Messori: “il Vangelo aveva ragione”

5 ottobre 1992 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

Gesù bugiardo e omosessuale, secondo l’ultimo libro di Gore Vidal. Oppure leader radicale della setta degli Esseni, secondo il Jesus the Man di Barbara Thiering. Oppure ancora Gesù mai esistito, inventato da un gruppo di ebrei fanatici, o esistito ma non risorto, stando alle scuole di pensiero, rispettivamente, “mitica” e “critica”. Da oltre un secolo le biblioteche sono invase da libri che tentano di demolire l’uomo che, lo si voglia o no, ha spezzato in due la storia: avanti Cristo, dopo Cristo. Sedici anni fa la Sei di Torino pubblicò lo studio di un giornalista de La Stampa, Vittorio Messori. Si chiamava Ipotesi su Gesù e, dopo aver passato al setaccio come in un giallo tutti gli indizi a disposizione, concludeva che fra le varie, appunto, “ipotesi”, quella più compatibile con la ragione umana è proprio quella di Fede: Gesù è il Messia, ed è risorto. Fu il maggiore bestseller religioso del dopoguerra: un milione e 200.000 copie vendute in Italia, una ventina di traduzioni. Così Messori, che a quel suo “primogenito” ha fatto seguire altri sei libri, è diventato il più noto apologeta italiano. E ora pubblica, sempre con la Sei, quello che lui stesso considera “il seguito esplicito di Ipotesi su Gesù”. Il titolo del nuovo libro è Patì sotto Ponzio Pilato? Sottotitolo: Un’indagine sulla Passione e Morte di Gesù. Sarà nelle librerie entro la metà di ottobre. Messori, sono ormai quasi trent’anni che indaga su Gesù. Cosa aggiunge questo libro? “In Ipotesi su Gesù avevo cercato di ragionare sul piano storico, logico e archeologico. Era un’indagine generale sulla storicità e sul l’attendibilità dei Vangeli. Diciamo che era come osservare una città dall’alto di un colle. Ora, con Patì sotto Ponzio Pilato? passo dal generale al particolare: scendo dal colle e osservo la città da vicino, con una lente, strada per strada, casa per casa. Fuor di metafora, ho esaminato ad uno ad uno ogni versetto dei quattro Vangeli che riguardano morte, passione e resurrezione di Cristo. Perchè quello è il cuore del Vangelo. Il Kèrygma, cioè il “primo annuncio” di apostoli e discepoli, non è un messaggio morale, non è un incitamento a volersi bene. E, invece, l’annuncio di un fatto: Gesù è stato condannato, è morto in croce, è risorto. Bene, io ho esaminato ciascuno dei versetti dei Vangeli in cui si dà questa “notizia”, e ho cercato di valutarne credibilità e storicità. Ma Patì sotto Ponzio Pilato? non è che la prima puntata di questa ricerca, perché si ferma, appunto, alla Passione e alla Morte. Il mio lavoro continua sulla terza fase, la Resurrezione. Seguirà quindi un secondo volume, che si intitolerà E il terzo giorno resuscitò dai morti? Ci tengo a dirlo, perché non voglio entrare nel novero di quei “credenti”, che si fermano alla sera del venerdì”. Ma cosa scoprire, ancora, su Passione, Morte e Resurrezione? “Non vorrei sembrare presuntuoso, ma su molte cose non si era mai indagato. Voglio dire: controllando la storicità di ogni affermazione dei Vangeli, spesso mi sono sorpreso. Ad esempio, la moglie di Pilato. Qualcuno ha detto: i Vangeli sono falsi perché c’era una legge che impediva ai funzionari imperiali nelle province di portare con loro la moglie. Vero. Ma proprio poco prima dell’anno 30 (e la data della morte di Gesù, sembra ormai certo, è il 6 aprile del 30) un rescritto imperiale aveva autorizzato prefetti e governatori a portare con loro la famiglia. E ancora: le vesti di Gesù. Nei Vangeli si dice che i soldati se le spartirono fra loro. E possibile? Sì, perché sempre da fonti extra-cristiane (sia chiaro, io confronto i Vangeli solo con fonti non cristiane) risulta che ai soldati che fungevano da esecutori delle condanne, gli exactores mortis, era riconosciuto dalla legge il diritto di spartirsi le vesti. Non solo: i Vangeli dicono anche che la tunica di Gesù fu tirata a sorte perché era di particolare pregio, tessuta di un solo pezzo. E recentemente si è appreso, da un antico testo ebraico, che in Galilea (e Gesù veniva dalla Galilea) uno dei prodotti artigianali più ricercati erano le tuniche di un pezzo solo. Guarda caso. E ancora: l’iscrizione “Gesù Nazareno re dei Giudei” affissa sulla croce. I Vangeli dicono che era scritta in tre lingue: latino, ebraico e greco. E anche qui, guarda caso, la legge imperiale di Roma stabiliva che il titulum doveva essere scritto in tre lingue: quella locale, quella imperiale (il latino), e quella franca, il greco, cioè l’inglese dell’epoca. Gli esempi sono centinaia”. Ma non dimostrano che i Vangeli dicono la verità… “Certo. Però dimostrano la loro storicità. E complicano le cose, e non di poco, a coloro che sostengono che i Vangeli sono stati scritti in epoca tarda, frutto di una riflessione e di successive redazioni. Insomma, il mio lavoro in Patì sotto Ponzio Pilato? è stata una ricerca delle minuzie, perché sono convinto che Dio si nasconde nei particolari. Dio è nascosto, certo, ma lascia tracce e indizi di sé. E questi indizi portano a una conclusione: i Vangeli sono molto più attendibili di quanto non dicano tanti biblisti anche cattolici”. . Le sue frecciate a certi specialisti cattolici sono frequenti. “Vede, l’Illuminismo ha cercato di sgretolare i Vangeli applicando il metodo pseudo-scientifico. Questo metodo è stato seguito, per oltre un secolo e mezzo, solo dagli “increduli”. Protestanti e cattolici difendevano il Vangelo. Successivamente, prima i protestanti e poi (dopo il Concilio Vaticano II) anche certi esperti cattolici, hanno finito con l’accettare questo metodo. E quindi il “mondo cattolico” è stato inondato, soprattutto dalla Germania, da libri che tentano di “smitizzare” i Vangeli, dando ai miracoli, ad esempio, un significato simbolico. Io ho cercato di dimostrare che questi tentativi di sbriciolamento sono senza prove. Si fondano unicamente su ipotesi infondate e su pregiudizi discutibili. “Nei miei libri, invece, io non parto mai da una posizione di fede. Ho avuto una formazione laica, razionalista, anticlericale, e quando, a un certo punto della mia vita, ho scoperto il Vangelo, ho cercato di capire se questa straordinaria “buona notizia” è o no sostenibile anche sul piano della ragione. E allora, quando scrivo tento di dare al lettore un dossier di notizie. E guardi che in oltre quindici anni ho ricevuto un quantità enorme di attacchi, ma mai una smentita sui fatti. Nessuno ha mai dimostrato che una notizia che ho dato è falsa. Anche se, da quel cronista che sono, non infarcisco i miei libri di note erudite, sono a disposizione di chiunque (e mi è capitato più volte di farlo) per esibire tutti i necessari riferimenti bibliografici. “Insomma, con il mio lavoro ho cercato di dimostrare che la crisi della modernità sta facendo crollare, dopo le ideologie, anche certe “scientologie”. E che ancora una volta aveva ragione la Tradizione, che diceva di leggere i Vangeli con semplicità, prendendo sul serio quello che vi è scritto senza elucubrazioni intellettualistiche. E una clamorosa rivincita di Gesù, che aveva glorificato il Padre “perché rivela queste cose ai piccoli e le tiene nascoste ai sapienti”: si sta scoprendo, infatti, che il modo più scientifico di leggere il Nuovo Testamento non è quello del professorone, ma quello della vecchietta che accetta tutto senza troppi arzigogoli”. . Lei è spesso polemico con una parte della cultura laica. Ma se i suoi libri hanno tanto successo, non è anche merito proprio di quel modo di procedere caratterizzato dal dubbio? “Io dico spesso che oggi l’Inquisizione è laica, e ne sono convinto. Ciò non toglie, è vero, che l’aver studiato con Bobbio, Firpo e Galante Garrone alla facoltà torinese di Scienze politiche, mi ha consentito un approccio non clericale alla fede, seguendo sempre categorie razionali. Io non dò per scontato niente: né la resurrezione di Gesù, né la sua stessa esistenza. Il Vangelo, per me, è stato uno choc. Ancora oggi, nonostante abbia fatto da un pezzo la mia “scommessa” di dire di sì a Cristo, quando recito il Credo provo stupore. Chi ha sempre avuto fede, invece, dà tutto per sottinteso. “Per questo non mi sono mai occupato di temi clericali. Quando mi avvicinai alla Chiesa, rimasi sorpreso nel vedere che coloro che dicevano di credere erano più occupati a spartirsi il “palazzo” clericale che non a interrogarsi sulla verità di una fede che davano per indiscutibile. Io invece mi sono disinteressato degli edifici e mi sono occupato delle loro fondamenta. Per vedere se i palazzi vaticani poggiano su un mito orientale o su un fatto vero.

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