I fulmini della Chiesa sul pool

30 aprile 1995 :: Corriere della Sera, di Venanzio Postiglione

Fulmini della Chiesa e dei cattolici. Obiettivo? I pm di Mani pulite. L’Osservatore Romano: “Il pool è disorientato. Non ha stile. Ignora gli interventi del Papa. Farebbe bene a lavorare senza clamore e senza demagogia”. Il portavoce del cardinal Martini: “Sembra che i giudici abbiano qualche amnesia”. Monsignor Tettamanzi: “Non è mai venuta meno la predicazione del settimo comandamento, “Non rubare””. Vittorio Messori: “La Chiesa ha un compito prima di ogni cosa: riannunciare Gesù Cristo risorto. Per tutto il resto, basta un Borrelli qualunque”. Don Baget Bozzo: “I giudici non devono cercare il consenso”. Insomma: una raffica di reazioni. Sdegnate. Dal Vaticano, dalla Curia di Milano, e così via. Il motivo scatenante? Le dichiarazioni fatte l’altro giorno in Brasile da Saverio Borrelli e Gherardo Colombo. Il procuratore: “Ci sono preti che hanno sentito il nostro impegno etico, ma per i vertici non saprei…”. E il pm: “La base era senz’altro con noi, ma purtroppo è forse in alto che non c’è stata altrettanta attenzione”. Apriti cielo. La Chiesa replica con forza e in forze. Per cominciare, una nota sull’Osservatore Romano del direttore Mario Agnes: “Ma allora è proprio vero: il pool è disorientato. E lo è a tal punto da sferrare un attacco alla Chiesa che ha sempre manifestato verso la giustizia e la sua azione la massima attenzione e il più rigoroso rispetto. Un attacco lanciato da un Paese lontano: quanta carenza di stile…”. E ancora, ironicamente: “Almeno in Italia, prima di intervenire, i magistrati del pool avrebbero potuto convocare, secondo un loro collaudato costume, i vari mezzi di comunicazione e avrebbero potuto rivolgere un appello al popolo italiano”. L’Osservatore scrive che “i giudici ignorano gli interventi del Santo Padre” e ricorda numerosi discorsi, dal ’90 fino allo scorso 19 marzo (“I corrotti restituiscano il maltolto”). Conclusione: “Perché attendono un appoggio dalle alte sfere ecclesiastiche? La loro sicurezza viene forse meno? Il giudice non dovrebbe cercare aiuti esterni. Forse anche per il pool è arrivato il momento di lavorare senza clamore e senza atteggiamenti demagogici. E con uno stile che sia sintesi di legalità, di riservatezza e di rispetto della dignità della persona”. Il cardinal Martini, arcivescovo di Milano, preferisce non commentare. Ma parla il suo portavoce, don Gilberto Donnini: “Ho letto con grande sorpresa le dichiarazioni dei giudici. Forse sono stati colti da qualche forma di amnesia, perché la Chiesa è ripetutamente intervenuta su onestà e moralità: a partire dal nuovo catechismo, dal documento della Cei Educare alla legalità, fino a una serie di interventi dell’arcivescovo di Milano”. Da Genova conferma e rilancia monsignor Dionigi Tettamanzi, segretario generale della Cei: “Se c’è una linea chiara e costante in questi ultimi quattro anni, è proprio la richiesta di un rinnovamento morale”. E Franco Passuello, presidente delle Acli: “Le osservazioni dei pm sono incomprensibili dinanzi alle prese di posizione fatte più volte dalla Chiesa”. Per Gianni Baget Bozzo, sacerdote e politologo, “i giudici non dovrebbero fare appello né all’opinione pubblica né alla Chiesa”: “Il loro compito è applicare la legge, non cercare il consenso. Se la Chiesa scendesse in campo a favore dei giudici che fine farebbe lo Stato laico? Non sarebbe un’invadenza bella e buona?”. E poi lo scrittore cattolico Vittorio Messori: “Sono sorpreso. Per le parole. Ma anche per la visita di gruppo in Brasile: che bisogno c’è di farsi applaudire all’estero? Gli uomini di Chiesa non sono i garanti dell’educazione civica e il Vangelo non è il manuale del politicamente corretto. Compito primario della Chiesa è salvare le anime, cioè indicare la via verso la vita eterna. Tutto il resto, sono cose derivate”. Messori, insomma, rovescia i termini del problema: chi l’ha detto che la Chiesa deve occuparsi di Tangentopoli? “Vescovi e preti non devono intervenire sempre e su tutto. Gesù non è un Socrate ebreo, non è venuto ad annunciarci una morale, non è il Norberto Bobbio di duemila anni fa. Ma è il figlio di Dio morto e risorto per la nostra salvezza. Gli uomini di Chiesa parlino, prima di tutto e soprattutto, della fede: non delle bustarelle o dell’Iva o del codice della strada”. E i giudici? Per ora niente contro replica. Borrelli, passato dal Brasile all’Argentina, preferisce aspettare: “Non amo la politica del botta e risposta”.
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