Messori: il suo anticlericalismo è da Bar Sport. Ma c’e anche chi lo salva

11 ottobre 1997 :: Il Borghese, di Marzio G. Mian

Il povero Francesco è stato via via travestito e deformato in buonista, pacifista, verde, ecologista, animalista. Si sono impadroniti di questa figura dei personaggi che nulla hanno a che fare con il Francesco storico. Si tratta di travestimenti liberal, cattocomunisti, ecologisti; manipolazioni di gente abituata alla natura addomesticata, al parco dove fare una passeggiata. Ma non sanno cosa fosse la natura allo stato brado e Francesco, come tutti gli uomini del Medioevo, vedeva la Natura come un nemico, un pericolo da domare. Il ruolo del santo non è quello di fare della poesia sul lupo, ma di rendere il lupo inoffensivo. Nel Cantico delle Creature, egli parla di “sora acqua”, di “sora morte”, ma non degli animali. Qualcuno addirittura lo ha travestito da vegetariano. In realtà, quando poteva, mangiava allegramente le bistecche. Alcuni suoi discepoli -sventurato l’uomo che ha discepoli- pensarono di fargli piacere insistendo per passare al vegetarianesimo. Francesco s’arrabbiò moltissimo e disse che essere vegetariano è una forma di lusso da chi può scegliere cosa mangiare; invece i frati devono mangiare ciò che la Provvidenza metteva loro davanti, comprese le bistecche. Quindi Francesco non è un animalista e non è un vegetariano. E non è neanche un pacifista. Ci si dimentica che fu cappellano dei crociati. Non seguì i crociati per indurli alla non-violenza. Anzi: prima della celebre presa di Damietta, sul delta del Nilo, egli esortò i crociati prima della battaglia perché facessero fuori più saraceni possibile, E si recò dal Sultano non per “restaurare un dialogo”, come direbbe un prete politicamente corretto, ma lo incontrò per convertirlo. Quindi anche il Francesco pacifista ed ecumenico è un travestimento. È vittima della sua grandezza, proprio perché è uno dei maggiori testimoni cristiani. Un’altro travestimento è quello del Francesco contestatore, simbolo di quelli che non rispettano la gerarchia. In realtà fu un santo obbedientissimo, che rispettava ogni ordine, venisse dal Papa o dal vescovo di Assisi. Ciascuno nella Chiesa ha la sua vocazione, e lui non possedeva certo quella della carriera gerarchica. Nella Chiesa ci sono due ruoli: uno istituzionale e uno carismatico. Certamente Francesco ha svolto al meglio un ruolo carismatico, ma come vescovo sarebbe stato un disastro. Non bisogna poi dimenticare il mito romantico ottocentesco. Francesi, inglesi o tedeschi si recavano ad Assisi e restavano folgorati dagli affreschi della chiesa Superiore, in gran parte responsabili della creazione della leggenda del lupo, degli uccellini, degli alberelli… Ma il Francesco vero era tutt’altro che buonista. Egli è vittima del mito romantico e della sua grandezza. I mediocri hanno una sola lettura, sono i grandi che hanno tante sfaccettature. Anche questo dibattito squallido sulla priorità dell’arte o della vita offende la figura sublime di Francesco. Noi siamo vittime dell’incanaglimento di una cultura tardoilluminista che fa dell’arte un feticcio da adorare. Siamo di fronte alla sacralizzazione della cultura e dell’arte, basta vedere le folle adoranti in quei cimiteri che sono i musei. È una forma di idolatria di fronte all’arte. E così quando viene toccato un capolavoro come quello della chiesa Superiore è chiaro che l’idolatria si scatena. Come accade al devoto se sfregiano la statua della Madonna. Devo dire brutalmente che dovendo scegliere tra la morte di un bambino e il crollo irreparabile della basilica di Assisi non ho esitazioni: preferisco il crollo della basilica. Una priorità che viene dalla fede. E credo che in questo Francesco sia d’accordo con me. A un credente, infatti, interessa la gloria di Cristo, tutto il resto è destinato a sparire: alla fine della Storia non ci saranno più capolavori. Anche se non viene il terremoto, tutti i capolavori d’arte sono a rischio, perché in una prospettiva di fede verranno inceneriti. Il peccato maggiore è l’idolatria. Vadano alla malora anche gli affreschi di Giotto se questa può essere una condizione per salvare anche una sola vita umana. E credo che oggi anche Francesco parlerebbe così. (testo raccolto da Marzio G. Mian)

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