Messori: quelle lacrime il segno delle apparizioni di Medjugorje

8 aprile 1995 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

Prendete un atlante e osservate: Lourdes, Medjugorje e Civitavecchia sono sullo stesso parallelo. Le prime due località perfettamente in linea, la terza appena più a sud: ma, considerando la curvatura dei paralleli, ci siamo. Sarà un caso? E’ un divertissement, sia chiaro. Ma è anche l’occasione per porre una domanda a Vittorio Messori: si può ipotizzare una “logica” nella scelta dei luoghi delle manifestazioni mariane? “Si può”, risponde, “a patto che sia chiaro che si tratta solo di ipotesi fatte nel totale rispetto del mistero. Anche se, in qualche caso, una “logica” mi pare evidente”. Ad esempio? “Ad esempio le due apparizioni degli anni Ottanta. A Medjugorje Maria comincia i suoi “colloqui” con i veggenti il 24 giugno del 1981; a Kibeho, in Ruanda, appare il 28 novembre dello stesso anno. In entrambi i casi esorta a pregare per la pace, che era “in pericolo”. Sembrava addirittura un po’ banale quel messaggio ripetuto ogni giorno. Oltretutto, nell’81 nulla faceva presagire lo scoppio di una guerra in quei Paesi. Poi, abbiamo visto cosa è successo”. E perché Civitavecchia? “Ammesso che siano vere, le lacrime di Maria potrebbero essere strettamente legate a Medjugorje. Non dimentichiamo che la statuetta viene proprio da là. E che ai veggenti di Medjugorje la Madonna ha sempre promesso un “segno” che, alla fine, avrebbe convinto tutti”. Chi bisogna “convincere”? “Chissà, forse certi uomini di Chiesa. Non dimentichiamo che per Lourdes bastarono quattro anni. L’11 febbraio 1858 Bernadette Soubirous vide per la prima volta Aquerò, “quella là”, come la chiamò lei, e nel 1862 il vescovo di Tarbes proclamò che le apparizioni erano vere. E la Chiesa è stata altrettanto sollecita, in altri casi, nel respingere. Per Medjugorje, invece, dopo tanti anni si è arrivati a sospendere il giudizio, autorizzando al tempo stesso i pellegrinaggi. Il che mi pare grave: chi va a Medjugorje è convocato da Maria o ingannato dal diavolo? La Chiesa dice di non saperlo, ma non interviene”. Dunque queste lacrime potrebbero essere “il segno” promesso. Ma perché, insistiamo, a Civitavecchia? “Beh, anche qui dobbiamo fermarci sulla soglia del mistero. Ma, se posso fare un’altra considerazione…”. Sentiamo. “Se questi messaggi di Maria hanno un significato escatologico, cioè riguardanti “le cose ultime”, il loro valore è universale, e non locale. E come ha ricordato don Renè Laurentin, il massimo “mariologo” vivente, Civitavecchia è, storicamente, la porta d’accesso a Roma: cioè alla sede della cattolicità. Fino alla breccia di Porta Pia, il solo modo per arrivare a Roma evitando le paludi mortali della Maremma o, a sud, quelle Pontine, è stato lo sbarco a Civitavecchia”. E allora perché non manifestarsi direttamente a Roma? “Potrei rispondere che il “proprio” di Maria è sempre stata la discrezione. E poi Civitavecchia è legata ad antichissimi ricordi cristiani. La parrocchia in cui è cominciata la lacrimazione è dedicata a sant’Agostino, che proprio lì – lo leggiamo nelle sue Confessioni – vide un bambino che voleva vuotare il mare con un bicchiere: una scena che lo indusse a pensare che “cercare di esaurire il mistero di Dio è come cercare di vuotare il mare con un bicchiere”. Erano, quelli, gli anni in cui, con l’editto di Costantino, il mondo si apprestava a diventare cristiano. E forse proprio là dove tutto è cominciato si manifestano alcuni segni che, stando ad alcuni mistici, potrebbero annunciare l’inizio della fine”. Vuol dire la fine del mondo? “Sono tutt’altro che un visionario e non voglio tirare conclusioni del genere. Lo stesso Gesù ha detto di non conoscere “né il giorno né l’ora”. Dire che un messaggio riguarda le “cose ultime” significa che riguarda la salvezza di ciascuno di noi. Certo che la lacrimazione di sangue è, per tutta la tradizione, un segno tragico”. Dobbiamo aver paura? “Il cristiano sa che, alla fine, Cristo trionferà. Ma sa anche che la sua vittoria si manifesterà dopo grandi tribolazioni”.

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