Il Vaticano contro la sentenza tedesca, ma Messori dissente

12 agosto 1995 :: Corriere della Sera, di Luigi Accattoli

Durissimo commento vaticano alla sentenza della Corte costituzionale tedesca contro l’obbligo dei crocifissi nelle scuole: la paragona a Hitler che sostituì la croce cristiana con la croce uncinata. Anche il cancelliere Kohl critica la sentenza, giudicandola «incomprensibile». E intanto la polemica passa dalla Germania all’Austria. La sentenza della Corte di Karlsruhe è dell’altro ieri: definisce contraria alla Costituzione (e in particolare all’articolo 4, che sancisce la libertà di religione) la presenza normativa del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche e invita il Libero Stato di Baviera (l’unico a prevederla, per la sola scuola elementare) a rivedere il regolamento in materia. Ecco la nota dell’Osservatore romano: «Nel momento in cui l’Europa è presa dalla memoria storica della guerra che uccise l’uomo in nome di un emblema malvagio come la croce uncinata, ecco che si toglie dalle scuole, in nome di un malinteso pluralismo religioso, quel Crocifisso che è segno dell’amore di Dio per tutti gli uomini. Ogniqualvolta si è distaccato dalle proprie radici spirituali e culturali cristiane il Vecchio Continente si è avviato alla catastrofe. La storia non insegna proprio nulla?». Anche il cattolicissimo cancelliere tedesco Helmut Kohl si è richiamato alla campagna hitleriana contro la croce cristiana: «Sia per me che per l’Unione cristiano-democratica la sentenza della Corte costituzionale è incomprensibile. L’ordinamento liberale della nostra società si basa sui valori della tradizione cristiana. Dopo le amare esperienze di questo secolo con le ideologie anticristiane, dobbiamo tramandare questi valori alle generazioni future». Contro le semplificazioni polemiche è intervenuto ieri il vicepresidente della Corte di Karlsruhe, Johann Friedrich Henschel, precisando che la sentenza non impone il «ritiro immediato» dalle aule scolastiche del crocifisso, ma subordina la sua permanenza a un’esplicita richiesta di genitori, insegnanti e alunni delle diverse scuole. Il ministro bavarese della Cultura ha detto ieri che già gli sono arrivati appelli di genitori che minacciano di ritirare i figli dalla scuola pubblica «se i crocifissi dovessero sparire dalle aule». La polemica è arrivata subito in Austria. L’arcivescovo di Vienna ha ricordato che una legge del 1949 e il Concordato del 1962 garantiscono la presenza dei crocifissi nelle scuole dove gli studenti cristiani sono la maggioranza. Qualche reazione alla sentenza della Corte tedesca c’è stata pure in Italia: il vescovo Riboldi la critica, lo scrittore Messori l’approva. Per Antonio Riboldi «il crocifisso non impone alcuna scelta, è semplicemente un riferimento positivo», perché dunque «privarne i giovani? E che metteremo al posto della croce? Un corno, forse?». Vittorio Messori non si scandalizzerebbe «se anche in Italia si decidesse di togliere i crocifissi dalle aule»: «Sono cristiano e papista, ma il Cristianesimo non è l’Islam: non impone la fede, la propone. Se uno cerca la Croce deve essere libero di trovarla quando sceglie liberamente di farlo. Dio per l’Islam è imposizione, per il Cristianesimo è dono e sorpresa».

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