Messori: quella volta che toccai l’ampolla

19 settembre 1998 :: Corriere della Sera

«Il miracolo di San Gennaro è quella cosa di fronte alla quale tutti i saccenti ridono, ma anche quel fenomeno di fronte al quale tutti i sapienti quanto meno tacciono pensosi». Lo scrittore cattolico Vittorio Messori racconta che anch’egli fino a quando non trovò il tempo per occuparsi direttamente del caso pensava si trattasse di «qualcosa non particolarmente fondato». Da tempo, però, Messori si dice «convinto della verità» di quel fenomeno. Tra l’altro, ricorda, «alla fine degli anni Ottanta ho avuto il privilegio di assistere da vicino al “miracolo” e anche di toccare le ampolle che contengono il sangue», una fortuna rarissima per un laico. «Fu una sensazione fortissima. Ad un cenno dell’allora cardinale arcivescovo di Napoli, Corrado Ursi, mi avvicinai, accarezzai le ampolle, e sentii chiaramente il calore emanato dal sangue in ebollizione». Questa sua esperienza e l’indagine condotta sul miracolo di San Gennaro hanno poi trovato posto in un libro pubblicato da Messori dal titolo Inchiesta sul Cristianesimo (Oscar Mondadori). «Questa storia -aggiunge Messori- è qualcosa di molto più serio e molto meno spiegabile di quanto non pensano altre persone. Chi lo conosce bene concorda nell’affermare che siamo di fronte a un caso che non è scientificamentre spiegabile». «Come spiegare che in quei contenitori che risalgono almeno a mille e cinquecento anni fa si conserva ancora del sangue, una materia che dopo pochissimi decenni si polverizza. E come spiegano quelli che sostengono che il liquido si scioglie grazie al calore delle mani che più di una volta il sangue era già sciolto nel momento in cui il reliquiario che lo contiene è stato aperto». Insomma, per Messori «prima di ridacchiare del sangue di San Gennaro occorrerebbe un po’ di prudenza».

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