Messori: La Chiesa dovrebbe decidere

17 giugno 1996 :: Corriere della Sera, di Luigi Accattoli

«Proibiscono i pellegrinaggi ufficiali e incoraggiano quelli ufficiosi: è una soluzione pilatesca e un poco ipocrita, ma forse anche saggia. All’inizio ero seccato per questa posizione attendista. Oggi la trovo funzionale». Vittorio Messori – pellegrino della prima ora e difensore dei «veggenti» – riassume così la sua posizione. Quale sarebbe il pellegrinaggio ufficiale? «Credo che intendano il pellegrinaggio guidato da un vescovo, o promosso da un organismo ufficiale della Chiesa. Ma è una questione più formale che reale: i pellegrini si organizzano in proprio, non chiedono il permesso a nessuno». E lei che pellegrino è stato? «Vi andai privatamente, i primissimi tempi. Mi sembrò ovvio farlo, occupandomi di informazione religiosa. Il fenomeno era nella sua fase nascente e le autorità comuniste non avevano ancora scoperto il possibile vantaggio economico dei pellegrinaggi. Ricordo che mi sequestrarono una Bibbia alla dogana. E in quella piana sassosa di Medjugorje non c’era neanche acqua potabile». Che idea si è fatto dell’autenticità delle apparizioni? «Sospesi il giudizio e anche oggi lo sospendo. Ma allora ero in attesa di una parola definitiva da parte della Chiesa e per alcuni anni ho continuato a pensare che tardasse troppo, oggi invece tendo a pensare che è poco probabile che quella parola arrivi. Un pronunciamento definitivo, come su Lourdes, forse non l’avremo mai». Perché? Che cosa lo impedisce? «La sterminata quantità dei messaggi. A differenza di tutte le altre apparizioni, ristrette in un arco di tempo piuttosto limitato e accompagnate da poche parole essenziali, qui abbiamo una sequela interminata di fenomeni e di parole. Questi veggenti continuano a ricevere messaggi anche quando sono lontani da Medjugorje, in ogni parte del mondo. Abbiamo a che fare con una Madonna chiacchierona, se è lecito parlare così. Nessuno può ormai controllare e studiare tutto questo materiale». E dunque che dovremmo aspettarci? «Delle due l’una: o davvero avremo quel “grande segno” che i veggenti hanno annunciato e che dovrebbe essere dato sulla “collina delle apparizioni”, e allora ovviamente si arriverà al riconoscimento dell’autenticità del fenomeno; oppure non ci si arriverà mai e tutto resterà com’è oggi. Che poi non è una cattiva soluzione: ecco perché dico che c’è una parte di saggezza nell’attendismo ecclesiastico. La gente continuerà ad andare e Medjugorje continuerà a dare i suoi frutti senza coinvolgere l’autorità della Chiesa». Sospende il giudizio ma considera positivo il fenomeno… “Applico il solo criterio di giudizio che viene indicato dal Vangelo: quello di giudicare l’albero dai frutti che dà. I frutti di Medjugorje mi sembrano buoni. Tra chi va là ci sono alcuni che si convertono, molti ricevono come una scossa che gli fa ritrovare il fervore, nessuno – che io sappia – è tornato peggiore di come era partito. Quando vi andai apprezzai anche un altro aspetto del fenomeno: quella gente semplice, ingenua, curiosa che pregava e aspettava un segno mi sembrava che confutasse – con quel suo raccogliersi in quel luogo inospitale – la boria razionalistica di tanta teologia contemporanea. Era come se i piedi di quei pellegrini votassero a ogni passo contro un certo andazzo teologico”.

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