Che tregenda quella scimmia

24 febbraio 1990 :: Il Sabato, di Paolo Biondi

Vittorio Messori, giornalista e scrittore, anche questa volta ha lasciato il segno. Due delle sue ultime rubriche che domenicalmente appaiono su Avvenire sotto il titolo «Vivaio», riguardano la droga. E sono una vera e propria provocazione.

Veniamo alla prima: «Quanto più i media parlano del fenomeno tanto più ne accrescono il fascino, la voglia di provare». Un bel sasso in piccionaia, non ti pare?

Così come c’è il volto demoniaco del potere, c’è il volto demoniaco del cosiddetto quarto potere. Ricordo il caposaldo del pensiero di Del Noce e cioè che ogni fenomeno della modernità è caratterizzato dalla vichiana eterogenesi dei fini, il rovesciamento delle buone intenzioni nel loro contrario una volta attuate. Il giornalismo questa eterogenesi la vive sino in fondo. Il tentativo di demonizzare la droga porta all’aumento del consumo. La demonizzazione del nazismo ha fatto sì che poche cose siano affascinanti per i giovani come le svastiche, i soprabiti di cuoio e lo stesso zio Adolph in persona. Di questo dobbiamo essere consapevoli anche facendo un nobile inserto contro la droga. Non vorrei apparire pessimista ma realista: questa nostra professione molto spesso provoca più guai di quanti ne risolva. Lo si è visto d’altro canto al tempo del terrorismo nel dibattito sul fatto di staccare o meno “la spina” dell’informazione.

Io sarei per staccare la spina, cioè non parlare più di droga. È provato anche che le costose campagne governative contro la droga (quelle fatte a livello “informativo”) aumentano il consumo, ne fanno da volano. Questo avviene per tutto. Il Pci, soprattutto con il Tg3, ha creato, ha tentato di creare la contestazione studentesca attuale. Se i giornali, se i mass media non avessero parlato di quei quattro ragazzi che tentano grottescamente di rifare il ’68, nel giro di tre giorni sarebbero tutti tornati a casa. li discorso quindi è generale. I mass media sono davvero creatori di fenomeni inquietanti.

Nella parte probabilmente più originale dei tuoi articoli parli dell’Inquisizione come di una sorta di Dea, di squadra antidroga e le streghe sono dipinte come dei «pusher» medievali. Non hai forse esagerato?

Che la lotta contro le stregue fu lotta alla produzione e al consumo di stupefacenti da parte di circoli iniziatici è ormai un dato storico. È assodato che gli inquisitori bloccarono la diffusione del narcotici. Uno studioso romeno, Ioan P. Couliano, l’ha dimostrato partendo dal fenomeno parallelo nell’Europa orientale, cioè il vampirismo.

La stregoneria era un fenomeno che alcuni storici dipingono “di massa”. Si dovrebbe dedurre che la droga era diffusa quanto oggi?

Ci sono due osservazioni da fare. Prima di tutto le cosiddette possessioni o stregonerie di massa erano determinate da inquinamenti da segala cornuta. Il fatto è che c’erano degli infestanti, non soltanto per la segala cornuta, di cereali. Ad un certo punto succedeva che un’intera regione era “indemoniata”, registrava “strani fenomeni”. Abbiamo saputo soltanto di recente che l’Lsd si ricava dalla segala cornuta. Non era gente che si drogava in massa, era gente che restava drogata senza sapere perché e viveva le stesse esperienze allucinogene che vive chi consuma l’Lsd.

In secondo luogo per quello che riguarda gli stregoni consapevoli, la propaganda illuminista (creando il mito del buio Medioevo cattolico) ha ingigantito le cifre. È stato calcolato che Stalin, in ogni anno di purghe, fece il doppio di vittime di quattrocento anni di Inquisizione. In realtà nessuno sa quante streghe furono uccise; certamente la maggioranza delle streghe fu uccisa dai protestanti. L’ultima esecuzione avvenne a Salem negli Stati Uniti alla fine del XVII secolo ad opera di puritani locali. Ancora nell’Ottocento, nei Paesi scandinavi luterani, si dava la caccia alle streghe quando nell’Europa cattolica se ne aveva solo un lontano ricordo.

In ogni caso le cifre che vengono date dalla storiografia propagandistica illuminista sono tutte sballate. I circoli di adepti delle cosiddette stregonerie contavano alcune migliaia di persone in un’Europa che già allora si avvicinava ai cento milioni di abitanti, quindi la proporzione non è grande.

Resta però che il Medioevo sapeva che le droghe esistevano, come si usavano…

Sì e avrebbe potuto importarle a galeoni interi. Perché il Medioevo non diventò drogato, tranne appunto quella accolita di iniziati tenuta continuamente sotto tiro dalla Chiesa che erano gli ambienti stregoneschi? Perché i crociati, che provarono tutti la canapa indiana e la fumavano in oriente, una volta tornati a casa non si portarono balle di canapa e non ne diffusero l’uso? Il consumo di droghe su larga scala, a parte il fenomeno stregonesco, comincia con i poeti maledetti dell’Ottocento europeo, con Baudelaire, e poi arriva fino al ’68 in una certa cultura progressista. Su questo si tace pietosamente ma io, che il ’68 l’ho vissuto, so bene che l’Lsd era presentato come panacea dai mali, contro il sistema. La droga come fenomeno di massa, non più elitario comincia con la cultura progressista nel ’68.

«Il consumo di droghe su larga scala, a parte il fenomeno stregonesco, comincia con i poeti maledetti del europeo, arriva al ’68 in una certa cultura progressista».

Nel tuo primo articolo introduci il tema della «demonizzazione dello spacciatore». Cosa vuoi dire?

Troppo sposso sentiamo ripetere dai pulpiti religiosi oltre che da quelli politici il solito pietismo verso il drogato, il solito anatema contro lo spacciatore dimenticando che prima o poi consumatore e spacciatore finiscono per coincidere. Tutti i tossici che io conosco dicono che ad un certo punto per mantenersi il vizietto devono spacciare. E invece no: si demonizza lo spacciatore dimenticando oltretutto che lo spacciatore è un normale operatore economico e cioè un signore che risponde alla normale e implacabile legge di mercato. C’è una domanda, benissimo: io gestisco l’offerta.

Al giorno d’oggi aumenta anche la domanda di esoterismo. C’è un collegamento fra i fenomeni?

Karl Barth diceva giustamente che quando il cielo si vuota di Dio, la terra si popola di idoli. I1 contrario della fede non e’ la laicità ma la superstizione. In fondo do siamo tutti drogati nella drogava in cui prendiamo sul serio il mago, il guaritore, il veggente, l’astrologo… Quello che coca ed eroina sono per il corpo, un certo esoterismo lo è per lo spirito.

Questo legame lo individui quando ricordi che il drogato in crisi di astinenza viene detto «in scimmia», uno dei nomi del diavolo.

Per tutte le culture, ma soprattutto tutto per la cultura cristiana la scimmia è la prima immagino del demonio e infatti il diavolo viene chiamato dai Padri della Chiesa simia dei, la scimmia di Dio. Il diavolo è un imitatore, una caricatura del divino, è colui che imita Dio in modo rovesciato. Cominciarono gli americani a chiamare, nello slang, monkey scimmia, la condizione del drogato. Il drogato è colui che ha la scimmia sulla spalla: guarda caso lo stesso che nella iconografia medievale, dove lo stregone è colui il quale ha il diavolo sulla spalla. È uscito da poco in Francia un dizionario dei simboli: alla voce «scimmia», c’è scritto «vedi diavolo».

La stregoneria, che ora sappiamo essere diretta alla droga, non è un fenomeno cristiano. Sia nel vecchio che nel nuovo monda fu in un certo qual modo sempre legata alla droga. Quando Colombo arriva in America trova generalizzato il consumo di droga soprattutto tra gli stregoni ma anche tra il popolo. I maya e gli inca per vincere la fatica masticavano foglie di coca e ancora adesso i boliviani masticano il bolo. Non dimentichiamo, inoltre, che l’arte egizia, dove l’uomo viene visto come un gatta oppure come un cane, è un’arte narcotica, così come l’Oriente. l’Asia e anche l’Africa nera furono certamente contrassegnati dalla droga. In questa cultura tradizionale, a parte forse il casi dell’America precolombiana, la droga rimane comunque un fatto di élite e sacrale. Queste culture tradizionali non riuscirono n diffondere la cultura della doga tra la gente. Ciò che contrassegna dagli anni 60 in avanti Occidente è la rottura di questo esclusivismo dell’uso di droga e la sua diffusione di massa.

© Il Sabato