Padre Pio in tv batte tutti (anche se stesso)

15 settembre 2000 :: Corriere della Sera, di Daniela Monti

Record d’ascolti: 14 milioni Padre Pio in tv batte tutti (anche se stesso). Con tutto il rispetto per registi, attori, sceneggiatori: inutile far confronti tra loro, discutere sulla reciproca, seppure indubbia, bravura, cercare motivazioni per successi clamorosi e ripetuti. Inutile perdere tempo in analisi, tanto più ingannevoli quanto più sofisticate. Non c’è che da constatare l’evidenza: è lui che «funziona», è quel vecchio frate meridionale che travolge ogni share, quale che sia la salsa con cui è presentato. Sono impressionanti, certo, i 14 milioni di spettatori per la seconda puntata del telefilm con Placido, come, un anno fa, gli oltre 12 milioni di quello con Castellitto. Ma non dimentichiamo che, la settimana scorsa, un Porta a porta di Vespa su di lui ha segnato un record di ascolti. Successe anche a Lerner, quando gli dedicò una puntata del suo Pinocchio, nonché a Ferrara quando su di lui organizzò uno speciale. E le dirette da piazza San Pietro per la beatificazione furono seguite da 55 spettatori su 100: anche qui, un picco sinora imbattuto e, probabilmente, imbattibile. Per lui, non sembrano valere neanche le leggi (ferree, ma per gli altri) della sovraesposizione, dell’overdose televisiva che provoca assuefazione e rigetto. Spiazzati da Mediaset, i funzionari Rai si chiedevano, timorosi, quanti avrebbero accettato altre quattro ore di Padre Pio a così breve distanza dalle ultime. Ebbene, lo share, ieri l’altro, ha sfiorato il 45%. E con un film, tra l’altro, di relativo basso costo, girato quasi tutto in interni, senza effetti speciali, per nulla spettacolare: scabro, anzi, al limite della povertà. Dunque, i «miracoli» è sempre e solo lui a ottenerli. E non solo televisivi: qualunque direttore di settimanale popolare può confermare che una copertina con quella barba bianca e quello scialletto marrone sulla testa (straordinario look cappuccino) è il rimedio infallibile a ogni cedimento di tiratura. E’ ancora lui che sta mutando persino la classifica dei luoghi di pellegrinaggio: per la prima volta dopo oltre un secolo, il primato di affluenza a Lourdes sta per essere scalzato dal remoto paese pugliese dove c’è la sua tomba. L’appeal dello stigmatizzato di San Giovanni Rotondo sembra ormai pari a quello della veggente dei Pirenei: nessun altro era riuscito a tanto. Il fenomeno, si badi, non è italiano, ma internazionale e va ben al di là dell’ambiente cattolico, coinvolgendo -in tutto il mondo- persone di ogni fede e, magari, di ogni incredulità. E non si illuda qualche sociologo attardato di buttarla sui «residui superstiziosi di classi non abbienti ed emarginate», su «scorie devozionali» ormai anacronistiche: il «santino» con quel volto da contadino del Sud sta in insospettabili portafogli di chi vive, nel benessere, anche la modernità più spinta. Il significato di tutto questo è chiaro, al limite dello scontato per chi non sia annebbiato da schematismi ideologici: se le folle postmoderne accorrono verso padre Pio è perché sono attratte da ciò che già attirava i loro nonni e attirerà i loro nipoti. Da lui -povero, acciaccato strumento scelto dal Dio che privilegia gli ultimi- da lui promana la nostalgia del Sacro, del Mistero, del Prodigioso. In lui, riscoprono la funzione vera del sacerdote: non filantropo, ma tramite misterioso tra Cielo e Terra; nonché eco, riflesso, testimone della paternità del Creatore. Da lui, non si aspettano «cultura», ma riscoperta della dolcezza della devozione; non moralismi sociologici, ma richiami forti, convinti all’essenziale della legge evangelica. Da lui, non attendono (e con sollievo!) alcun discorso politico, non teorie e progetti sulla «umanità», ma attenzione affettuosa e solidale all’uomo concreto, ai piccoli-grandi problemi personali di ciascuno. In lui, segnato dal mistero delle stigmate, vedono balenare quella possibilità di ottenere il prodigio di guarigione dai mali spirituali e fisici che convocava le folle attorno a Gesù stesso. Tutto questo non è né moderno né antico: è umano; dunque, è eterno. Padre Pio non è che un segno che porta alla luce quanto sta -e starà- al fondo del cuore di ciascuno. C’ è dunque da stupirsi se sconvolge ogni auditel?

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