“Il libro del Papa è superficiale”

2 novembre 1994 :: Corriere della Sera, di Ennio Caretto

C’è una congiura internazionale, o meglio americana, anti Wojtyla? E ne è espressione l’insultante articolo di Colman Mc Carthy del Washington Post pubblicato ieri dall’International Herald Tribune, un suo affiliato, insieme con una vignetta altrettanto offensiva? La risposta è no. Ma un no qualificato. In America esiste infatti una corrente d’opinione (la tradizionale corrente “antipapista”, tuttora molto forte) che auspica le dimissioni di Giovanni Paolo II. E nella quale s’inserisce l’articolo in questione, dal titolo “The Pope cheapens his office”, cioè deprezza, discredita il suo apostolato. Il Washington Post pubblicherà, domenica, un altro ampio commento sul libro, di cui non rivela però il contenuto. La vignetta, innanzitutto. Originariamente era stata pubblicata dal Washington Post durante la Conferenza del Cairo sulla Popolazione, però l’International Herald Tribune l’ha ripresa ieri, quasi a rafforzare il peso della negativa recensione del libro di Wojtyla fatta da McCarthy. Mostra il Papa sul soglio pontificio, con in mano un enorme megafono su cui è scritto Nolo Contraceptium, circondato da cupi e voluminosi cardinali che scrutano l’orizzonte. “Non li convince, Santità -dichiara uno dei prelati. Forse faremmo meglio a limitarci a niente carne il venerdì”. L’articolo di McCarthy è un violento attacco al Pontefice e al suo libro. E incomincia con questa annotazione: “Abbondano i dubbi, e trovano conferma, sulla sua capacità di scrivere con intuizioni fresche e con profondità intellettuale (…) più che d’un libro si tratta di annotazioni superficiali (…) un titolo più onesto sarebbe stato: pensieri in libertà, scodellati mentre non ero occupato nella gestione della Chiesa”. E termina con questo altro appunto: “Con il megacontratto per il suo collage, il Papa diventa un altro di quegli pseudo autori che consentono agli agenti e agli editori di monetizzare la sua celebrità: il papato ne è involgarito”. McCarthy se la prende anche con il “provocatore” del libro, lo scrittore cattolico Vittorio Messori, “un giornalista approvato dal Vaticano… che ha fatto domande troppo reverenziali”. E aggiunge che il libro “è una seconda scelta”, cioè un surrogato per un programma tv che non si è potuto fare, “dal linguaggio o legnoso o artificioso”. Accusa poi Wojtyla di svilire le altre religioni: “Il buddismo è in larga misura un sistema ateo… L’Islam non è una religione di redenzione”. Il recensore conclude: “Le parole e le idee del Papa sono edificanti, sincere, nobili. Ma non sono letteratura. Il libro non si avvicina nella maniera più remota alla spiritualità ed eleganza di quello di Papa Giovanni XXIII. Giovanni Paolo II è quello di sempre, un uomo dalle opinioni ostinate, un Pontefice che pontifica”. La recensione di Mc Carthy è una delle più ostili apparse in America. Ma si scontra con numerose altre favorevoli, tra cui quella di George Weigel, il presidente del Centro di politica etica e pubblica di Washington. Weigel scrive che “la stampa romana crede che il papato di Wojtyla sia finito. Ma chi ha visto il Santo Padre di recente lo ha trovato teso al futuro e impegnato all’unità cristiana. La mia impressione è che le sorprese del suo straordinario pontificato non siano terminate”. È la stessa tesi del pensatore cattolico Michael Novak, secondo cui la fine dell’Urss e del comunismo non sarà la sola eredità del Papa. Sul Los Angeles Times Weigel afferma che il libro “distrugge la caricatura di Giovanni Paolo II di un misantropo che è schierato contro la modernità… e dovrebbe indurre tutti a un’analisi più seria del suo apostolato”. Sostiene anche che Wojtyla “ha chiuso l’epoca dei Papi burocrati e ha inaugurato quella dei Papi evangelisti, difensori della dignità umana”.

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