Messori: se Prodi e’ Mose, Fini diventa Lazzaro

10 dicembre 1997 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

Vola alto, Romano Prodi. L’altro giorno ha detto: «Porterò gli italiani in Europa, così come Mosè ha condotto gli ebrei attraverso il Mar Rosso». Nientemeno. Ma se lui è «come Mosè», gli altri politici italiani a quali personaggi biblici assomigliano? Proviamo a chiederlo a Vittorio Messori, il più noto scrittore cattolico italiano; uno che pubblica cose dottissime, ma che rifugge dallo stile clericale, e che al gusto della battuta non rinuncia. D’accordo: come recita quel vecchio m otto, si scherza con i fanti, ma i santi bisogna lasciarli stare. Quel che segue, però, è solo un divertissement, e come tale lo proponiamo. Proviamo, Messori? «Proviamo. E cominciamo con una premessa: bisogna ammonire Prodi, dirgli di stare attento. Perché è vero che Mosè condusse gli ebrei al di là del Mar Rosso; ma poi li tenne per quarant’anni nel deserto, a soffrire». Citazioni che menano gramo? «Appunto. Non vorrei che, una volta arrivati in Europa, ci rimanessimo per quasi mezzo secolo con l’etichetta di parenti poveri. Magari massacrati di eurotasse». Andiamo avanti con il nostro gioco. Dei politici attuali, chi possiamo accostare ai protagonisti dell’ Antico e del Nuovo Testamento? «Direi che bisogna distinguere tre categorie: la prima è quella delle identificazioni sicure; la seconda quella delle identificazioni ambigue; la terza, quella delle identificazioni “svianti”». Cominciamo dalle identificazioni sicure. «Beh, Veltroni, ad esempio, è sicuramente il buon samaritano. Ma sì, è il buonista per eccellenza, quello sempre pronto a lanciarsi a medicare le piaghe di tutti, quello che costringe la vecchietta ad attraversare la strada pur di poterla aiutare». Fini? «Anche qui, nessun dubbio. Fini è Lazzaro. Un miracolato. Era imbalsamato e sepolto. Poi è arrivato Berlusconi che gli ha fatto rotolare via la pietra dal sepolcro e gli ha detto: “Alzati e cammina”». Andiamo avanti. «Rosy Bindi è senz’altro come Marta, la sorella di Lazzaro, alla quale Gesù rimproverava l’eccessivo affannarsi: “Marta, Marta, tu ti inquieti per tante cose, ma una sola è importante…”. «E, a proposito di donne, mi lasci dire che nessuna più della Pivetti assomiglia a quelle pie donne che seguivano e assistevano Gesù. Anzi, direi che la Pivetti è il leader delle pie donne». Senta un po’, visto che siamo nel Nuovo Testamento, e visto che parliamo di politici… Insomma, ci sarà pure un buon ladrone, no? «E beh, il buon ladrone è un’etichetta che hanno già appiccicato tutti, e da tempo, a una persona: Bettino Craxi. Ma non mi piace infierire sui vinti, e allora dico che Craxi è il buon ladrone perché anche lui, come quell’uomo crocefisso a fianco di Gesù, non l’ha fatta franca. Per dorato che sia, quello di Hammammet è un esilio, la cacciata dalla politica, dal suo mondo…». Veniamo alla seconda categoria: quella delle «identificazioni ambigue». «Sì, “ambigue” nel senso che certi politici sono visti in un modo dai loro seguaci, e in un altro dai nemici. Bossi, ad esempio: per i leghisti è Giovanni Battista, un tipo incavolato, per usare un eufemismo, che va in giro a gridare che la Redenzione (della Padania, naturalmente) è vicina. Per molti del Polo, invece, Bossi è Giuda, il traditore, che ha mandato Berlusconi sulla croce». Altri? «Giuliano Ferrara. Per la sinistra è Caino, che perseguita il buon Abele-Di Pietro. Per coloro che lo stimano, invece, Ferrara è l’Angelo dell’Apocalisse, che combatte i mostri dell’ipocrisia, i falsi moralisti. E poi Norberto Bobbio, che, se vogliamo, è pure lui un “politico”, dato che è senatore a vita. Visto da una certa prospettiva, Bobbio è Abramo, il “padre di tutti i credenti”: quante volte abbiamo sentito dire che “abbiamo le radici in Bobbio”? Per altri, invece, assomiglia molto a Geremia, l’autore del libro delle Lamentazioni: un profeta di sventura, un moralista rompiscatole che ci inonda di prediche lagnose. Ma il politico che più di ogni altro incarna questa categoria delle “identificazioni ambigue” è un altro». E chi sarebbe? «Ma D’Alema, dai. Per la destra, è addirittura Lucifero». Lucifero? «Ma sì, ha perfino il look, di Lucifero. Quegli occhietti puntuti, quei baffetti sprezzanti, quelle labbra sottili che sembrano sibilare solo menzogne… «Per la sinistra, invece, D’Alema è addirittura Gesù stesso: colui che annuncia al popolo che il regno di Dio è finalmente giunto, il leader messianico, l’Unto del Signore. Che, oltretutto, come Gesù è perseguitato sia da destra sia da sinistra: Berlusconi da una parte, Bertinotti dall’altra». Appunto, veniamo a questi due: Berlusconi e Bertinotti. «Eh, qui entriamo nell’ultima categoria, quella delle “identificazioni svianti”. Berlusconi è considerato come il ricco epulone, che nel vangelo di Luca “vestiva di porpora e tutti i giorni banchettava lautamente”. Bertinotti come il povero Lazzaro, il mendicante che aspettava che dal banchetto cadessero le briciole». E invece non è così? «E no che non è così!». E perché? «Ma guardi che i ricchi sono ossessionati dal salutismo e dalle diete, altro che lauti banchetti. Se ti invitano a pranzo da loro, è meglio passare prima in pizzeria. Quanto all’abbigliamento, se vuoi trovare il cachemire devi andare a casa di Bertinotti». Sicuro? «Ma certo. Guardi, gli unici proletari che molti della sinistra “pura e dura” conoscono sono i domestici filippini che servono nelle loro case».

© Corriere della Sera

5 commenti
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