Il Mistero è ragionevole

14 dicembre 2000 :: Libertà, di Francesco Mastrantonio

I libri di Vittorio Messori sono diffusi in tutto il mondo, tanto che il giornalista della celebre intervista a Papa Giovanni Paolo II, è divenuto il più noto e seguito degli scrittori cattolici. Con “Dicono che è risorto” le sue pubblicazioni diventano 14: “Ipotesi su Gesù”, 1976; “Scommessa sulla morte”, 1982; “Rapporto sulla fede: a colloquio con il cardinal Ratzinger”, 1985; “Inchiesta sul cristianesimo”,1986; “Il beato Faà di Bruno: un cristiano in un mondo ostile, 1998; “Patì sotto Ponzio Pilato?”, 1992; “La sfida della fede”, 1993; “Opus Dei: un’indagine”, “Varcare la soglia della Speranza”, 1994; “Le cose della vita”, 1995; “Qualche ragione per credere”, 1997 e “Il Miracolo”, 1998.

Prima dell’incontro con il pubblico dell’auditorium di via Sant’Eufemia, il giornalista e scrittore ha concesso alcune interviste. Tra gli intervistatori c’era anche un insegnante piacentino, il professor Francesco Mastrantonio. Di seguito pubblichiamo la sintesi di queste domande e risposte a bruciapelo.

Secondo un certo indirizzo teologico alcuni nodi fondamentali della vita di Gesù compresa la sua stessa Risurrezione, altro non sarebbero che espressioni simboliche e irrilevanti, e il motivo fondamentale per un cattolico risiederebbe unicamente nella fede. Lei è d’accordo?

“Gesù fa tutto un elenco di cose, come gli atti di carità, compiuti i duali le persone, anche se non conoscono il suo nome, diventano cristiani in modo anonimo, ma in modo talmente efficace da essere salvati, perché Gesù dice che a loro, a questi signori che non conosceranno, appunto, neppure il suo nome, ma avranno agito così, sarà data la vita eterna, saranno riconosciuti come suoi figli, anche se non lo hanno mai conosciuto”.

“Ebbene questo fatto che il Papa ha ricordato è un fatto detto da Gesù stesso, e allora dov’è nato lo scandalo? dov’è lo stupore? Certi titoli sono grotteschi: non è una novità del Papa dire che anche gli atei possono salvarsi. E’ dai tempi di Gesù Cristo che lo sapevamo”

Messori, non la stimola indagare anche sulla Sacra Sindone?

«Della Sindone so tutto quello che è possibile sapere. Anche perché avendo fatto per tanti anni il giornalista alla Stampa a Torino, sono tra i pochissimi, a parte gli arcivescovi della città ad averla materialmente toccata due volte. Nella mia biblioteca ci sono alcune centinaia i libri sulla Sindone: voglio dire che già in molti si occupano di questo problema, mentre io mi occupo dei problemi “generati” dei quali la Sindone P solo un aspetto, seppure interessante, seppure venerabile. La fede non si basa certamente né sulla Sindone né sul sangue di San Gennaro. Faccio non a caso il nome di San Gennaro perché ho visto, ho tenuto in mano le ampolle e corro assolutamente convinto che il sangue Sia chiaro questo: io potrei essere anche il Pascal redivivo, il Sant’Agostino di Desenzano, potrei scrivere i libri migliori di apologetica e però passare la vita senza convincere nessuno, nel senso che uno dei capisaldi della prospettiva cristiana sulla fede è il fatto che la fede è un dono di Dio. C’è un input divino che mette in moto questo meccanismo misterioso che porta poi all’adesione dell’idea cristiana. Che cosa possono fare i poveri umani? Possono fare come il sottoscritto, cercare di dimostrare che il mistero è ragionevole. Possono cercare di dimostrare che la fede è apparentemente un assurdo, ma in realtà qualcosa che va al di là della ragione, ma non la contraddice. Quindi i miei libri sono quelli che la teologia classica chiamava i preambula fidei, i preamboli della fede, poi però sta a Dio convincere, sta a Dio mettere in moto il meccanismo misterioso».

Ho rivisto in questi giorni alcuni brani della sua famosissima intervista a Giovanni Paolo ll, “Varcare la soglia della Speranza”, e li ho messi in relazione con le recenti, presunte affermazioni del Papa, secondo le quali tutti, atei, buddhisti, musulmani, potranno conquistare il paradiso…

«Si tratta della solita bufala. I commenti che sono stati fatti a queste presunte affermazioni, sorprendenti e nuove del Papa, sono la classica bufala, come si dice in termine giornalistico, proprio una di quelle occasioni in cui viene voglia di restituire indignati la tessera. Il Papa non fa altro che ripetere quanto sta nel Vangelo stesso, non si tratta neppure di un’antica tradizione ecclesiale, si parla addirittura di Vangelo: per esempio nel capitolo 25 di Matteo, Gesù parla del cosiddetto giudizio universale e stabilisce quali sono i criteri adottati. E i criteri non sono quelli di avere conosciuto esplicitamente Lui, di averlo conosciuto come Signore, di essere diventati buoni figli di quella che poi diventerà la Chiesa – che in quel momento ovviamente mentre Gesù parlava non c’era ancora – i criteri per l’ammissione al Regno, cioè per entrare nella vita eterna e per essere suoi discepoli passano attraverso l’impegno, attraverso l’avere dato da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, l’avere vestito gli ignudi, visitato i carcerati, confortato gli infermi e così via».

Credo che San Gennaro era autentico, sono anche un devoto di Lourdes: quest’anno addirittura ho affittato per, un mese con mia moglie una casa sui Pirenei a due chilometri dalla grotta.

Però la mia fede è come la fede di tutti gli altri, la fede di nessuno si basa sulla Sindone, sul sangue di San Gennaro, sulla Madonnina di Civitavecchia, su Fatima. Sì, sono tutte cose a cui credo, ma ci credo all’interno di una dimensione di fede che è fondata proprio sulla risurrezione.

Tutto sta nel vedere se Gesù è risorto o non è risorto. Se le apparizioni del risorto sono autentiche oppure sono invece fantasie, truffe, equivoci o altro. Questa è la base, tutto l’edificio cristiano, Sindone compresa, sta all’interno di questo edificio costruito su questa base».

In premessa al suo libro “Pensare la storia” ha detto che bisogna che ci decidiamo a renderci conto del cumulo di giudizi arbitrari, di deformazioni, di vere e proprie bugie che incombe su tutto ciò che è storicamente attinente la Chiesa. Si sente di estendere questa sua opinione anche sii tutta la storia, così come è raccontata agli studenti a scuola?

«Innanzitutto lo sono piuttosto amareggiato. Poi, diciamocelo chiaro, come cattolico, si ha l’impressione che neppure il Papa la conosca più la storia della Chiesa. se la conoscesse davvero non avrebbe chiesto certi perdoni. lo ho molto sofferto questa cosiddetta liturgia penitenziale proprio perché, dati alla mano, come lui ha cercato di scrivere anche in certi libri. non solo non c’era niente per cui chiedere scusa, erano gli altri che dovevano chiedere scusa alla Chiesa Cattolica, comunque».

Non più una domanda, ma una conclusione. La disturba o la lusinga se io la paragono a Giovanni Papini?

«Sì, mi disturba, perché guardi, su Papini credo che ci sia pochissimo da salvare. Lo dico con amarezza, perché lo conosco molto bene, ho cercato di studiarlo per cercare se era possibile rivalutarlo. Devo dire che purtroppo il suo è un cristianesimo urlato, un Cristo in camicia nera, non è per un caso, non è per un ingiustizia: morto Papini nessuno poi più lo ha letto. Ma io l’ho fatto per dovere, proprio per la speranza di salvare qualche cosa, poi sa, non è stato possibile».

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