Messori: “Con il cattolicesimo alla chitarra non si va da nessuna parte”

3 settembre 1997 :: Corriere della Sera, di V. Ca.

“Con il cattolicesimo alla chitarra non si va da nessuna parte”. Vittorio Messori ascolta in silenzio, alla cornetta arrivano sospiri perplessi sull’apertura al rock del Vaticano. Poi lo studioso cattolico che esordì col libro Ipotesi su Gesù attacca un monologo. Premessa: «Io da cattolico mi pongo in una prospettiva di fede e riconosco al Papa la Grazia di stato, cioè l’assistenza che Gesù Cristo dà al Papa perché sappia dirigere la Chiesa. Se giudica opportuna quest’apertura e pensa che rientri nei suoi impegni pastorali, io rispondo come quel personaggio di Arbore: “Non capisco ma mi adeguo”. Il Papa sa cos’è più opportuno per la Chiesa di quanto non possa sapere io. Eppure confesso perplessità. Non vorrei si ricadesse nei ritardi clericali… Il prossimo anno si celebrano trent’anni dal ’68. Beh, Dylan è la quintessenza del sessantottismo». Messori prende il Dizionario dello Spettacolo e legge: «Simbolo della protesta giovanile del ’68». «Stiamo attenti all’archeologia e all’anacronismo. I preti sono in ritardo di una o due rivoluzioni: non vorrei ritrovarli in ritardo di 30 anni sul ’68». Ma Dylan può ancorare i giovani? «No. Si situa in una strategia pastorale del giovanilismo per cui bisogna catturare l’attenzione ad ogni costo. Con un cattolicesimo alla chitarra non si catturano i giovani. Di dee jay ne abbiamo troppi, di Papa uno solo». Va giù duro… «Ma i giovani hanno bisogno del silenzio dei monasteri, di valori come il sacrificio, la rinuncia, l’impegno. Dove ci ha portato We Shall Overcome?». Dove? «Beh, la generazione del ’68 è quella craxiana, la più egoista e tangentara. Mi chiedo se trasformare il Congresso eucaristico in una discoteca possa servire a costruire il regno di Dio». Il rock divide la Chiesa. «Un fatto storico» dice il cardinale Ersilio Tonini. Una serata in cui si cercherà di coniugare spontaneità (gli interventi del Papa, le domande dei giovani) e ritualità. «Il rock intelligente tocca momenti di alta poesia e spiritualità» dice monsignor Vecchi motore della serata. «Non sarà tanto un concerto importante con la presenza del Papa a dare solennità -aggiunge il cardinal Tonini-, qui al centro c’è la musica come veicolo, momento in cui il mondo giovanile esprime e partecipa alla Storia e all’attualità più stretta. Se pensiamo al movimento dei diritti civili dei neri d’America, che si è imposto attraverso gli spiritual, c’è da chiedersi se la musica può assurgere a questa dignità, trovare ispirazione dentro la realtà, i grandi eventi». Un modo per recuperare i giovani ai valori spirituali? «Certamente».

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