Messori: ma io, cattolico, capisco i serbi

16 aprile 1999 :: Corriere della Sera, di Enrico Caiano

«Sul prossimo numero di Famiglia cristiana saranno pubblicati i risultati di un sondaggio: la stragrande maggioranza della nomenclatura religiosa, frati, preti e suore, considera la guerra contro la Serbia ingiusta e inutile. Oltre il 71 per cento la pensa così. Io, cattolico e credente, penso come loro. Anzi, aggiungerei anche l’aggettivo dannosa». Vittorio Messori, scrittore cattolico, biografo di Giovanni Paolo II, sa di avere una posizione «politicamente scorrettissima» sulla guerra Nato contro Milosevic. Perché, se concorda con la Santa Sede che «oggi giustamente si oppone a questa guerra», non manca di criticare la politica vaticana «che non ha certo brillato di coerenza nel teatro strategico dei Balcani, visto che la Chiesa domandò a suo tempo l’ingerenza umanitaria, quindi la guerra, per la Bosnia. Perché muoversi a favore di quei musulmani che finché si sentivano forti con la Turchia alle spalle ebbero come sport nazionale sempre e solo quello di scannare i cristiani?». Dunque lei apprezza l’equidistanza di oggi del Vaticano, che condanna con la stessa forza i massacri di Milosevic e i bombardamenti (qualche volta anche drammaticamente fuori mira) della Nato? «Credo che una delle grandi virtù cristiane dimenticate sia il realismo, la convinzione che solo con il ritorno di Cristo politica e storia troveranno la pace. Chi si ispira al realismo cristiano dovrebbe spingersi al massimo a limitare i danni, non inseguire una pace irraggiungibile nella storia, proprio secondo le prospettive di fede. Limitare i danni vuol dire rendersi conto che la storia è come la natura: se ci si oppone si ricavano solo guai». E la storia prevede che i serbi «cancellino» i musulmani dal Kosovo? «La storia dice che da sempre i Balcani sono un nido di vipere, lì non ci sono né carnefici né vittime, ma tutti sono alternativamente carnefici o vittime a seconda se hanno o meno la forza. Non dimentichiamo che i “buoni” musulmani che ora commuovono anche a ragione tanta gente, negli anni ’10 del secolo costrinsero l’Austria a intervenire per fermare il terribile genocidio che stavano praticando sui cristiani in quelle zone. Non dimentichiamo l’invasione turca dei Balcani, a cominciare da Bisanzio, la seconda Roma, presa con la forza. Insomma, lì non c’è una parte che meriti più commozione di un’altra». Dunque quella della Nato, e quindi di Usa ed Europa, è una pretesa ingenua e destinata a fallire? «Intervenire per cercare di governare la storia con schemi buonisti e illuministi significa esporsi a guai assai peggiori di quanti se ne avrebbero lasciando che ciascuno regoli i suoi conti. È la follia del “politicamente corretto”. Già si sta verificando il capovolgimento delle attese: se si voleva portare soccorso ai kosovari abbiamo moltiplicato le loro sofferenze e rafforzato il governo serbo, dandogli la possibilità di espellere in massa un popolo, cosa che non avrebbe potuto fare senza i bombardamenti. E poi, non capisco tutta quest’esultanza della Nato, vale a dire degli Usa, sullo smantellamento dell’apparato industriale serbo…». Ovvero? «Sono dichiarazioni agghiaccianti, perché con mille aerei che sganciano bombe su quel poco di industria che ha la Serbia noi ci troveremo presto con altri dieci milioni di morti di fame. Si sta distruggendo l’economia di Serbia e Montenegro che non erano certo ridotti a livelli di povertà albanesi. E allora ci toccherà poi tornare in quelle zone con un’altra missione umanitaria politicamente corretta per aiutare serbi e montenegrini a non morire di fame. Al di là del giudizio morale, comunque, quello Nato è un atto di pirateria internazionale: l’Alleanza, nata con fini difensivi, aggredisce uno Stato riconosciuto, come la Federazione jugoslava, per ottenere il distacco di un territorio che fa legittimamente parte di questo Stato». Eppure in Parlamento i cattolici sembrano lontani da tesi di questo tipo, prevale anche tra loro l’interventismo… «È il risultato dell’esplosione o implosione della Dc: i cattolici in politica non riescono a esprimere una loro linea di pensiero e soprattutto di comportamento, perché fanno parte di coalizioni dove sono al massimo ciliegine un po’ appassite sulla torta. Marini o Casini possono essere d’accordo con me, ma privatamente. In realtà le ragioni del cosiddetto bipolarismo li portano al traino di decisioni prese da altri».

© Corriere della Sera

4 commenti
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