Scusi, oggi che cos’è la famiglia?

12 febbraio 1999 :: Panorama, di Sandra Petrignani

Siamo orfani della storia, delle ideologie, dei grandi sentimenti, ma della famiglia no. La famiglia è tutto ciò che ci resta. Nella famiglia crediamo. Dice di considerarla ‘base della società’ il campione praticamente al completo del sondaggio di Panorama. Famiglia allargata, famiglia scombinata, famiglia violenta anche, ma pur sempre famiglia. I mariti tradiscono le mogli e le mogli i mariti (dicono statistiche ed esperienza comune), ma la famiglia è pur sempre ‘convivenza basata sull’amore reciproco’ per quasi metà della gente. Chiudiamo i vecchi negli ospizi e stiamo poco con i figli, ma la famiglia è comunque ‘vincolo affettivo di mutua assistenza’ nella mente di tanti giovanissimi. Un tetto sopra la testa, un punto fermo del cuore.
E’ vero che calano i matrimoni (poco poco, però) e crescono divorzi e separazioni, ma crescono anche le coppie di fatto. Soprattutto cresce la voglia, da tutte le parti, di fare quadrato intorno alla vecchia cara istituzione. Per gli uni minacciata da contaminazioni tecnologiche e sociali. Per gli altri troppo ingessata da leggi e consuetudini per reggere l’urto delle trasformazioni. Ma, per tutti, da difendere. Perché sullo sfondo delle recenti spaccature in Parlamento sul tema della procreazione assistita, come sullo sfondo di quelle che ancor più dirompenti si annunciano sull’aborto, sulla riforma del divorzio, perfino sulla scuola privata, il nodo vero che si staglia e che scompagina tutti i ranghi è proprio quello della famiglia, di come ciascuno la intende e la vuole.

Insomma, sono lontanissimi i tempi in cui si studiava L’origine della famiglia di Friedrich Engels per superarla, o La morte della famiglia di David Cooper per farle il definitivo funerale. E si vedeva Family life di Ken Loach per imparare a difendersene. ‘Oggi il problema non è rifiutare la famiglia, autoritaria o meno, ma accettare le tante forme diverse di famiglie che popolano la nostra realtà generando confusione’: parola di Chiara Saraceno (consulente del ministro Livia Turco), sociologa che al problema dedica da anni studi e libri. Saraceno incarna con coerenza e competenza una posizione laica in materia. Panorama l’ha messa a confronto e in contraddittorio con un intellettuale rappresentativo di opinioni diverse, il cattolico Vittorio Messori. E il risultato è un dialogo che riserva sfumature e soprese. Perché persino Vittorio Messori, biografo del papa e di Gesù, cattolico fervente, non sopporta che si faccia ‘della famiglia un feticcio, che si confondano le tante realtà complesse di oggi con la struttura ottocentesca della famiglia, un’idea da libro Cuore. Le prediche della Chiesa non gli vanno giù: ‘Che senso ha richiamare al dovere, a responsabilità etiche, al di fuori di una prospettiva di fede?’ si chiede. ‘L’umano egoismo, oggi potenziato dalle possibilità manipolatorie della scienza e dalle vacillanti strutture sociali, può fermarsi solo se arginato da profonde convinzioni religiose’.

‘Perché una donna che non crede seriamente in Dio’ provoca Messori ‘non dovrebbe poter programmare un figlio, prima liberandosene con l’aborto, domani facendosi inseminare artificialmente? Perché un non credente dovrebbe farsi scrupolo di abbandonare la vecchia moglie per una più giovane e carina? La legge glielo permette, il progresso scientifico pure. E allora?’. Dito nella piaga: la grande sconfitta dell’etica laica. E’ difficile contrastare lo strapotere della scienza se non con argomenti religiosi.
Forse è di trascendenza che abbiamo bisogno, più che di famiglia. ‘E’ chiaro che siamo tutti in allarme’ ammette Chiara Saraceno. ‘Siamo disarmati culturalmente di fronte ai grandi enigmi che la scienza ci pone come scenario prossimo venturo. Inseminazioni eterologhe, cessione degli organi, manipolazioni genetiche: tutto questo minaccia l’individuo forse più di quanto lo rassicuri sulla sua sopravvivenza e longevità. E allora si reagisce a caldo, con emotività, partendo lancia in resta per le crociate. E’ una brutta deriva. Direi piuttosto, stiamo calmi. Ragioniamoci su. E intanto chiediamo alla legge non di giudicare che cosa è bene e cosa è male, ma di difendere il cittadino e di informarlo. Per esempio, prima di schierarsi sull’inseminazione omologa o eterologa, preoccupiamoci di difendere il corpo delle donne dalle conseguenze che l’inseminazione artificiale può avere. E’ qui che serve la legge, a difendere l’utente dal suo stesso delirio di onnipotenza’.

L’alternativa a questo sano pragmatismo o alla nuova evangelizzazione invocata da Messori non è che la visione apocalittica di Guido Ceronetti. ‘Occidente significa travaglio’ ha scritto ‘pena, sforzarsi (anche inutilmente) per il diritto e per la legge. Ma tutto il diritto e la legge che abbiamo messo insieme per difenderci dal freddo sono qualche puntino rosso di bragia in una notte polare’.

Però Ceronetti è ormai una specie di monaco, non deve affrontare quotidianamente il problema di portare i bambini all’asilo o con quale ex moglie passare il Natale, o se è il caso o meno di donare lo sperma rischiando di ritrovarsi padre di molti figli non voluti, ma che aneleranno un giorno a sapere da quali lombi derivano.

‘Indubbiamente ci siamo complicati enormemente la vita’ riconosce Saraceno. ‘Il quadro delle relazioni parentali attuali è terribilmente intricato. Ma è la nostra realtà. Con questa dobbiamo fare i conti. E, in compenso, ci preoccupiamo di più dei diritti dei minori, cerchiamo altri modi di stare insieme, spesso meno traumatici di quelli che si vivevano nelle famiglie patriarcali, prima del divorzio e della liberazione femminile. Non voglio sottovalutare il peso che ha sui figli l’esplodere continuo delle famiglie o il trauma che può loro dare sapersi adottati da genitori dello stesso sesso, per fare un esempio ipotetico. Ma è anche vero che queste nuove realtà, se sono difficili, non necessariamente sono brutte o tristi’.

“Non sarò certo io a sostenere” replica Messori “che la felicità regna sovrana nella famiglia tradizionale. Sappiamo una volta per tutte da Freud quale luogo di perversioni sia stata. Del resto si può anche pensare a un modello di famiglia-clan, come era ai tempi di Gesù, in cui i giovani crescevano in mezzo a un gruppo parentale allargato. Ma, ripeto, io non credo nella famiglia come luogo solo di affetti, credo nella fede. È la fede che dà senso all’idea di responsabilità verso l’altro. La scienza è andata troppo avanti perché la Chiesa possa elaborare risposte affidandosi alle Scritture. Bisognerà decidersi a elaborare per conto nostro. E intanto pensare e tacere”.

E mentre i cattolici pensano da una parte, i laici pensano dall’altra, e tutti finiranno con l’accapigliarsi senza costrutto, la gente continua a vivere. Che nel nostro Paese troppo spesso vuole dire arrangiarsi. Con famiglia o senza.

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