Nasce l’Italia, giornale col piccone

1° dicembre 1992 :: Corriere della Sera, di Luigi Coldagelli

Se si definisce di destra la sua rivista, il direttore non si scandalizza. Anzi apprezza. Ma precisa: “mi sembra un concetto insufficiente”. Marcello Veneziani, ideologo di punta della “nuova destra”, studioso della rivoluzione conservatrice, presenta così L’Italia, il nuovo settimanale che dalla metà di dicembre cercherà di aggiungere linfa alle radici dell’albero presidenzialista. “Vogliamo riprendere in mano il piccone di Francesco Cossiga” proclama il neo-direttore Veneziani, spiegando però che l’ex presidente della Repubblica attende di vedere i primi numeri del giornale prima di decidere se collaborare o meno. Aggiunge: “Il nostro motto sarà “rifondare per non affondare”. Il momento è grave, dobbiamo assolutamente ritrovare la nostra identità di nazione. La nuova ondata di razzismo? E tutta una speculazione di un disegno politico internazionale che vuole boicottare la Germania”. Il nuovo newsmagazine “picconatore” uscirà ufficialmente il 16 dicembre. Per lanciare il prodotto Veneziani ha tentato di circondarsi di firme di spicco. Alcune di sicuro non destano sorprese, altre invece risvegliano qualche curiosità. Nessuno si stupirà per la presenza di Giano Accame, firma storica del neofascismo “di sinistra”, ex direttore del Secolo d’Italia, quotidiano del Movimento sociali, e poi fido collaboratore di Paolo Liguori prima al Sabato e adesso al Giorno. Qualche sorpresa, nonostante la sua consolidata fama di personaggio anticonformista ed eterodosso, desta invece il nome di Duccio Trombadori. Anche se il figlio di Antonello Trombadori (protagonista della Resistenza ed ex deputato del PCI) si occuperà esclusivamente di critica d’arte e di dibattiti culturali, trovare sull’Italia la firma di uno che è stato redattore dell’Unità e di Rinascita e che è oggi portavoce del segretario generale della CISL, sembra davvero un altro segnale che i tempi stanno cambiando. Altre firme di spicco? Ad aiutare Veneziani nel suo progetto ci saranno Gustavo Selva, storico direttore del Gr2, soprannominato all’epoca “Belva” per il suo anticomunismo militante; il direttore de L’Indipendente Vittorio Feltri, di cui tutto si può dire tranne che non scriva cosa pensa; il disegnatore Jacovitti e Alfredo Cattabiani, deus ex machina della Rusconi eroica degli anni Sessanta. A Giorgio Albertazzi, che di destra non vuol essere definito nonostante le polemiche sui suoi trascorsi repubblichini, sarà affidata la critica teatrale. Mentre il filosofo cattolico Rocco Buttiglione sembra essere ancora in dubbio se arruolarsi o meno nell’eterogenea truppa dell’Italia. Un altro intellettuale cattolico, Vittorio Messori, da domenica scorsa ex-polemista del quotidiano dei vescovi Avvenire, non sembra troppo contento della pubblicità data alla presenza della sua firma. “Io -dice Vittorio Messori- apprezzo Veneziani per il suo anticonformismo e gli sono anche amico. Non è stato però corretto inserirmi nella lista dei collaboratori fissi. Ancora non mi è chiaro quale sarà la linea del giornale e prima di decidere voglio verificare. Le vecchia gabbie ideologiche non esistono più, io sono un cattolico che non si identifica con nulla: se L’Italia sarà un settimanale nè di destra nè di sinistra, compatibilmente con i miei impegni, darò volentieri una mano”. Ma Messori mette una pregiudiziale: “Certo è che se si schiererà dalla parte del picconatore Cossiga non prenderò parte a quest’operazione”. E allora sulle colonne del nuovo settimanale il nome di Vittorio Messori non comparirà tanto facilmente. Proprio sull’ex presidente della Repubblica si concentrano infatti gran parte delle speranze di fare de L’Italia un giornale d’opinione. Sul numero zero, che sarà presentato giovedì, un’ampia citazione del Cossiga-pensiero in prima pagina renderà espliciti i favori con cui la direzione del giornale guarda a una nuova stagione di picconate. E, in attesa che sciolga le sue riserve, a Cossiga è stata offerta la presidenza della Fondazione Italia, un’associazione di cultura politica che, parallelamente al giornale, vuole aggregare consensi autorevoli intorno al presidenzialismo. Finanziato da un imprenditore di Pescara, Delio Napoleone, la sicurezza di avere già cinquemila abbonati, una decina di persone in redazione, settantamila copie di tiratura (anche se, dicono, per raggiungere il pareggio di bilancio, sarà sufficiente venderne ventimila), L’Italia si prepara dunque a gettarsi nella mischia. Partendo da destra, si diceva. “Saremo la via italiana al gollismo -proclama Veneziani-. Valorizzeremo concetti come quelli della nuova Repubblica da rifondare e dell’identità nazionale da sottrarre al colonialismo culturale. Avendo però presente l’Europa delle patrie”. E dove troverete il vostro potenziale lettore? “In un pubblico trasversale ai partiti. Per dirla con uno schema, quello che legge il Giornale di Montanelli, Il Tempo e L’Indipendente”. Già responsabile della Ciarrapico editrice quando il chiacchierato finanziere era vicino al Msi di Giorgio Almirante, già direttore di “Pagine libere”, il mensile della CISNAL, ma anche auto re di saggi pubblicati dalla socialista SugarCo, Veneziani si mostra sicuro di ciò che dovrà offrire il settimanale. “Accanto alla battaglia per il presidenzialismo, L’Italia riproporrà agli italiani temi un po’ demodè come la patria, la tradizione cattolica, la convivenza civile”.

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