Messori: il Pontefice con queste scelte ha pensato anche al suo successore

19 gennaio 1998 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

Un atto dovuto, quello compiuto ieri da Giovanni Paolo II, o una mossa strategica in vista del prossimo conclave? Cerchiamo di capirne di più parlandone con Vittorio Messori, lo scrittore che con questo Papa ha addirittura scritto un libro, Varcare la soglia della speranza. Messori, il Papa era «obbligato» a indire un nuovo concistoro? «No, formalmente non lo era affatto. Non esiste un limite minimo di cardinali». E, quindi, perché l’ha fatto? Vien subito da pensare che abbia voluto assicurarsi, per il conclave che eleggerà il suo successore, una «squadra» di cardinali in sintonia con lui. «E in parte è vero. Ad ogni nuova “infornata” di cardinali, bisogna sempre tenere presente questo aspetto. Il Papa sa che coloro che stanno per ricevere la porpora eleggeranno il suo successore. Quindi, è logico che scelga persone che condividano le sua linea». Ecco dunque che nei giornali si scorre l’elenco dei nuovi cardinali per vedere chi sono, se si tratta di «conservatori» o di «progressisti»… «E questo è un errore. Perché nella nomina dei nuovi cardinali il Papa è, in qualche modo, vincolato a certi criteri. Non può non dare la porpora, ad esempio, a coloro che guidano le grandi diocesi. E infatti, vedendo i nuovi cardinali annunciati ieri, troviamo gli arcivescovi di Genova, Palermo, Madrid, Vienna, Città di Messico…». Scelte obbligate? «Appunto. Ma è anche vero che, comunque, è stato questo stesso Papa a nominare quegli arcivescovi. Insomma, è certo che Giovanni Paolo II, come gran parte dei suoi predecessori, ha cercato di influenzare il futuro conclave: ma non l’ha fatto ieri, bensì quando scelse a chi affidare quelle diocesi». Senta, Messori. Questo Papa sembra però aver fatto qualcosa di più, rispetto ai suoi predecessori: in deroga alla norma stabilita da Paolo VI, ha aumentato il numero dei cardinali che hanno diritto di voto al conclave: da 120 a 123. «Ma anche qui non c’è nulla di strano. Vede, come diceva Carl Schmitt, la Chiesa cattolica è una sorta di miracolo sociologico. Nel senso che è la sola istituzione anche umana in cui riescono a convivere le tre forme possibili di governo: la democrazia, perché chiunque può diventare Papa; l’aristocrazia, perché il collegio cardinalizio è composto da persone che hanno diritto ufficialmente al titolo di “principi”; e la monarchia, perché il Papa giudica e non è giudicato da nessuno. Esistenza e numero dei cardinali non derivano dalle Scritture: quindi, così come Paolo VI lo aveva fissato in 120, Giovanni Paolo II lo ha portato a 123. È pienamente nel suo diritto modificare una norma di un suo predecessore». Sta di fatto che al prossimo conclave ben l’86,1 per cento degli elettori sarà scelto da Wojtyla. «Ma questo dipende dal fatto che Giovanni Paolo II è tra i papi che hanno regnato più a lungo. Ha avuto tempo e modo di nominare più cardinali rispetto a chi lo ha preceduto». Facile, dunque, aspettarsi che il futuro Papa sia un continuatore di questo pontificato ? «A viste umane, sì. Ma durante il conclave entra in gioco, e pesantemente, lo Spirito Santo. Che è imprevedibile. Prova ne sia che, ogni volta che viene eletto un Papa, nelle redazione dei giornali subentra il panico perché non si trovano biografie del neo-eletto. Chi si aspettava Roncalli o Luciani? E lo stesso Wojtyla? No, non si può leggere la storia della Chiesa con categorie solo umane. Qui, la sorpresa è all’ordine del giorno».

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