A servizio di Sua Maestà

8 settembre 1991 :: 30 Giorni, di Vittorio Messori

A differenza di altre nazioni cattoliche d’Europa, il processo di formazione dell’Italia moderna è passato attraverso una certa lotta tra Chiesa e Massoneria. A questo proposito, il filosofo cattolico Augusto Del Noce ha scritto: «Il cosiddetto Risorgimento italiano non è stato in realtà che un capitolo della storia dell’imperialismo inglese. Non nelle origini e nelle idee, certamente: ma quando cadde nelle mani di Mazzini, Garibaldi e Cavour». In un simile contesto “l’epopea risorgimentale italiana” assume ben altri contorni di quelli usuali. Lei, ad esempio, di recente ha parlato della tanto glorificata “impresa dei Mille” mettendo in luce che si trattava di un progetto finanziato dagli inglesi…

VITTORIO MESSORI: È curioso: la notizia è stata data in un convegno (organizzato a Torino dalle Logge, nel 1988) sul tema “La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria”. In quell’ambiente insospettabile, uno studioso, Giulio Di Vita. annunciava i risultati, davvero clamorosi, di una sua ricerca negli archivi inglesi. Mala relazione non aveva affatto l’eco che meritava; e ora, negli Atti pubblicati da un editore specialista in queste pubblicazioni massoniche, il contributo del Di Vita è sbrigato in pochissime pagine. al fondo dei volume. tra le cose minori. Eppure, si ha qui la prova definitiva di ciò che finora non si sospettava; anche solo l’avanzare il sospetto esponeva all’accusa di «aver parlato male di Garibaldi». Accusa ancor oggi pericolosissima come ben sa il sottoscritto, letteralmente linciato (magari anche dalla stampa “cattolica”, Osservatore Romano compreso) per avere ricordato alcune cose storicamente ormai accertate sull’epopea risorgimentale. Sono cose che gli specialisti ben conoscono ma che non si possono dire: i miti di fondazione (Risorgimento, Resistenza come il “Secondo Risorgimento”) sono protetti con cura sacrale da studiosi che pur si dicono “laici”, “laicissimi”.

Ma quale è esattamente la notizia data in quel convegno massonico?

MESSORI: A Garibaldi, in partenza perla sua guerra privata contro i Borboni di Napoli, il governo inglese consegnò segretamente in piastre d’oro turche (una moneta franca, nel Mediterraneo dell’epoca) ben tre milioni di franchi francesi: una somma enorme, pari a molti milioni di dollari di oggi. La scoperta di questi fondi occulti può spiegare perché mille volontari al prezzo di soli 78 caduti malattie comprese, poterono far capitolare un esercito di molte decine di migliaia di uomini. Si spiega anche perché la resa di Palermo, inspiegabile sul piano militare, sia stata firmata su una nave da guerra britannica, “casualmente” presente in porto. Così. si capisce anche perché lo sbarco sia avvenuto proprio a Marsala. feudo degli inglesi che vi producevano il vino da dessert, che con il Porto tanto amavano. Anche a Marsala, guarda caso, erano ancorate due navi di S.M. Britannica che, con la loro presenza, impedirono alla marina napoletana di aprire il fuoco. Ma ci sono cose ancora più inquietanti: cassiere dei Mille era il poeta Ippolito Nievo. Ebbene, mentre tornava a casa a cose fatte, questo giovane che aveva con sé i rendiconti economici morì nel naufragio della nave su cui viaggiava: da subito si parlo di attentato. Ora sappiamo perché lo si fece sparire, assieme a tutte le “ricevute” di pagamento che aveva nei suoi bagagli.

Perché l’Inghilterra finanziò i garibaldini?

MESSORI: Qualcuno ha definito il Risorgimento italiano come «un episodio dell’imperialismo politico-economico e del proselitismo protestante della Gran Bretagna del XIX secolo». Sul piano politico, gli inglesi avevano bisogno nel Mediterraneo di un contrappeso alla Francia e, in parte, all’Austria. Sul piano religioso, il pietismo britannico era percorso allora da una sorta di furia anti-papista. Miscredente, ma virulentemente anticattolico. Garibaldi era visto come la spada di Jahvé che avrebbe sgominato il Papa-Anticristo e desolato Roma-Babilonia. Grossi fondi inglesi andarono anche alla Chiesa valdese per le sue missioni tese a protestantizzare l’Italia: addirittura, un colonnello britannico si installò nelle Valli per riorganizzare quella Chiesa e farne uno strumento anticattolico. Da qui la decisa reazione di uomini come don Bosco.

Che ruolo gioca la massoneria nel Risorgimento?

MESSORI: Non dimentichiamo che Londra è l’Alma Mater di tutte le Logge e che la classe dirigente britannica -a partire dalla famiglia reale – è allora come adesso la grande protettrice dell’Ordine. Comunque, anche se ci sono ancora discussioni in proposito, sembra che la Massoneria “ufficiale” non abbia avuto un ruolo scoperto sino al 1859, quando fu ricostituita a Torino da Cavour. Sino ad allora, sembra agire attraverso organizzazioni parallele, come la Carboneria. La sua presenza diventa invece decisiva a partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, sino al fascismo. Ci sono decenni in cui il governo italiano è praticamente governo dell’Ordine (come nella Terza Repubblica in Francia). Non si dimentichi che, se fu scelto il 20 settembre per l’ingresso a Roma, è perché in quella notte i Fratelli iniziano i lavori del loro nuovo anno. E, difatti, il rito si svolse al Colosseo.

 

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