Messori: si è perso il vero significato della festa

3 luglio 1998 :: Corriere della Sera, di Marco Imarisio

«La prima volta fu agli inizi del Cristianesimo, quando la società era basata su una economia schiavista. La seconda nel diciannovesimo secolo: gli operai erano trattati come “schiavi moderni”. Per dirla con Marx, bisognava spezzare le catene del proletariato». Vittorio Messori, lo scrittore che con questo Papa ha addirittura scritto un libro, Varcare la soglia della speranza, considera il documento Dies Domini di importanza fondamentale: «Per la terza volta in venti secoli la Chiesa scende in campo in difesa del riposo settimanale e di quello che dovrebbe rappresentare per i fedeli. Si rinnova una delle battaglie più nobili del cattolicesimo sociale». Adesso i tempi sono cambiati, il problema non è certo lo schiavismo. «Non si tratta più della quantità del tempo di lavoro, ma della qualità. Nel mondo occidentale si è perso il vero significato della domenica». Qual è? «Innanzitutto un significato religioso. Oggi manca il senso della Festa, che è gioia, apertura alla speranza, “sostituito” dall’ossessione per il tempo libero, alla quale tutti noi paghiamo tributi assurdi». Un esempio di questo cambiamento. «Fino a poco tempo fa “vestire l’abito della domenica” non era soltanto un’espressione ormai priva del suo senso originario come adesso. I contadini aspettavano il giorno del Signore per smettere i loro abiti da lavoro e indossarne altri, più eleganti. Oggi la situazione si è ribaltata: giacca e cravatta fino a sabato, poi si indossa “il vestito da contadino” e ci si mette in coda ai caselli autostradali, accumulando solo stress, dimenticando di dedicare tempo al riposo e alla riflessione. E’ il simbolo di una situazione preoccupante». Sottolineata anche dalla sempre più larga «astensione» dei fedeli dalla messa domenicale? «Questo è un altro punto dolente: ormai si va in chiesa al sabato per “non avere seccature” il giorno seguente. Negli Usa, a esempio, le messe domenicali sono regolarmente disertate. Ma la messa pre-festiva dev’essere un’eccezione. Non deve trasformarsi in consuetudine, perché così si perde il senso cristiano della funzione». Quali obiettivi si prefigge il Papa con questa lettera apostolica? «Bloccare questo processo di banalizzazione della domenica, del giorno di festa. Che è anche un processo di banalizzazione dell’uomo».

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