Cattolici divisi sull’Osservatore che attacca la Lega

16 novembre 1995 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

«La posizione dell’Osservatore Romano sugli immigrati? Sbagliata». Parola di Cesare Cavalleri, direttore del prestigioso mensile Studi Cattolici. «I giudizi dell’Osservatore? Non rappresentano che il professor Agnes e chi firma i pezzi. La Chiesa non c’entra niente». Parola di Vittorio Messori, il più noto e il più «tradotto» degli scrittori cattolici italiani. Insomma: voci autorevoli di dissenso sulla linea del giornale vaticano riguardo agli immigrati. Domenica l’Osservatore Romano aveva criticato il decreto, proposto dalla Lega, sull’espulsione dei clandestini che commettono reati. Il giornale aveva parlato di «ricatto della Lega», che propone «provvedimenti restrittivi», che «possono costituire il primo passo verso il consolidamento di una cultura del rifiuto dell’altro, verso una legislazione che tende a discriminare la persona». La Lega aveva reagito. Ancora ieri il senatore Enzo Erminio Boso è intervenuto chiedendo addirittura «un intervento del Santo Padre perché faccia un po’ di catechesi al direttore e agli scribacchini dell’Osservatore Romano», aggiungendo: «Mi accusano di non conoscere il Vangelo, ma sono loro a ignorarlo perché noi leghisti abbiamo sempre fatto tanta carità cristiana per i bisognosi». Non solo: in una nota diffusa ieri, il presidente della Consulta Cattolica della Lega Giulio Ferrari, pur criticando Boso per «la sua incapacità di distinguere tra le persone e un’istituzione sacra come è la Chiesa», sostiene che il decreto è troppo morbido perché «prevedendo l’espulsione dei soli clandestini colti in flagrante reato sarà impossibile cacciare tutti quegli immigrati che si dedicano ad attività non perseguibili ma asociali quali la prostituzione». La polemica continua, dunque. Ma ora la Lega è un po’ meno sola perché, a parte i toni non certo soft di Boso, sulla questione non tutti i cattolici la pensano come l’Osservatore o come Rosy Bindi, anche lei durissima contro le posizioni della Lega. «Il problema degli extracomunitari», dice Cavalleri, «non può essere liquidato con una generica e indiscriminata accoglienza». Cavalleri invita a distinguere fra carità cristiana e demagogia, ricordando che anche nelle democrazie più liberali e tolleranti i clandestini (anche se non commettono reati) vengono espulsi: altrimenti, non si tratterebbe più di «clandestini». Non si tratta di chiudere le porte a chi vuol venire in Italia, ma in certi casi, dice Cavalleri, «è giusto prendere delle misure», e quindi il «no» all’espulsione di chi delinque è sbagliato. «E poi», continua il direttore di Studi Cattolici, «alcuni immigrati non vogliono nemmeno l’integrazione, perché sono portatori di una cultura che è in conflitto con la nostra. Penso, in particolare, a quelli di religione musulmana». No all’arrivo dei musulmani? «Non dico questo», spiega Cavalleri, «dico soltanto che c’è il rischio concreto che in Italia vengano importati certi atteggiamenti tipici dei musulmani: ad esempio, la condizione di umiliante sudditanza in cui sono tenute le donne. In molti Paesi islamici l’uomo non lavora proprio perché manda la donna a procurarsi di che vivere. Possiamo noi cristiani ammettere una cosa del genere? Insomma, la questione è complessa e va valutata in tutti i suoi aspetti. Sì all’accoglienza, no a un insensato “buonismo” che si rifiuta di vedere i problemi e persino i reati». L’Osservatore, dunque, sbaglia? «Secondo me sì, e in ogni caso non bisogna confondere la sua posizione con quella del magistero della Chiesa. Quella dell’Osservatore è una presa di posizione opinabile, che non rispecchia il sentire di tutti i cattolici». E anche Messori ridimensiona il peso di certe prese di posizione dell’Osservatore: «Non entro nel merito della questione immigrati. Ma è ora di finirla con il malvezzo giornalistico di prendere l’Osservatore Romano per un giornale ufficiale o ufficioso del Vaticano. Certi interventi “politicamente corretti”, così frequenti negli ultimi tempi, non rappresentano altri se non il professor Mario Agnes (il direttore, ndr) o chi li firma. L’Osservatore Romano è solo un giornale che si stampa in Vaticano, e non impegna in alcun modo la Chiesa. «Il Vaticano», continua, «ha solo un giornale ufficiale, che è l’Acta Apostolicae Sedis, che riporta gli atti della Santa Sede. L’Osservatore serve per pubblicare in anteprima encicliche e altri documenti. Al limite, è assai più autorevole la Civiltà Cattolica, le cui bozze vengono riviste dalla Segreteria di Stato. Cosa che non avviene per le bozze dell’Osservatore». E quindi Bossi non si preoccupi più di tanto.

 
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