I dubbi sulle esecuzioni

31 marzo 1995 :: Corriere della Sera

“Questa enciclica è un atto di coraggio immenso” dice il cardinale Ersilio Tonini. “E l’aspetto più interessante è nelle pagine dedicate alla pena di morte”. Già, nel documento la condanna capitale è ammessa solo “in casi di assoluta necessità… molto rari per non dire inesistenti”. Affermazioni che suscitano opposte reazioni. Il Manifesto ha titolato “benedetto il boia”, Amnesty International osserva che le esecuzioni solo nel ’94 sono state duemila, mentre i radicali elogiano il Papa per il “progresso dottrinario” rispetto al Catechismo del ’92 che accettava l’omicidio di Stato “in casi di estrema gravità”. Spiega Tonini: “L’enciclica dice chiaramente che ad un certo grado di civiltà la pena di morte va assolutamente esclusa. Oggi si rivela inutile ai fini della difesa della comunità e fortemente in contrasto con la speranza di salvezza e di redenzione”. Ma allora, quali sono i casi di assoluta necessità? “Si pensi a un Paese in mano alla violenza, a una situazione di delinquenza congenita…” E l’invito a disobbedire alle leggi sull’aborto? “Le democrazie lo hanno sempre proclamato: la legge iniqua deve essere combattuta. D’altra parte i valori di fondo della nostra Costituzione sono gli stessi dell’Enciclica”. Opinione condivisa da Romano Prodi, leader del centro sinistra: “L’affermazione della dignità della persona non solo è compatibile con la nostra Costituzione ma per molti tratti ne condivide l’ispirazione”. E secondo Ombretta Fumagalli, del Ccd, anche i parlamentari dovrebbero far proprie le preoccupazioni del Pontefice. È unanime l’apprezzamento del mondo cattolico. Dal vescovo Antonio Riboldi al giurista Sergio Cotta, dal senatore Carlo Bo alle Acli. Un po’ fuori dal coro Vittorio Messori, autore del libro intervista a Giovanni Paolo II Varcare la soglia della speranza: “Siamo di fronte a un grido vero, nobile, coraggioso ma proprio per questo tragico. Tragico perché destinato a essere inascoltato”. Sono però molti gli intellettuali che dissentono. Durissimo il sociologo Gianni Statera: chiede al governo “almeno una nota di protesta ufficiale nei confronti del Vaticano, se non addirittura la rottura delle relazioni diplomatiche”. Il motivo? “Giovanni Paolo II non può permettersi di tacciare come totalitari gli Stati che nelle loro legislazioni contemplano l’aborto e l’eutanasia… Paradossalmente il Papa sembra più attratto dal khomeinismo che dal cristianesimo”. Per il filosofo Lucio Colletti il documento getta “un’ombra tragica sulla Chiesa, che sempre più è abbandonata dalle masse”. Il sociologo Franco Ferrarotti teme che l’enciclica possa rappresentare “un ulteriore punto di rottura fra Chiesa e mondo moderno. Sarebbe stata più utile un’opera di mediazione, tipica ad esempio di Paolo VI”. Per lo storico Piero Melograni “siamo di fronte a un arroccamento delle posizioni vaticane”. Interviene pure l’associazione ostetrici e ginecologi ospedalieri (Aogoi). “Il Santo Padre usa parole troppo forti sull’aborto – afferma il professor Antonio Chiantera – dimenticando che l’unica vera battaglia seria si pratica con la contraccezione”.

© Corriere della Sera