore di papa Giovanni Paolo II, nominato, nel 1985, presidente del Consiglio per il Dialogo con i non credenti- spiega che, questo, per la Francia, “è un grave problema”, e che ormai “la nostra memoria religiosa è stata sfondata”. Se questa è la realtà francese, qual è il ruolo della cultura cattolica in Italia? L’affermazione di Poupard vale anche per noi? Per lo storico Pietro Scoppola, della “Sapienza” di Roma, è importante non fare confusione fra cultura cattolica e cultura teologica: “Credo che Poupard si riferisca soprattutto alla cultura teologica, che si è esaurita con l’opera di grandi nomi come De Lubac, Danielou, Chenu”. In Italia, per Scoppola, la situazione è diversa. “La cultura cattolica era debole prima del Concilio, poi un po’ più vivace. Tuttavia, il problema non si esaurisce nella cultura teologica, anzi si sposta sulla presenza dei cattolici nella vita culturale del Paese. Anche su questo terreno, in Francia, vi sono segni di crisi. La stagione de i Bernanos, Mauriac, Claudel si è esaurita. Ciò non significa, comunque, che in Francia e in Italia non vi sia una significativa presenza culturale. La verità è che questa presenza, oggi, appare più integrata, interagisce con tutte le componenti della vita culturale. E questo processo è senz’altro positivo”. Per Carlo Bo “la cultura cattolica, in Italia, va male. Oggi -sostiene- esistono solo voci isolate, non c’è un gruppo organico. D’altronde, la cultura cattolica italiana è sempre stata in minoranza nei confronti della cultura crociana o marxista, e stenta a trovare consenso”. Professor Bo, per lei che è sempre stato parte del mondo accademico italiano, che ruolo ha o può avere, oggi, una istituzione come l’Università Cattolica? “Essa era nata per arginare la cultura liberale crociana. Oggi, però, questo confronto non è più così visibile, si potrebbe dire che non c’è”. Drastico è il giudizio di Sergio Quinzio: “La cultura cattolica italiana mi sembra seduta per terra. L’Italia, a differenza del mondo francese, ha una tradizione molto debole, al massimo, possiamo contare su nomi come Manzoni e Papini. Per rendersene conto basta fare una rapida carrellata dell’esistente. L’editoria, dalla Queriniana alla Piemme, in questi anni ha fatto davvero poco. Forse la Marietti ha tentato qualcosa di più, ha cercato di fare una teologia che interessasse il mondo laico, ma in maniera confusa. Nel mondo dei giornali, il Sabato tenta sortite polemiche, mentre l’Avvenire non esce dalla cappa ecclesiale. Per tanti intellettuali -continua Quinzio- c’è solo la difesa aggressiva della tradizione cattolica contro il mondo moderno, corrotto e in errore. Questi intellettuali correggono gli errori del mondo laico, sempre con l’atteggiamento del professore che redarguisce lo studente. Figure più importanti sono, a mio avviso, quei personaggi di frontiera come Giovanni Testori”. Vittorio Messori, giornalista e scrittore, non è sorpreso dalle parole di Poupard, “con il post Concilio, l’eccesso di cultura e di intellettualismo ha portato a quello che da molti viene definito il “deserto francese”. Quando in Francia i grandi maestri, da Bernanos a Mauriac a Claudel, sono scomparsi, il popolo è andato per la sua strada”. E l’Italia? “La situazione italiana è diversa. La Francia ha avuto la grande Rivoluzione, noi abbiamo avuto il Risorgimento. Tuttavia, abbiamo avuto più tenuta. La Chiesa italiana è sempre stata una Chiesa di popolo. Il Risorgimento ha cementato una Chiesa più popolare, meno intellettualistica. In Italia non abbiamo avuto gli astri francesi, ma abbiamo avuto buoni parroci, maggiore realismo e umiltà. Messori, il suo volume Ipotesi su Gesù ha venduto oltre un milione di copie. Pensa che sia il sintomo di nuovi interessi religiosi presso il pubblico? “Rispondo con una battuta: “Che Dio ci conservi la rete cattolica delle librerie”. Se è vero che circa il 50 per cento del libro è stato venduto in librerie laiche, è altrettanto vero che il resto è stato venduto in librerie cattoliche”.

© Corriere della Sera

3 commenti
  1. black mass
    black mass dice:

    Oh my goodness! Awesome article dude! Thank you, However I
    am experiencing difficulties with your RSS. I don’t know
    the reason why I am unable to subscribe to it.
    Is there anybody having similar RSS issues? Anyone that knows the
    answer will you kindly respond? Thanx!!

I commenti sono chiusi.