Messori: sinistra conservatrice

12 giugno 1996 :: Corriere della Sera, di Paolo Conti

Ancora un rinvio per le grandi opere del Giubileo, Messori. Si deciderà tra un mese. Che ne pensa uno scrittore cattolico come lei? «Tutta questa storia mi addolora. Io sono credente e praticante, per me il Giubileo va visto soprattutto in una prospettiva di fede. Ma non sono nemmeno uno spiritualista, uno gnostico. I pellegrini del Giubileo hanno esigenze spirituali ma, essendo di carne e ossa, hanno le loro brave esigenze materiali…». Da soddisfare con le contestate grandi opere? «Diciamolo chiaro e tondo. I tempi stringono. Che lo si voglia o no la Chiesa festeggerà i duemila anni della nascita di Cristo. Che lo si voglia o no i pellegrini inevitabilmente arriveranno. Io dico che è meglio misurarsi con questa realtà. Se Roma non avrà un minimo di strutture ne pagherà duramente le conseguenze. E non sarà colpa dei pellegrini». Altri intellettuali immaginano una Roma paralizzata dai cantieri. «C’è una notevole dose di snobismo. Quando leggo gli articoli di Guido Ceronetti penso: sta facendo un’apocalittica da salotto». Il problema dei cantieri e della mobilità rimane. «Io rispondo che chi fa dello snobismo, chi trova politicamente corretto schierarsi contro le grandi opere sarà la stessa gente che, chiusa nella propria berlinetta, rimarrà più imbottigliata di adesso nel traffico di Roma. Perché, voglio ripeterlo, che piaccia o no i pellegrini arriveranno. Vado spesso a Lourdes e a una straordinaria esperienza di fede si accompagna una straordinaria organizzazione umana: strade, parcheggi, alberghi». Chi trova «politicamente corretto» schierarsi contro le grandi opere? Con chi polemizza, Messori? «I veri conservatori di oggi sono gli aderenti a quella sinistra che voleva cambiare il mondo e adesso vuole difendere lo status quo senza nemmeno spostare un mattone. Per paradosso sono proprio i cattolici a battersi per un minimo di progresso». Come la mettiamo con l’impatto ambientale? Anche su questo c’è molta preoccupazione. «Ma è mai possibile che ogni opera in questo Paese debba essere qualificata come “colata di cemento” o occasione di «speculazioni, latrocini e ruberie”? Si tratterà di controllare la qualità e la moralità degli interventi… Francamente non capisco. Noi italiani andiamo a Parigi, a Madrid, a Londra, ora anche a Lisbona ammiriamo ciò che gli Stati fanno per le loro capitali. Poi torniamo e ci lamentiamo che in Italia non si può fare nulla.» Una difesa a spada tratta di Rutelli… «Quando venne eletto diffidavo un po’ dei suoi trascorsi radicali. Ma ora devo dargliene atto: ha capito che solo cavalcando un’emergenza come il Giubileo, Roma potrà avere ciò che lo Stato le ha sempre negato per sopportare il peso di essere capitale. E una regola: solo i governi che si definiscono di sinistra possono fare una politica di destra, e solo sindaci che si dicono verdi e ambientalisti possono far riaprire i cantieri. Rutelli si è dimostrato un verde non khomeinista, non fanatico. In quanto a Roma, sarebbe anche ora di darle uno statuto speciale come accade in tutto il mondo. Un antifascismo di stampo nevrotico ci ha impedito di farlo. Il fascismo aveva retoricamente rilanciato la mistica di Roma? La Repubblica ha risposto dandole lo stesso status della mia Desenzano del Garda. Povera Roma. E dire che non ha mai chiesto di diventare capitale del piccolo regno italiano. Né l’ha mai voluto. Con tanta storia alle spalle trovava quella prospettiva troppo provinciale…».

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