Messori: cattolici, basta utopie interventiste

8 aprile 1997 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

Benché non sospettabile di simpatie cattocomuniste, lo scrittore Vittorio Messori è contrario all’intervento in Albania. Anche se il Papa -e proprio questo Papa, che con lui ha voluto scrivere il suo unico libro, Varcare la soglia della speranza- domenica ha detto che «l’intervento è necessario». Messori, perché «no» all’invio di truppe? «Perché questa ossessione di fare sempre e ovunque i “pompieri” è tipica dell’utopismo illuminista, che vorrebbe un mondo sempre in pace. Mi meraviglia che contagi persone che dovrebbero credere nel peccato originale». Si riferisce al Papa? «Ma no, il Papa non l’ha nemmeno nominata, l’Albania. Però è indubbio che oggi tanto mondo cattolico si sia convertito a questa ingenua utopia, secondo cui la storia non sarebbe altro che un continuo cammino verso il Bene. Si dimentica che proprio Gesù ci ha detto che i poveri e le guerre li avremo sempre con noi. Quando sento certi uomini di Chiesa che dicono che “il mondo non è ancora in pace”, che “non c’è ancora giustizia”, trovo che stiano bestemmiando. È la negazione della croce di Cristo». Bisogna rassegnarsi, di fronte al Male? «Non è questione di rassegnarsi, è questione di recuperare la virtù cristiana del realismo. Un realismo che porta a non cadere nella trappola diabolica di voler realizzare il paradiso in terra». D’accordo, ma il cristiano non può esimersi dall’aiutare i fratelli che soffrono. «Certo. Ma aiutare non vuol dire cercare di imporre con la forza la pace a chi non ha nessuna voglia di deporre le armi. Lasciamo perdere i ragionamenti astratti, e guardiamo all’esperienza, ai fatti. In Somalia l’intervento esterno ha peggiorato la situazione. E in Libano? È forse servito? E in Bosnia? La verità è che la storia, come il corpo umano, ha i suoi ritmi, e deve fare il suo corso. Insomma, la crisi albanese deve decantare, non si può bloccare una situazione che è arrivata a un punto di rottura». Si vorrebbero solo evitare degenerazioni, no? «No, si vorrebbe -e questo è assurdo- che ogni angolo del mondo avesse lo stesso sistema politico, naturalmente un sistema politically correct. Ma ogni Paese ha la propria storia, e ogni popolo la propria vocazione. Non si può pretendere che l’Albania sia come la Svizzera. E che il Parlamento di Tirana sia uguale a quello di Londra». Insomma, l’intervento sarebbe una medicina peggiore della malattia? «Io penso di sì. Penso che non si aiuti nessuno con il buonismo e con la demagogia. La prima carità è la verità. E la verità è che l’Albania, oggi, non soffre per un terremoto o per una carestia, ma soffre perché la gente vuole, ripeto, vuole spaccare tutto perché è svanito il sogno di arricchirsi senza fatica con i soldi delle finanziarie mafiose. Non c’è alcuna guerra civile, non c’è una fazione contro un’altra. C’è un’esplosione di violenza che un intervento esterno può solo moltiplicare». Si ritrova d’accordo con Bertinotti, dunque? «Ma neanche per sogno. Sia chiara una cosa: il mio “no” all’intervento non ha nulla a che fare con le posizioni ciniche e ipocrite di un Bertinotti». Perché «ciniche»? «Ciniche perché, come al solito, i comunisti hanno a cuore l’ideologia, e se ne infischiano dell’uomo. Così, hanno tutto l’interesse a far proseguire i disordini, per poter sostenere che il “capitalismo”, come loro ancora lo chiamano, ha fallito, e che in Albania si stava meglio quando c’era il comunismo». E perché «ipocrite»? «Perché tentano una vergognosa rimozione delle loro responsabilità. Continuano a citare, come cause del disastro albanese, il ’39, cioè l’invasione italiana, e l’89, ossia l’inizio dell’illusione di entrare nel novero dei benestanti occidentali. Capito? Il ’39 e l’89! Dei cinquant’anni di comunismo che hanno fatto terra bruciata non parlano! Danno la colpa a Mussolini e alle televisioni di Berlusconi, e non citano Enver Hoxha». Enver Hoxha, l’uomo che fece scrivere nella Costituzione che Dio non esiste. «Già, unico Stato al mondo ad averlo fatto. Questa è la verità: se l’Albania oggi è così ridotta, è anche perché si è cercato in ogni modo di strappare al suo popolo ogni possibilità di trascendenza. È l’ennesima prova che la morte di Dio significa sempre anche la morte dell’uomo». E la «variante» proposta dalla Lega? «Renderebbe ancora più grottesco l’intervento».

© Corriere della Sera

1 commento
  1. Bobbyreind
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