Messori: all’inizio fu peccato

16 aprile 1996 :: Corriere della Sera, di Costantino Muscau

Da attentato alla «razza» ebraica, a «frode» verso Dio. Da spauracchio per migliaia di bambini chiamati alla castità nelle tetre mura di seminari o conventi, a momento di negazione dell’amore a due. Viene da molto lontano la «maledizione» che ha oppresso «il turbarsi con la mano, significato preciso di masturbazione», come ricorda lo scrittore cattolico Vittorio Messori. Il primo masturbatore sarebbe stato infatti (vedi Genesi 38, 2-4) il biblico Onan, punito addirittura con la morte dal Signore perché sparse il suo seme per terra invece che fecondare la sposa Thamar. Spiega Vittorio Messori: «Il peccato di Onan è stato considerato gravissimo, nella prospettiva dell’Antico Testamento, perché Israele ha sempre avuto una preoccupazione demografica: quella di accrescere una popolazione ritenuta insufficiente. Onan, quindi, condannabile non per ragioni moralistiche quanto per aver attentato all’etnia: commetteva un atto di egoismo verso il popolo. Inoltre ogni gravidanza era vista come una benedizione perché poteva portare il Messia. E quindi sprecare il seme era gettare al vento una possibilità salvifica. «Nella morale cristiana – prosegue Messori – perduta la prospettiva biblica, è rimasto il convincimento che l’atto sessuale deve essere riproduttivo. La condanna dell’onanismo nasce perciò dal fatto, come sostiene San Tommaso, che è una frode: più che un peccato “morale” è una sorta di inganno verso Dio nel senso che i genitali, donati all’uomo per procreare, “spargendo il seme fuori dal vaso femminile”, ingannano il Creatore». Per la verità non è stato solo San Tommaso a puntare l’indice contro i «peccatori solitari». I Padri della Chiesa (da Tertulliano ad Agostino), influenzati anche dalle correnti di pensiero del loro tempo, rigidissime in tema di piacere sessuale tanto da rasentare la sessuofobia, arrivarono a considerare come gravissimo peccato perfino la polluzione notturna involontaria… Poi, per tutto il Medioevo i libri penitenziali fecero da codice per i confessori incaricati di distribuire penitenze ai masturbatori: quattro anni di preghiere, elemosina e digiuno all’adulto, due all’adolescente, 5 al prete, 3 al chierico. Fino a che Leone IX (1002-1054) ne parlò ufficialmente per la prima volta: «Le persone che si danno alla masturbazione non dovrebbero essere ammesse agli ordini sacri». Commenta Vittorio Messori: «La masturbazione è stata caricata di significati moralistici e sottoposta a una sorta di iperattenzione anche perché la Chiesa cattolica ha dovuto fronteggiare il problema di migliaia di ragazzi, in età puberale o prepuberale, portati nei conventi e nei seminari a diventare sacerdoti o religiosi e vivere quindi la castità». Insomma un’accentuazione quasi ossessiva legata alla «organizzazione del celibato» di legioni di poveri ragazzini chiamati a sublimare i loro istinti sessuali. Molti secoli dopo Leone IX, Pio XII ribadì nell’enciclica «Educazione cristiana della gioventù»: «Respingiamo come erronea l’affermazione di coloro che sostengono che le cadute morali del periodo adolescenziale sono inevitabili..». Chissà che cosa direbbe oggi papa Pacelli se leggesse le affermazioni «sponsorizzate» dai Paolini…

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