Messori: attenti ai tranelli del “politicamente corretto”

4 agosto 1995 :: Avvenire, di Alessandro Zaccuri

«Il caso Priebke? Conferma una mia vecchia opinione: meglio essere processati da un tribunale dell’Inquisizione che da una corte posta sotto il ricatto del “politicamente corretto”». Vittorio Messori lancia il sasso e non nasconde la mano. Dopo le dichiarazioni sulla sentenza rilasciate a botta calda, è tornato a ricevere minacce neppure troppo velate. «Era già successo qualche anno fa – ricorda -, quando avevo ricostruito su Avvenire la dinamica dell’agguato di via Rasella, qualificandolo per quello che oggettivamente è stato: un attentato terroristico, non un’azione di guerra».

Ma non basta: «La strage di via Rasella fu voluta deliberatamente dalla componente socialista e comunista del Cnl romano per creare un capitale d’odio da far fruttare quando, da li a poco, i tedeschi avessero lasciato la capitale. Oggi si tende a dimenticarlo, mala rappresentanza cattolica delle forze partigiane era contraria a quell’aggressione. Anche perché si sapeva, senza alcuna possibilità di dubbio, che i tedeschi avrebbero scatenato la rappresaglia. Del resto, erano le stesse leggi internazionali in vigore all’epoca a mettere quest’arma terribile nelle mani dell’esercito occupante».

Ma l’elenco delle dimenticanze, secondo Messori, è molto più lungo. Qualche esempio? «Come mai nessuno ricorda più che, nell’immediato dopoguerra, l’Associazione dei parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine sporse denuncia contro gli autori dell’attentato di via Rasella, ritenendoli corresponsabili della morte dei loro cari? E più ancora: come mai, in più di cinquant’anni, a nessun giornalista è venuto mai in mente di incontrare i parenti dei soldati uccisi dalla bomba dei partigiani? L’ordigno ne ammazzò 33, tutti altoatesini della Territoriale, che tornavano disarmati dalla costruzione di una trincea. Senza contare che, insieme con i militari, morirono anche tre civili romani, tra cui un bambino. Si vede che i morti, purtroppo, non sono tutti uguali…».

Il discorso a questo punto si allarga e dalle contraddizioni del processo Priebke («Per stabilire che il reato era andato in prescrizione non occorreva scomodare il tribunale, bastava una matricola di Giurisprudenza», commenta Messori) passa ad altre ferite di un passato anche recente.

“Sia chiaro – precisa -, qui non si vuole difendere l’indifendibile. Ma da cristiano penso che non ci sia niente di peggio che combattere il nazismo con metodi nazisti, come si sta facendo in questi giorni. Vogliamo processare la Storia? Bene, allora riapriamo anche il capitolo delle foibe carsiche, dove migliaia di italiani hanno trovato la morte per mano dei miliziani di Tito e con la complicità dei comunisti, di Togliatti. Oppure torniamo a vedere che cosa accadde in Emilia, nel cosiddetto “Triangolo della morte”, tra il 1945 e il 1948, quando non passava giorno senza che venisse ucciso un sacerdote. E potrei continuare: le fosse di Katyn, il genocidio in Cambogia… Ci sarà pur stato qualche Priebke sovietico, no?”.

Quella suggerita da Messori non è per una prospettiva semplicemente “revisionista”. «A me sta a cuore il dato religioso -spiega-. Che è questo: a partire dalla Rivoluzione francese la modernità ha voluto sbarazzarsi della religione e delle sue “superstizioni”, prima fra tutte l’esistenza del Diavolo, finendo così con demonizzare l’uomo. Ne è nata una sorta di metafisica perversa, che di volta in volta ha trasformato l’aristocratico, il capitalista, l’ebreo e, oggi, il nazista in un essere dai connotati mitologici, un emissario del Male, che non merita alcuna clemenza».

La controprova? Messori è pronto a fornirla: «Tra quelli che oggi gridano allo scandalo per la sentenza Priebke ci sono molti che non perdono occasione per pronunciarsi contro la pena di morte. Dimenticando che il processo di Norimberga, invocato a modello, si è concluso con una serie di impiccagioni. Tra l’altro: non fu un giovane magistrato di Novara, Oscar Luigi Scalfaro, a chiedere la fucilazione, poi eseguita, di un gruppo di fascisti di Novara? E una contraddizione dalla quale si può uscire soltanto recuperando un’autentica prospettiva religiosa. Soltanto il cristiano può dichiarare che ogni vita ha lo stesso valore la stessa sacralità. Ripeto: ogni vita. Anche quella di un ex ufficiale delle SS».

© Avvenire