Avvenire: basta preghiere barocche. Martini: no ai pruriti soprannaturali

5 aprile 1995 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

La scienza sembra confermare l’autenticità della lacrimazione della Madonna di Civitavecchia e i pellegrini accorrono numerosi, confermando un dato già da qualche tempo evidente. E cioè che mentre le chiese si svuotano, c’è un clamoroso boom dei pellegrinaggi verso i luoghi dove il Divino si sarebbe, in qualche modo, manifestato. L’anno scorso Lourdes ha superato le sei milioni di presenze, “sorpassando” Parigi come numero di posti letto e diventando il primo centro alberghiero di Francia. Riesplodono, dunque, religiosità popolare e bisogno del sacro. Ma mentre tutto questo ridesta non solo la devozione dei semplici credenti, ma anche l’interesse dei laici, la Chiesa pare reagire diversamente. Il mensile 30 Giorni riferisce che il cardinal Martini “parla con timore di un “prurito di vedere e toccare il soprannaturale””. E gli inviti alla prudenza, se non alla diffidenza, si moltiplicano. Tutto questo rientra nella tradizionale saggezza della Chiesa, che mette in guardia i fedeli dai possibili inganni e dai fanatismi: pochi sanno che nell’Index librorum prohibitorum, il famoso “Indice”, sono molto più numerosi i libri “troppo devoti” che non quelli “contro”. Ma, questa volta, si assiste a qualcosa di più. Il quotidiano dei vescovi Avvenire, ieri, ha pubblicato l’ultima puntata dell’inchiesta su “I desaparecidos della fede” scrivendo che su “alcune forme di preghiera un po’ barocche e forse dolciastre” (così si legge nel sommario) “la Chiesa ha voltato l’angolo, questo è certo”. E fra le pratiche a cui si dà “l’addio” ci sono anche devozioni mariane come “le Madonne dei sette dolori” e “il mese del Rosario”. Il liturgista don Luigi Della Torre, interpellato da Avvenire, dice che “dopo il Concilio i tre riferimenti della fede sono diventati la Messa, la Scrittura e la carità, e le devozioni che si collocano fuori da tale orizzonte restano tutt’al più “buone pratiche” di individualismo spiritualistico”. Non solo. Don Luigi Della Torre smonta anche “i primi 9 venerdì del mese”, una pratica che risale al ‘600, quando Margherita Maria Alacoque, nel monastero di Paray Le Monial, disse che Gesù le era apparso, promettendole che a tutti coloro che si fossero comunicati il primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi sarebbe stata concessa la grazia della perseveranza finale. Don Della Torre dice di preferire “la pratica delle 52 domeniche dell’anno”. E un altro sacerdote, don Alessandro Pronzato, è ancora più duro: “Mi sembra una devozione un poco “mercantile”, in quanto lega alla matematica di un gesto contenuti che devono rimanere spirituali”. “Sono sconcertato”, commenta lo scrittore Vittorio Messori. “Sui primi 9 venerdì del mese, questi preti smentiscono il magistero ufficiale della Chiesa. Nel 1920, infatti, papa Benedetto XV ha santificato Margherita Maria di Alacoque confermando, nella bolla di canonizzazione, la verità delle apparizioni e l’attendibilità della promessa di Gesù sui primi nove venerdì. E nell’atto di canonizzazione, stando al parere unanime della teologia anche postconciliare, il Papa esercita la sua infallibilità. Occorre dunque una assai maggiore prudenza prima di relegare tra le devozioni sorpassate pratiche che sono state raccomandate dalla Chiesa gerarchica e dai Papi”. E la cautela sui miracoli? “Giusta”, dice Messori. “Ma mi pare che ora si stia esagerando. Certa nomenklatura clericale vuol decidere che cosa Dio può fare e che cosa, invece, non può fare”.

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