Messori: “Vi racconto il miracolo dei miracoli”

18 ottobre 1998 :: Famiglia Cristiana, di Angelo Montonati

Esce in questi giorni un nuovo libro di Vittorio Messori che farà sicuramente (e salutarmente) discutere: Il Miracolo – Spagna, 1640: indagine sul più sconvolgente prodigio mariano (Rizzoli, pagg. 260, lire 28.000) racconta di Miguel Juan Pellicer, un contadino spagnolo di 23 anni al quale durante il sonno, per intercessione della Vergine del Pilar, veneratissima nella vicina Saragozza, fu riattaccata la gamba che gli era stata amputata due anni prima e sepolta nel cimitero dell’ospedale. Il clamoroso fatto, avvenuto tra le 22 e le 23 del 19 marzo 1640 a Calanda, un villaggio della Bassa Aragona, mise a rumore l’Europa anche perché certificato subito dal rogito di un notaio e da numerosissime testimonianze inconfutabili. Messori, non smentendo con la brillantezza del suo racconto la fama di cronista attento e scrupoloso, si è recato ben tre volte sul posto per esaminare la documentazione di quello che gli spagnoli chiamano El Milagro de los milagros (“Il Miracolo dei miracoli”). Ne ha ricostruito nei minimi particolari lo svolgimento, dando risalto alle inchieste che ne sono seguite: dal “rogito” notarile effettuato a Calanda tre giorni dopo da un notaio reale (estraneo al paese e dunque non coinvolto in quanto era accaduto), al processo apertosi a distanza di soli 68 giorni dall’evento e durato molti mesi, sotto la presidenza dell’arcivescovo di Saragozza assistito da nove giudici, con decine di testimoni giurati e nel rispetto rigoroso di tutte le norme del diritto canonico. Messori trae una prima conclusione: “La documentazione storica in nostro possesso è così solida che, se non l’accettassimo, dovremmo mettere in dubbio persino che sia esistito Napoleone”. Il libro –che spazia su altri avvenimenti mariani nei quali il prodigio è di casa (Fatima è Lourdes, ad esempio)– vuole anche essere una risposta a certe prese di posizione aprioristiche dei negatori del prodigioso tipo Emile Zola, l’agnostico scrittore positivista francese che, davanti agli ex voto che contornavano la grotta di Lourdes, esclamò ironicamente: “Vedo molte stampelle ma nessuna gamba di legno!”. Non sapeva che a Calanda, tanto tempo prima, una gamba di legno era stata effettivamente collocata in un santuario mariano perché soppiantata, per intercessione della Madonna, da una vera in carne ed ossa. Scorrendo il volume sorge spontanea una domanda che abbiamo girato all’autore: come mai un evento così importante e unico è rimasto praticamente avvolto nell’oblio per tanto tempo, anche tra i cattolici? “Ci sono almeno quattro ragioni”, spiega Messori, “che giustificano, sia pure in parte, questa rimozione. La prima è che il prodigio avvenne in un momento di grandi sconvolgimenti politico-sociali per la Spagna, impegnata a fronteggiare le sollevazioni del Portogallo (che avrebbe conquistato l’indipendenza), della Catalogna, dei Paesi Bassi e del Napoletano (con Masaniello), mentre perdurava la famosa “Guerra dei trent’anni” con la Francia. Non bisogna dimenticare poi che, per motivi politici (specie per opera del protestantesimo), si stava creando in Europa quella “leggenda nera” mirante a dare un’immagine distorta della Spagna cattolica, indicata come un Paese in preda all’oscurantismo, alle superstizioni e alla magia, per cui le notizie che la interessavano apparivano poco credibili. “Gli stessi spagnoli, inoltre, per una loro connaturale abitudine al soprannaturale (o anche per la loro fede radicata), erano portati a non meravigliarsi più di tanto anche davanti a un episodio clamoroso come quello della gamba riattaccata. Si aggiungano infine la rimozione e la cortina di silenzio attuate dall’Illuminismo nel ‘700 e dal Positivismo nell’800, situazioni per cui agli apologeti cattolici fu impedito di venire a conoscenza dei fatti di Calanda. Io, che pure da anni mi interesso di queste cose, ne era praticamente all’oscuro, come lo era perfino un mariologo di fama internazionale quale René Laurentin. Sta di fatto che, a 358 anni dal miracolo, sono stato il primo italiano ad approdare in quell’angolo di Aragona per accertare questo segno di “resurrezione della carne”, questo miracolo che ci “obbliga” a credere, come se Dio avesse inteso forzare la nostra libertà: perché lì la cronaca, la storia sembrano davvero spalancare, all’improvviso, una finestra verso l’Eterno”.

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