Messori: “La Chiesa in crisi? Si rivolga alla Madonna”

27 febbraio 1995 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

Da Ipotesi su Gesù alle ipotesi su Maria. Dopo trent’anni passati a studiare il Figlio, Vittorio Messori si dedica ora alla Madre. Mercoledì primo marzo, su Jesus, comincia una nuova rubrica: si chiamerà il Taccuino Mariano e sostituirà quel Caso Cristo che il mensile dei Paolini ha ospitato dal 1987 fino al mese scorso. La prima parte del Caso Cristo è sfociata in un libro, Patì sotto Ponzio Pilato?, che è già stato tradotto in sette lingue; la seconda diventerà un altro volume che si intitolerà, probabilmente, E il terzo giorno resuscitò dai morti?. Due testi che sono il seguito, il completamento del primo best seller di Messori: Ipotesi su Gesù, appunto. Anche il Taccuino Mariano, fra qualche anno, diventerà un libro: diventerà, nelle intenzioni di Messori un’indagine sulla Madonna molto simile a quella condotta su Gesù. Simile nello stile (“Non voglio fare un trattato noioso – spiega – ma un libro “colorato”, pieno di aneddoti e, soprattutto, di notizie. Mi sforzerò, come sempre, di studiare come un professore e di scrivere come un giornalista”) e simile nelle finalità. Se fino a oggi Messori ha cercato di valutare quanto sia ancora possibile, per l’uomo contemporaneo, credere che quell’oscuro falegname galileo era davvero il Dio fatto uomo, d’ora in poi cercherà di capire se si può davvero credere in un altro “scandalo”, in un’altra “follia” del cristianesimo: la donna che nasce senza peccato originale, la Vergine che partorisce, e che infine viene assunta in cielo. E che lo stile sarà davvero il solito lo si capisce già leggendo la prima puntata del Taccuino, di cui il Corriere anticipa qui alcuni brani. Messori parte da un luogo, o forse è meglio dire da “un fatto”, a lui particolarmente caro: Lourdes. E non rinuncia, già nelle prime righe, a una frecciatina polemica. Diretta alla prestigiosissima Cronologia Universale della Utet, che fra gli avvenimenti del 1858 riporta “persino l’uscita di un romanzo postumo di Khacatur Avovian, scrittore armeno”. “I redattori della Cronologia – scrive Messori – non dimenticano che il 1858 è l’anno in cui Francesco De Sanctis scrive un saggio dal titolo Schopenauer e Leopardi e che William Th. Keewin inventa il galvanometro a specchio, mentre il trattato tra Cina e Russia attribuisce a quest’ultima la riva sinistra del fiume Amur. Ricordano al lettore questo e molto altro ancora, ma non giudicano rilevante che tal Bernadette Soubirous testimoni di essere stata protagonista di “qualcosa” che avrà tra i suoi effetti il trasformare nel maggior centro alberghiero di Francia e forse d’Europa, con i suoi oltre 50.000 letti, la sino ad allora insignificante cittadina ai piedi dei Pirenei”. Delle apparizioni nella grotta di Lourdes, vere o false che siano, nella Cronologia non v’è alcuna traccia. Lo stesso avviene, nel capitolo dedicato al 1917, per Fatima. Tutto questo, secondo Messori, è indice “di quella deformazione che caratterizza ormai da secoli tutta la prospettiva di un mondo intellettuale per il quale solo politica, economia, cultura (intesa in senso laicamente restrittivo) hanno rilevanza e diritto all’attenzione”. “Questo taccuino mariano che qui iniziamo – si legge più avanti -. è guidato proprio da una convinzione insensata per quella che il Nuovo Testamento chiama “la sapienza del mondo”. La convinzione, cioè, che, malgrado ogni apparenza, la storia, e proprio quella “vera”, batta strade e si incarni in personaggi irrilevanti per coloro che non mettono in conto la prospettiva di fede… Ma sì, siamo tra quelli che si ostinano a sospettare che le sorti del mondo si decidano, misteriosamente, ben più dove si prega che dove si governa, si comanda, si traffica, si studia; che, dunque, la storia la “facciano” le vecchiette anonime che sgranano il rosario ben più che i grandi della politica, dell’economia, della cultura nei loro palazzi, uffici, accademie… Se non fosse così, quale sarebbe mai il paradosso cristiano?”. Ma dopo queste considerazioni Messori scende subito sul piano a lui preferito: quello dei fatti. E comincia a parlare di Maria come ha sempre parlato di Gesù: sondando, indagando su quanto sia credibile, su quanto sia compatibile con la ragione ciò che propone la fede. E, a proposito di Lourdes, parte con l’esame di tutti gli indizi “pro” e “contro” quel mistero. La prima questione passata al setaccio è la vicenda del “falso documento de Boneffon”. Jean de Boneffon, scrive Messori, era “un polemista anticattolico che, nel 1906, pubblicò a Parigi un pamphlet di 280 pagine dal titolo inequivocabile: Lourdes et ses tenanciers, e cioè, letteralmente, “Lourdes e i suoi tenutari”, dove il riferimento alle case di tolleranza non era casuale”. Nel libro, de Boneffon scriveva, ricorda Messori, che “il 28 dicembre del 1857 (dunque, quarantacinque giorni prima dell’11 febbraio 1858, data della prima apparizione) Pierre Claude Falconnet, procuratore generale presso il tribunale di Pau avente giurisdizione anche sul territorio di Lourdes, avrebbe scritto al suo sottoposto, il procuratore imperiale presso il tribunale di Lourdes, Vital Dutuor”, una lettera in cui diceva: “Sono informato che delle manifestazioni facenti mostra di un carattere sovrannaturale e simulanti un aspetto miracoloso si preparano per la fine dell’anno. Vi prego di vigilare…”. Una lettera che, se autentica, avrebbe dato un colpo mortale alla credibilità di Bernadette Soubirous e a tutto ciò che è seguito. Ma quel documento si rivelò poi essere un falso, e Messori ricorda perché. Come prima tappa della sua nuova avventura.

“Oggi ci vuole ben altro che la pastorale sui gay”

Messori, una volta lei diceva che bisogna mettere in guardia i cristiani da un certo devozionismo mariano fatto di immaginette e rosari. “Certo. Ricordo che Umberto Eco ebbe a dire che uno dei motivi che lo avevano fatto allontanare dalla fede era “tutto quell’impresentabile aspetto mariano”. Devo dire che lo capii”. Perché? “Non mi piaceva l’aspetto caramelloso del culto di Maria. E cadevo nell’equivoco in cui è caduta la Riforma protestante, che ha pensato che dedicarsi alla Madre volesse dire in un certo senso sottrarre qualcosa al Figlio di Dio”. E invece adesso… “E indispensabile che la Chiesa riscopra il ruolo di Maria. Ciò di cui oggi soffre la cristianità non è una crisi istituzionale, ma di fede. La Chiesa deve ripartire dalle fondamenta della fede, altro che pastorale per i gay”. E Maria cosa c’entra? “La storia insegna che è lei la vera salvaguardia della fede. Ad ogni crisi la Chiesa si è stretta attorno a Maria. Il protestantesimo è esploso, frantumandosi in mille chiese diverse, proprio perché ha ridimensionato il ruolo di Maria, ritenendolo contingente; ha considerato Maria come “un utero in affitto”, che è servito per l’Incarnazione e basta. Invece Maria è madre di Dio in eterno. Il suo fiat è per sempre. Allora per accogliere Gesù nel suo grembo, adesso per difendere la fede”.

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