Ancora il Moloch

gennaio 1987 :: Vita Pastorale, di Vittorio Messori

Iniziando la serie del 1987, confesso di essermi affezionato a questo appuntamento mensile con lettori come quelli di Vita Pastorale che avranno chissà quali altri vizi e difetti, ma di certo non quello della passività… A ogni “puntata” sono lettere, telefonate, piccole polemiche su altri giornali, scambi di battute verbali: il dialogo, insomma. Niente di meglio, è ovvio, per chi, scrivendo e lanciando il suo sasso in acqua, è ben lieto se vede le acque incresparsi. Anche quando ne esce qualche spunto di dissenso, come è successo per gli “appunti” del mese scorso dove segnalavo come il cristiano non possa più restare indifferente di fronte al dilagare selvaggio della motorizzazione privata che sta soffocando l’aria, lo spazio, la vita.

Ricordavo non solo i 6 milioni di morti e i 20 milioni di feriti a causa del traffico previsti nei prossimi 12 anni dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, ma segnalavo anche che le auto in moto o parcheggiate rendono ormai insostenibile la vita per tutti, ma soprattutto per quegli «ultimi», quei «deboli» di cui si fa un gran parlare tra i cattolici. Il silenzio dei quali, continuavo, sembra particolarmente grave anche perché, dietro il dilagare senza più limiti e norme delle automobili, riappare l’idolatria dell’uomo contemporaneo, pronto a sacrificare la vita (o la «qualità della vita») a qualche Vitello d’Oro, a qualche Moloch; in questo caso a quella che chiamano reverenti «La Macchina», per antonomasia.

Cose che a me sembravano ragionevoli, addirittura ovvie; ma che hanno suscitato la reazione di qualche lettore, magari sacerdote, cui è sembrato blasfemo quell’attacco al Culto della Quattroruote, vista da loro addirittura come simbolo dei valori più sacri: la libertà, il lavoro, la famiglia, il progresso…

Varrà dunque la pena di ritornare su un argomento che non è affatto secondario per la coscienza cristiana, visto che qui è in gioco la vita di milioni di persone, la salute di tutti gli altri, la difesa dei diritti di chi non ha voce contro la prepotenza di chi, avendo acquistato un’automobile, pensa di avere per questo la licenza di fare quel che gli pare.

Mi limiterò dunque a ricordare alcuni fatti tratti dalla cronaca recente. A Torino, i ciechi sono oltre seimila. La maggioranza di loro è sfilata di recente per le strade per segnalare che la loro situazione – già così pesante – era divenuta insostenibile a causa delle automobili. Cerchiamo un po’ di renderci conto che voglia dire muoversi solo coll’ausilio del bastoncino bianco e del cane lupo e trovare tutti i marciapiedi e tutti i passaggi pedonali ingombri di lamiere parcheggiate. Se 8 già difficile per noi trovare un varco a piedi, pensiamo per uno che non ci vede.

Altra notizia: il personale medico e paramedico del ricovero dei vecchi di Genova ha segnalato che gli ospiti non escono più dall’istituto per le stesse ragioni dei ciechi (intasamento di ogni spazio riservato ai pedoni) ma anche perché i loro polmoni non reggono al micidiale cocktail scodellatoci dai tubi di scappamento. Un’altra notizia ancora: è la redazione di Repubblica e non, ahimè!, quella di qualche giornale cattolico, che ha organizzato nei mesi scorsi a Roma la marcia di protesta degli abitanti della capitale contro il mostro del traffico. Se qualcuno ha visto foto o servizi televisivi di quella manifestazione, avrà notato che il corteo era aperto da file di invalidi che arrancavano sulle loro carrozzelle, divenute inservibili alla pari di altre: quelle dei bambini.

Sul Duomo di Milano c’è un bel parcheggio

Ciechi, vecchi, invalidi, bambini: forse che queste «categorie» non meritano l’interessamento dei cristiani? E come giudicare, in questa luce, un’altra notizia che riguarda la città straordinaria e terribile dove da qualche anno mi trovo a vivere? In questa Milano la sola isola pedonale è purtroppo non si tratta di una battuta – il tetto del Duomo, per la ragione che a quaranta metri dal suolo e che gli ascensori non sono abbastanza capienti per un’utilitaria. Nessuno scampo, dunque, a Milano, per il pedone. Bene: c’è stata misi al Comune, e nelle accuse degli altri quattro partiti della coalizione contro la DC c’era anche l’opposizione democristiana alla creazione a Milano di isole pedonali e la chiusura del centro alcune ore del mattino. Una conferma in più dell’insensibilità dei monda cattolico per un problema tanto drammatico che Rita Levi Montalcini, il nostro Nobel per la medicina, ha dichiarato che non c’è più scampo né per la gente né per i monumenti storici se la gente non si metterà in testa che avere un’automobile e usarla sempre e comunque non fa affatto parte dei «diritti dell’uomo» garantiti dalla carta dell’Onu.

Che fare allora? Mi sembra che, noi cattolici, dovremmo innanzitutto renderci conto che occuparsi del Terzo Mondo è ottima cosa ma non deve però farci dimenticare i problemi concreti di casa nostra; che scandalizzarsi dei morti in guerra è sacrosanto ma non è tollerabile far finta di niente davanti ai morti da traffico e da inquinamento; e che i «poveri», i «deboli», gli «ultimi» da difendere non stanno solo in Brasile o nell’Africa Nera ma stanno magari sul nostro stesso pianerottolo. Non si vede perché – nell’ambito delle parrocchie e dei movimenti – non ci si potrebbe organizzare per premere sulle autorità locali ed ottenere protezioni fisse e robuste (non patetici cartelli di cui il motorizzato se ne infischia!) per gli spazi destinati ai pedoni, a cominciare dai marciapiedi. Sbarre e pilastrini poi – l’automobilista medio capisce solo la «legge del travertino» – a sbarrare viali e aiuole dei già radi giardini, trasformati anch’essi in piste e parcheggi. In ogni quartiere, inoltre, e non solo in centro, almeno una via su cinque, una via su dieci chiusa sul serio al traffico per permettere il gioco dei bambini, il passeggio delle mamme, il ritrovarsi dei giovani e degli anziani. Infine, una parte almeno delle migliaia di miliardi che, ogni anno, sono destinati a cavalcavia, svincoli, autostrade urbane e no e altre diavolerie, impiegati per piste (protette saldamente, anch’esse) che facciano riscoprire il gusto di spostarsi in bicicletta. Intanto, i cattolici diano il buon esempio cominciando a sgombrare (ne accennavo l’altra volta) i “loro” spazi: sagrati, cortili di parrocchie, di oratori, di istituti, di conventi.
Non è forse rattristante che, in questa sacrosanta battaglia à difesa dell’uomo, siano in prima fila laici e laicisti e i cristiani si segnalino solo per la loro assenza?

© Vita Pastorale

4 commenti
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