Messori, apologeta della Chiesa: “Il Papa ha sbagliato”

18 agosto 1993 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

“Stai un po’ zitto, Wojtyla”. E poi: “Che continuino a scannarsi, serbi, croati e musulmani”. Due bordate non male, specie se si considera che a lanciarle è un cattolico d.o.c. come Vittorio Messori. Intervistato dal settimanale Europeo, lo scrittore esprime il suo dissenso sull'”ingerenza umanitaria” in Bosnia, sul pacifismo e sui continui interventi di Papa e vescovi, ai quali consiglia alcuni anni sabbatici di silenzio. Pur con tutte le spiegazioni, Messori conferma: “E stata fatta una sintesi selvaggia: nel tono e nel titolo dell’intervista non mi riconosco, ma il concetto è quello”. “Il cristiano -spiega- è al tempo stesso un utopista, che vorrebbe sempre la pace, e un realista, che sa che il paradiso non ci è stato promesso in questo mondo, e che a causa del peccato originale le guerre ci saranno sempre. E allora cerca in tutti i modi di attenuare, di limitare i danni. La cristianità del Medioevo, ad esempio, aveva posto una serie di limiti di tempo alla guerra, e aveva affidato i combattimenti a una categoria di professionisti, risparmiando i civili. Il pacifista, invece, ha l’illusione tutta illuminista di cancellare il peccato originale e quindi tutte le guerre”. “Quella dei Balcani -continua- è una situazione ormai proverbiale. Lì convivono, da sempre, un groviglio di razze e di religioni, e da lì sono sempre venuti odio e crudeltà. Ditemi un nome di un serbo, o di un croato, o di un bosniaco, che abbia lasciato una traccia positiva di sé nella storia. L’aggressività di quei popoli è stata tenuta repressa per anni col pugno di ferro di Tito: venuto meno quello, è riesplosa. E allora non resta, realisticamente, che lasciarla sfogare, in attesa dell’esito della battaglia. Inutile illudersi di imporre dall’alto una soluzione. Se il Papa pensa di risolvere le cose mandando i caschi blu, mi spiace, ma non sono d’accordo”. Proprio lei, apologeta della Chiesa, non è d’accordo? “Ma la Chiesa chiede che al Papa sia dovuta obbedienza quando parla di fede e di morale; sulle opinioni sociopolitiche si può anche dissentire”. Ma lei chiede al Papa di tacere per qualche anno… “Dico solo che il Papa non è un commentatore dei telegiornali. Ci deve additare l’eterno, non commentare l’effimero. Certo, il suo messaggio dev’essere “incarnato”: ma nella storia, non nella cronaca”. Lei sostiene che la Chiesa parla troppo… “Sì, c’è in questi anni una logorrea clericale. A un cristiano, per sapere tutto, basterebbe il solo Vangelo di Marco, che si legge in un’ora. Temo che tutto questo sia il sintomo di una crisi di fede: si moltiplicano le parole con la “p” minuscola, perché non si crede più nella Parola con la “P” maiuscola”.

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