Padre Pio, un mistero post-moderno

23 settembre 1998 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

Intellettuali già nipoti di Voltaire, di Renan, di Zola, non disdegnano ancora oggi di misurarsi con il Mistero testimoniato da padre Pio, morto ormai trent’anni fa, circondato dal kitsch di una devozione proletaria che ha finito per contagiare (o, almeno, per affascinare) anche snob e sfiziosi. Nel suo piccolo, pure il cronista che qui scrive potrebbe testimoniare da quanti eleganti, insospettabili, portafogli abbia visto occhieggiare l’immagine del vecchio con la barba bianca e i mezzi guanti di lana per coprire il segno dei chiodi. E solo chi percorre il mondo attento a simili realtà sa quanto esteso, universale, fervido -e, al contempo, spesso nascosto, quasi pudico- sia il culto per questo rude figlio di contadini campani, che mai mise piede fuori dai confini del suo remoto convento. Un salto indietro nel tempo, alle radici appunto di questo Mistero post-moderno. Mentre Francesco Forgione nasceva, nel 1887, nella remota e miserabile Pietrelcina, a Roma Francesco Crispi formava il suo primo gabinetto. Tra i provvedimenti decisi, quell’anno stesso, dal nuovo capo del governo, l’ordine di togliere il crocifisso da tutte le aule di tutte le scuole del Regno: quel segno di oscurantismo, se non di barbarie (Cruciato martire , tu cruci gli uomini/Tu di tristezza l’aër contamini, così Carducci apostrofava Gesù), non doveva più avere posto dove si forgiava l’Umanità Nuova. Il figlio dei contadini di Pietrelcina aveva sette anni nel 1894 quando, con enorme battage e tira tura iniziale di centomila copie, veniva lanciato Lourdes. In quel romanzo, Emile Zola, apostolo venerato del positivismo ateo, compiangeva, paterno, i poveri pellegrini alla Grotta, retroguardia anacronistica di un popolo in via di estinzione, disperso dalla luce sempre più viva della Scienza. L’ormai frate cappuccino dal nome di religione di padre Pio da Pietrelcina aveva trent’anni nel 1917, quando Lenin conquistava il potere e dava inizio al più radicale e violento tentativo della storia di confinare tra le mostruosità di un passato da dimenticare non solo il cristianesimo, ma ogni fede ultraterrena. Si potrebbe continuare, di tappa in tappa: quella, ad esempio del 1933 (quarantaseiesimo anno per il recluso nel convento del Gargano) quando lo spiritato autodidatta di Braunau chiedeva ad Himmler di farsi Superiore Maggiore del nuovo Ordine mistico della Razza Eletta: le SS come moderni apostoli, che sradicassero quella religione di eunuchi e di schiavi inventata dal giudeo Saulo di Tarso. Non è priva di significato neppure la data del traguardo: padre Pio passava all’altra sponda, varcando le porte della morte (dies natalis, giorno della nascita vera, per la fede) proprio mentre finiva l’estate fatale del Sessantotto. Torme di figli capelluti della borghesia privilegiata strimpellavano sulle chitarre le note di una loro cult-song: «Dio è morto». Ed oggi, eccoci qua, giusto a trent’anni dalla morte di quel frate. Guardandoci, è ovvio, da ogni sin troppo facile tentazione apologetica, ci limitiamo a constatare una realtà tanto oggettiva quanto impensabile: la marea della storia ha inghiottito ormai tutti i profeti, i missionari, i discepoli di quegli «ismi» che pur erano certi di avere per sé il futuro. Il «moderno» delle ideologie è sfociato, a sorpresa, in quella terra incognita che, per mancanza di termine adeguato, indichiamo come «post-moderna». Luogo -che è il nostro, oggi- dove un popolo immenso, sempre crescente, di ogni classe sociale e di ogni Paese, attacca allo schermo dei suoi computer il «santino» di un Alieno giunto tra noi direttamente dal Medio Evo. Su trasmissioni televisive che travolgono ogni audience e share, su siti Internet ingolfati, si snodano messaggi su un frate stigmatizzato, che combatteva con i demoni, che minacciava l’inferno e additava il paradiso, che rivelava il futuro agli incerti, che guariva i malati, che appariva in bilocazione a chi lo invocava nel bisogno… Strano caso, davvero. Né mancano, di certo, esperti di ogni disciplina sociologica per tentare di decifrarlo. Purché non rischino di nulla comprendere, dimenticando quanto ben sa il credente che medita le parole di Paolo nella sua prima lettera ai cristiani di Corinto: «Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, ciò che nel mondo è ignobile, è disprezzato, è nulla…» (1 Cor 1,27 s.). Un buon identikit, nel paradosso evangelico, per quell’uomo di Vangelo nudo e crudo che fu, che è, il Servo di Dio (e presto Beato) Pio da Pietrelcina.

© Corriere della Sera