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19 dicembre 2000 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

«Mi sto annoiando. Spero sempre che dal sistema dei media ci venga qualche osservazione seria. E, invece, sempre gli stessi schemi, la stessa superficialità, gli stessi stupori per ciò che è scontato magari da venti secoli. Noioso, davvero». Questo lo sfogo recente del cardinal Joseph Ratzinger davanti al tracimare dei commenti fantasisti al Dominus Jesus, il documento firmato da lui (e controfirmato dal Papa con una formula di insolita decisione) che ribadiva ciò che mai, nella Chiesa, è stato messo in dubbio. Cioè, in sostanza, la convinzione che ogni salvezza passa attraverso il Cristo e che la pienezza dell’insegnamento evangelico e dei mezzi di grazia sta nella Chiesa cattolica. Insegnamento costante, ricordato esplicitamente anche dall’ultimo concilio, e che il Prefetto della Fede si limitava a ribadire. La tentazione della noia minaccerà anche oggi Ratzinger, se avrà voglia di leggere le estrapolazioni e i commenti delle agenzie internazionali partendo dalla tranquilla, routinaria catechesi del mercoledì all’udienza generale del Papa. Non manca, naturalmente, chi vede in quelle estrapolazioni un Giovanni Paolo, slavo «buono», che tenta di mitigare l’oltranzismo dogmatico, il fanatismo integrista del «cattivo» tedesco; che peraltro -guarda caso- egli stesso ha voluto e mantenuto senza esitazione come Custode dell’ortodossia. E al quale ha dato pubblicamente la sua solidarietà totale proprio per il Dominus Jesus. Che cosa ha detto il Papa? Ecco la frase che ha scatenato le fantasie: «Tutti i giusti della Terra, anche quelli che ignorano Cristo e la sua Chiesa e che, sotto l’influsso della Grazia, cercano Dio con cuore sincero, sono chiamati a edificare il Regno di Dio, collaborando con il Signore che ne è l’artefice primo e decisivo». Le parole che abbiamo messo in evidenza confermano proprio quanto ribadisce il recente documento firmato da Ratzinger: anche in colui che, senza sua colpa, ne è inconsapevole, agisce -se opera bene- la Grazia di Cristo, cui soltanto appartiene il Regno. Dunque, su ogni uomo -quale che sia la sua religione o il suo ateismo- è all’opera l’incarnazione nella storia universale di Gesù. Questo precisato, va detto che il concetto di ciò che Karl Rahner ha chiamato «cristianesimo anonimo», risale addirittura al Nuovo Testamento stesso. Vangelo di Matteo, capitolo 25: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono». Comincerà, così, quel «giudizio universale» che riserverà sorprese a tanti «praticanti», a tanti che pensavano che potessero salvarsi solo coloro che avevano detto: «Signore! Signore!». In realtà, entreranno nel Regno quelli che hanno dato cibo agli affamati, acqua agli assetati, abiti ai laceri, assistenza ai malati, visite ai carcerati. Molti di questi salvati si stupiranno perché di Gesù neanche avevano mai udito il nome. Saranno «annoverati tra le pecore alla Sua destra» non perché conoscevano il Vangelo, ma perché lo avevano messo, concretamente, in pratica. Sono costoro, proprio quei «giusti della Terra» dei quali ha parlato ieri il Papa e che, con le loro opere buone (guidate «anonimamente» dalla Grazia del Cristo) contribuiscono già ora a costruire il Regno di Dio e nell’aldilà avranno la felicità eterna. È parola di Vangelo. Dovremmo stupirci che a esso un Vicario di Cristo faccia riferimento?

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